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Lo strano caso di Amelia Frascaroli

Oggi su Repubblica Bologna è uscito un mio editoriale, col titolo «Amelia, l’anomalia di essere scomoda».

Bologna fra look anti-velina, nostalgia e flash mob

Ieri su Repubblica Bologna è uscito questo mio editoriale sull’immagine dei candidati alle primarie del centrosinistra bolognese:

È interessante osservare i candidati alle primarie del centrosinistra bolognese mentre si scaldano ai blocchi di partenza, perché in questa fase i loro programmi sono in gran parte ancora indefiniti. Focalizzare subito la loro immagine significa allora capire con quale dote iniziale si presentano alla città, quali stereotipi li accompagnano, quali vantaggi e svantaggi comportano. Il che permetterà, poi, di verificare come gestiranno questo capitale di partenza.

Amelia Frascaroli è la novità comunicativa più interessante. Mentre tutti si affannano a togliersi gli anni, lei fa di tutto per apparire più anziana: ostenta rughe e capelli candidi, si veste comoda e gioca con lo stereotipo della nonna, che è buona e cara ma, quando vuole, sferzante. Mentre gli altri urlano e litigano, lei sorride, parla a voce bassa e preferisce i toni dell’understatement e dell’autoironia.

Amelia Frascaroli

Inoltre viene dal mondo dell’accoglienza e della solidarietà sociale, e si è inventata una metafora della sua provenienza accogliendo tutti ogni giorno a casa sua, a farle proposte ed esporle problemi davanti a un tè. Insomma perfino nel nome Amelia fa appello alla nostalgia per la Bologna dei nonni, quella in cui partecipare non era uno slogan, ma una pratica quotidiana nelle piazze e nei quartieri. Date le delusioni della politica odierna, questa nostalgia potrebbe piacere a molti, ed è questa la sua forza maggiore. Viceversa, troppa mitezza potrebbe essere recessiva, potrebbe perdersi nel frastuono che la circonda, ed è questo il suo rischio principale.

In apparenza l’immagine di Virginio Merola è diametralmente opposta, perché pare un ragazzone mai cresciuto. In realtà anche lui fa appello alla nostalgia, ma di un altro tipo: quella del PCI dei tempi andati. Veste un po’ come i compagni di una volta, con il maglioncino a v, la giacca e cravatta rossa e, ora che è inverno, il montgomery d’ordinanza. Lo ricordiamo nelle primarie scorse, quando appariva sempre circondato da giovani, sempre a casa di qualche Stefano, Giuseppe, Claudia, a discutere come fosse un’assemblea anni settanta.

Virginio Merola con ricercatore

E anche oggi, con la proposta di accogliere in consiglio comunale gli studenti medi e universitari, l’attenzione ai giovani è rilanciata. Il che può funzionare, in una città stanca della politica di palazzo. Ma bisognerà poi vedere come Merola ci farà dimenticare la rissosità da cui la sua candidatura è emersa, la vicinanza a un Pd screditato e il passato nella giunta Cofferati, che certo non si distinse per empatia coi cittadini.

Infine c’è Benedetto Zacchiroli, che di nostalgico non ha nulla, anzi: si presenta come un giovane manager rampante e, con la mossa iniziale del «candidato no Cev», ha strizzato l’occhio pure al marketing non convenzionale, quello dei flash mob e dello stupore a tutti i costi. Una volta svelatosi, ha lanciato lo slogan «Sono io che», si è precipitato sul web con un sito e un blog, e si è preso Lucio Dalla come testimonial, applicando altre regole di base.

Benedetto Zacchiroli

Il problema è che il marketing in sé funziona per tutto e niente, dallo yogurt alla politica: per avere successo occorre saperlo adattare al prodotto che si vuole vendere e al contesto in cui lo si vuole vendere. Ma per ora Zacchiroli appare un po’ troppo generico e autoreferenziale («Sono io che»), un po’ troppo lontano da una città che ha fame di attenzione e interlocuzione autentiche. Dovrà infine anche lui – come Merola – farci dimenticare di aver lavorato con Cofferati. Staremo a vedere.

L’immagine di Amelia Frascaroli

Ieri sera ero a sentire l’intervento di Nichi Vendola a sostegno della candidata alle primarie del centrosinistra bolognese Amelia Frascaroli. Volevo immergermi, oltre che ascoltare e vedere.

Gli spazi del cinema Nuovo Nosadella erano stracolmi (ieri gli organizzatori hanno detto 1200 persone, oggi i giornali 2000): moltissimi studenti («Salve prof!»), tantissime donne e uomini di tutte le età. La maggioranza era lì per Vendola, mica per Amelia Frascaroli, come lei stessa ha umilmente riconosciuto, salutando e ringraziando il pubblico.

Io invece ero lì per lei: i discorsi di Vendola li conosco bene, e da un po’, purtroppo, non mi riservano novità.

Mi incuriosisce l’immagine femminile di Amelia Frascaroli: capelli candidi, rughe evidenti, abbigliamento casalingo, quasi dimesso. È nata solo nel 1954, ma fa di tutto per sembrare più anziana e gioca con lo stereotipo della nonna (dolce e buona, ma quando ci vuole sferzante), mentre le sue coetanee stantuffano per sembrare più giovani.

Un ribaltamento mica da poco, no? Guarda qui (clic per ingrandire):

Amelia Frascaroli 1 Amelia Frascaroli 2 Amelia Frascaroli 3

Comincia il discorso dicendo di aver bisogno di leggerlo, data l’emozione, e degli occhiali, sennò non ci vede (uhm, ammette le debolezze e ci gioca… bene! ). Poi racconta due storie (uso spontaneo o consapevole dello storytelling, bene! ), con l’aria della nonna, appunto, che ti racconta la favola prima di dormire. Il tono è mite, l’understatement continuo, ma gli occhi azzurri ammiccano spesso alla telecamera (bene! ), e tutto il discorso è accompagnato da battute ironiche – alcune taglienti – sul Pd, su ciò che i media dicono di lei, sui problemi di Bologna e sulla sua stessa candidatura (è pure autoironica, bene! ). (Trovi QUI il testo del discorso).

Nel perbenismo e salottismo bolognese, un’aliena. Una mina vagante. Che Bologna sia pronta ad accoglierla?

Stavo ancora crogiolandomi in questa domanda, stavo già pensando che la «forza mite» di Amelia, come l’ha chiamata Vendola, possa forse risanare quella frattura fra società civile e politica che il Pd ha creato a Bologna, quando, sulla via del ritorno, inciampo in una studentessa – bolognese, di buona famiglia – che mi fa:

«Ha visto Vendola, prof. Figo, eh?»
«Eh.»
«Quando parla è magico, una resta a bocca aperta, vero prof?»
«Mah. E la Frascaroli?»
«Un disastro prof. Dài una non può leggere il discorso: Vendola non legge. E poi, ha visto prof, come va in giro vestita? Dài, una non si può presentare a quel modo…».

Umpf. 😦