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Milano, Italia: meglio aspettare, per cantar vittoria

Credo che sulle amministrative di Milano – e sul fatto che siano l’inizio della fine del berlusconismo – il centrosinistra italiano farebbe meglio a non cantar vittoria con voce troppo alta.

Per due ragioni:

  1. Più la voce di fa squillante, più gli avversari si allarmano, e più in fretta – e meglio – si adoperano per riorganizzare le truppe, in modo da non perdere al ballottaggio («Non perdiamo – ripete Bossi  – non perdiamo»).
  2. Martedì scorso a Ballarò Nando Pagnoncelli di Ipsos Italia ha mostrato un cartello (su cui nessuno si è soffermato) da cui appare chiaramente quanto gli italiani siano cauti su questo punto. Alla domanda «Cosa accadrà dopo questa tornata elettorale?» il campione statistico di Ipsos Italia ha risposto così (clic per ingrandire):

Dopo questa tornata elettorale...

La somma di coloro che hanno detto «Non cambia nulla» e «Berlusconi deve ripartire con un profondo rinnovamento» (che comunque implica che lui resti) è ben il 56% del campione.

E se questa cautela si traducesse in voto al ballottaggio?

PS: il sondaggio – come tutti quelli che Ipsos Italia fa per Ballarò – è stato condotto con metodologia CATI su un campione nazionale casuale secondo genere, età, livello di scolarità, area geografica di residenza e dimensione del comune di residenza, per un numero complessivo di 1000 interviste telefoniche su popolazione italiana maggiorenne.

L’emozione (mostrata e nascosta) di due sindaci neoeletti: Fassino vs. Merola

Ieri sera ho partecipato alla lunga maratona elettorale di Bologna, come ospite del direttore Francesco Spada nello studio di È tv. Il discorso di Merola, poco prima delle 3 di notte, è stato piuttosto convenzionale, se non per la menzione all’«avarizia» dei grillini, che hanno ottenuto quasi il 10% dei voti e festeggiato in piazza, tenendosi ben lontani dal Pd:

«Abbiamo vinto al primo turno – ha detto Merola – malgrado non sia mancata quella che avevo definito l’avarizia del Movimento 5 Stelle, che anche stasera ha festeggiato da solo, ma io insisterò per strappargli un po’ di generosità. […] A costo di sembrare ingenuo, insisterò per un confronto leale sui programmi e una convergenza sui problemi sia con il centrodestra sia con il Movimento 5 Stelle».

Mi ha colpita, del discorso di Merola, la neutralità emotiva: pochi sorrisi e, come al solito, eloquio lento e monotono. Merola è noto per la facilità con cui si emoziona, per cui immagino abbia fatto di tutto per controllarsi, in un contesto in cui la stanchezza poteva giocargli un brutto tiro. Eppure, in questo caso gli avrei consigliato di lasciarsi andare.

Qualche lacrima, nel discorso della vittoria, cattura simpatie, scalda i cuori e scioglie la tensione di tutti. Perché controllarsi?

Piero Fassino a Torino, per esempio, non si è preoccupato di nascondere la commozione e ha pure incluso un ringraziamento alla moglie Anna.

Risultato: Fassino faceva tenerezza, Merola è apparso freddino.

Il discorso di Fassino:

Il discorso di Merola:

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