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Ma per fare comunicazione politica non bastano un logo, due colori e uno slogan

Oggi su Repubblica Bologna è uscito questo mio articolo, col titolo «Merola contorto, Aldrovandi generico. Gli slogan dei candidati non fanno centro». Lo riporto anche qui, perché le considerazioni sui candidati sindaco bolognesi valgono per molti altri politici in Italia, che intendono la comunicazione come superficie estetica, belletto.

MEROLA CONTORTO, ALDROVANDI GENERICO. GLI SLOGAN DEI CANDIDATI SINDACO NON FANNO CENTRO

Con la primavera in arrivo e le margherite nei prati, anche le prime affissioni dei candidati sindaco fanno capolino in città. Ma per chi si occupa di comunicazione non c’è nulla di cui rallegrarsi – a parte le pratoline – perché la situazione è chiara subito: niente da fare, anche stavolta i politici bolognesi dimostreranno di non saper comunicare.

Ci provano, è chiaro che ci provano: scelgono un grafico, un consulente, un’agenzia, chiamano i più stretti collaboratori, li chiudono in una stanza dove loro stessi, magari, passano qualche ora, e tutti assieme cercano di produrre un logo, scegliere due colori, inventarsi uno slogan. Perché «il logo e lo slogan ci vogliono», qualcuno deve avergli spiegato, e «ci vuole pure un bell’accostamento di colori». Ecco allora i risultati.

Che il logo di Virginio Merola ricalcasse la stella di Virgin Radio, l’hanno visto tutti già nelle primarie. Che un candidato sindaco c’entri poco con una radio è stato pure notato. Perché Merola è rock, ha risposto lo staff. Ah già, l’idea era consolidare l’immagine di Merola nell’area semantica e valoriale del giovanilismo in cui da sempre si colloca: un sindaco che «pensa giovane». Peccato che la stella – rossa su fondo nero per Virgin Radio, rossa su bianco per Virginio Sindaco – sapesse anche di bibite San Pellegrino. Vuol dire che Merola è buono come l’aranciata? Forse. Ma ora che la stella è blu? Viene in mente anche quella dello sceriffo: pessima associazione, perché Merola fu assessore con Cofferati, da molti detto «sceriffo» (foto Eikon Studio, Bologna: clic per ingrandire):

Affissioni Merola

E che dire dello slogan «Se vi va tutto bene, io non vado bene», con il «non» marcato? Come minimo è contorto, perché contiene una subordinata condizionale (se…) e una negazione nella frase principale. Il contrario di quello che bisogna fare quando si pensa uno slogan, che deve essere semplicissimo, diretto. In più, la negazione rischia di ritorcersi contro il candidato: dopo il crampo mentale, è facile resti in mente che Merola «non» va bene, punto e basta.

Ma neppure con le prime affissioni di Stefano Aldrovandi siamo messi meglio. Un poster diviso in due: a sinistra un rettangolo bianco, con sopra scritto «O così», a destra un rettangolo più grande, che contiene una foto in bianco e nero del volto sorridente di Aldrovandi, con sovraimpressa la scritta arancione «O Aldrovandi» (foto Eikon Studio, Bologna: clic per ingrandire):

Affissioni Aldrovandi

Viene in mente il celeberrimo «O così o Pomì»: significa che Aldrovandi è cremoso come una passata di pomodoro? Certo che no, credo che il suo staff avesse in mente qualcosa del genere: o il nulla, l’anonimato di un fondo bianco, o il pieno del volto e nome di Stefano Aldovrandi. Un pieno che è per giunta colorato di arancione. Peccato che l’arancione fu il colore della campagna di Flavio Delbono. E che al vuoto del fondo bianco non si opponga nessun contenuto.

Il vuoto, appunto, è ciò che accomuna le immagini e gli slogan dei due candidati, che sono giochetti fine a se stessi, per nulla collegati alla storia personale e al programma dei candidati. Un vuoto che deriva da un’idea sbagliata della comunicazione politica, come se fosse solo un obbligo estetico, o peggio, cosmetico.

Nessuno ha spiegato loro che comunicare è entrare in relazione con gli altri. Mettersi nei panni degli altri. E che gli altri, nel caso della comunicazione politica, sono i cittadini e le cittadine che li voteranno. Ai quali i giochetti non bastano.

 

Le primarie del Pd a Bologna… e sul Web

QUANDO E COME

Domani 13 e dopodomani 14 si potrà votare a Bologna per il candidato sindaco del Pd alle prossime amministrative. Possono votare i residenti a Bologna che abbiano compiuto 16 anni e i cittadini stranieri, comunitari e non, purché in possesso di regolare visto e permesso di soggiorno. Se non sei residente, dunque, puoi votare solo se sei iscritto a un circolo bolognese del Pd o hai già votato a Bologna per le primarie del 14 ottobre 2007.

Chi si presenterà al voto dovrà versare un contributo di 2 euro e firmare una dichiarazione in cui, oltre ad autorizzare il trattamento dei dati personali, «s’impegna a sostenere alle prossime elezioni amministrative il candidato che uscirà vincente da questa consultazione».

I candidati sono, in ordine di apparizione sulla scheda elettorale (dicono per sorteggio): Flavio Delbono, Maurizio Cevenini, Andrea Forlani, Virginio Merola.

Parte favorito fin dall’inizio Flavio Delbono, inneggiato e sostenuto dagli apparati di partito (assessore al bilancio del Comune di Bologna dal 1995 al 1999, assessore regionale alle finanze nel 2000 e vicepresidente della Regione dal 2003, riconfermato in queste ultime cariche nel 2005).

Non a caso, un sondaggio della Dmt Telemarketing su un campione di 1.055 bolognesi, diffuso tre giorni fa dall’emittente televisiva 7Gold, conferma i pronostici di partenza: Delbono risulta in nettissimo vantaggio, con il 59,62% dei voti, ed è seguito, a grande distanza, da Cevenini con il 19,23%, Merola con il 13,46% e Forlani con il 7,69%.

COME COMUNICANO SUL WEB I CANDIDATI?

Un giornalista di 7Gold mi ha chiesto di esprimere un parere su come questi candidati usano Internet per comunicare. A un giorno dal voto, dopo aver esaminato i loro siti per qualche settimana, posso dare una risposta unica: tutti e quattro usano Internet più che altro perché “si deve farlo” – specie dopo Obama – per apparire giovani, nuovi, alla moda.

Ma i loro siti sono:

(1) troppo istituzionale e dunque freddo quello di Delbono;

(2) inutilmente ammiccante (specie in certi video), per quanto semplice e ben organizzato, quello di Forlani;

(3) talmente arretrato rispetto agli attuali standard di comunicazione web da far quasi tenerezza quello di Cevenini.

(4) Solo il sito di Merola, seppure non innovativo e a tratti ingenuo, mi sembra oggi – ma solo dal 20 novembre, come vedremo – più adeguato degli altri rispetto agli obiettivi minimi che siti come questi dovrebbero prefiggersi: integrare con informazioni utili la comunicazione off line dei candidati e fornire un archivio ben organizzato e facilmente consultabile di queste informazioni (testi, immagini, video).

BLOG

Solo Delbono e Merola hanno un blog: si chiamano Delbono Vox (che fa tanto “gggiovane”) e Bologna cambia faccia (si noti la retorica della faccia di cui abbiamo detto QUI). In entrambi i casi riportano notizie di appuntamenti col candidato, resoconti di eventi, commenti ufficiali, stralci di programma.

Delbono ha aperto il blog il 22 ottobre e non lo aggiorna in modo assiduo: ha postato in ottobre solo 3 volte, in novembre 11, in dicembre 7. Merola ha aperto l’8 luglio, postando 1 sola volta in quel mese, poi 2 volte in settembre, 10 in ottobre, 14 volte in novembre, prima di incorporarlo, il 20 novembre, nel sito Bologna cambia faccia.

Da quel giorno, il blog di Merola è migliorato: buona l’integrazione con le pagine statiche, quasi quotidiano l’aggiornamentto dei post, più leggera e fruibile l’impaginazione (frequenti a capo e interlinee doppie, pagine ariose, parole chiave in grassetto).

Nel complesso, tuttavia, dietro a questi blog non si sente la persona. Infatti i cittadini non vi partecipano e i blog restano spesso senza commenti o ne ottengono pochissimi: 1, 2 o 3 commenti, solo eccezionalmente qualcuno in più (ne ho contati al massimo 8 in un post di Merola). Laddove invece, quando ad esempio Repubblica Bologna riporta interviste ai candidati, i commenti – spesso polemici – fioccano a centinaia (vedi ad esempio QUI).

FACEBOOK

A quanto pare, i candidati godono di maggiore successo su Facebook, dove tutti hanno aperto un profilo personale: qui il numero dei loro amici cresce di ora in ora e si attesta, mentre scrivo, a 1214 per Delbono, seguito  da Merola con 1138, Cevenini con 602, Forlani con 529 (qualche giorno fa la classifica vedeva Forlani al penultimo e Cevenini all’ultimo posto).

Ma cosa vogliono dire gli amici su Facebook? Non maggiore o minore vicinanza dei candidati ai cittadini. Casomai, maggiore o minore familiarità con Facebook dei volontari che sostengono questi candidati. D’altra parte, è molto più facile animare un profilo su Facebook che rendere credibile un blog, specie se si usano gli stessi testi, immagini e video nei due ambienti.

Fra l’altro, ciò che in un blog è lungo, noioso o vacuo, su Facebook deve per forza essere eliminato o abbreviato, col che sparisce il difetto più comune. Inoltre Facebook è un mezzo molto più agile per dare informazioni sugli appuntamenti e appendere foto e video quando gli eventi sono passati: soprattutto alle immagini gli utenti non negheranno una sbirciatina, data il voyerismo imperante su Facebook.

YOUTUBE

Tutti i candidati tranne Maurizio Cevenini hanno aperto un canale su YouTube. Nel caso di Cevenini, un suo (suppongo) sostenitore si è preoccupato di rendere disponibili alcune riprese amatoriali di eventi cui il candidato partecipa.

I video migliori? Sicuramente quelli di Virginio Merola: sono brevi e preceduti da una sigla, hanno un commento musicale, un montaggio gradevole e persino un filo di regia.

I video peggiori? Sicuramente quelli di Delbono: spesso sono soltanto riprese buie, e con pessimo audio, degli eventi a cui il candidato prende parte. Anche il video cha sta in homepage su www.flaviodelbono.it, in cui Delbono presenta la sua candidatura, è privo di regia e montaggio, e il candidato vi appare rigido e monotono.

In generale il problema di questi video è che mostrano in modo impietoso i difetti che i candidati hanno quando parlano in pubblico. E, purtroppo per loro, questi difetti sono davvero molti. (Ne parleremo più avanti.)

Unica eccezione è l’ultimo video di Forlani, costruito per essere irriverente e fuori dagli schemi, con tanto di risatine da sit-com americana. Nel complesso il video suscita simpatia (a parte qualche battuta un po’ da “spirito di patata”), ma temo che sarà un boomerang per il candidato.

Chi mai voterebbe seriamente (cioè non per protesta) un candidato che si presenta così?