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Bologna. La gioia (?) di Delbono

A Bologna Flavio Delbono, candidato sindaco del Pd, ha vinto al ballottaggio con il 60.7% dei consensi. Il suo rivale Alfredo Cazzola, sostenuto dal Pdl, si è fermato al 39.2%.

A Bologna il Pd è andato meglio che a Firenze (dove Renzi ha vinto con il 59,9%), meglio che a Ferrara (dove Tagliani ha vinto con il 56,82%) e Bari (dove Emiliano ha vinto con il 59,8%).

Buona anche l’affluenza alle urne: il 62,2% a Bologna, di poco superata da Ferrara, con il 62,45%, ma sopra Firenze, ferma al 58,92%, e Bari, al 60,02%.

C’è da stare allegri insomma, specie se si considera la disfatta del Pd sul fronte europeo. Non a caso Repubblica ha intitolato «La gioia di Delbono» le prime parole che il sindaco neoeletto ha rivolto ai cittadini.

Ma a guardare il video gela la schiena: parole lette su un foglio, sguardo basso, faccia scura e mai sorridente. Roba che fa rimpiangere la ben nota freddezza di Cofferati.

Vale la pena ricordare che gli studi sulla comunicazione non verbale mostrano che, nel caso di contraddizioni fra ciò che una persona dice e ciò che manifesta con la faccia e il corpo, gli interlocutori credono molto più alla faccia e al corpo che alle parole. Pare addirittura che i segnali non verbali abbiano in questo senso una efficacia 5 volte superiore a quella del linguaggio verbale.

Spero sia stata l’emozione. O l’amarezza degli ultimi giorni di campagna elettorale – come lo stesso Delbono dice – con il gossip e le allusioni pesanti sulla sua vita personale.

Ma così non si parla ai cittadini che ti hanno appena eletto. Così non si festeggia.

Bologna, la sinistra, i giovani

Ieri su Repubblica Bologna è uscito – un po’ scorciato per ragioni di spazio – questo mio articolo, col titolo «Diteci anche cosa la sinistra intende fare per gli studenti»:

Condivido la domanda che Grazia Verasani ha fatto su queste pagine qualche giorno fa: «Perché i politici di sinistra non parlano di cultura?».  Condivido i suoi dubbi e la sua amarezza. Ho letto con attenzione la riposta di Andrea De Maria, ma resto perplessa: mi è parsa più descrittiva del passato che propositiva per il futuro. Staremo a vedere.

Alla domanda di Verasani aggiungo questa: «Perché i politici di sinistra non parlano di studenti?». Attenzione però: è una domanda datata, cioè non riguarda solo queste elezioni, ma mi frulla in testa da almeno dieci anni. E purtroppo mi frulla pure la risposta: «Perché la maggior parte di loro non votano».

Ecco il punto: da anni fra la città e gli studenti c’è un muro. O meglio, alla città gli studenti vanno bene finché pagano affitti salati e consumano piadine, pizze e birra nei pub e nelle osterie. Per il resto, i bolognesi tendono sempre più a guardarli con sospetto e fastidio, associandoli al degrado del centro storico, al disordine e al chiasso notturno. Retorica da docente universitaria? No, economia.

Una ricerca svolta in Ateneo circa un anno fa mostrava che, per mantenersi a Bologna, un fuorisede spende in media più di 1000 euro al mese, di cui oltre 600 se ne vanno in vitto, alloggio e spostamenti per e dentro Bologna. Rispetto al 1998 la spesa era cresciuta del 57%, oltre il doppio dell’inflazione. Nell’ultimo anno è arrivata la crisi e gli affitti sono un po’ calati, dicono le agenzie immobiliari (nulla si sa del nero). Ma con la crisi è diminuita pure la capacità di spesa delle famiglie, e la sostanza oggi non cambia.

Risultato: un calo costante di immatricolazioni che risale – se la memoria non mi tradisce – ai primi anni 2000. Certo, è ingiusto responsabilizzare solo la città: anche l’università deve fare autocritica, e infatti alcune discussioni fra i candidati rettore di questi giorni vertono su questo tema.

Ma perché vorrei che anche i candidati sindaco parlassero di studenti? Perché – lo dice la parola stessa – «studiano», cioè consumano, trasformano, producono cultura: come si fa a non pensare a loro quando si parla (se si parla, come chiede Verasani) di cultura? Inoltre gli studenti che arrivano a Bologna da altre città, italiane o straniere, portano idee e prospettive diverse, che la città dovrebbe sapere accogliere e valorizzare al massimo, per rinnovare le proprie. Infine gli studenti sono al momento la risorsa più preziosa che Bologna ha sotto mano per contrastare l’invecchiamento intellettuale, oltre che anagrafico, della sua popolazione.

E poi diciamola tutta: trascurare gli studenti solo «perché non votano» è doppiamente miope. Innanzi tutto, molti potrebbero prima o poi prendere la residenza (una volta lo si faceva spesso, ma oggi?) e diventare elettori. L’attenzione per gli studenti può dunque essere remunerativa a medio e lungo termine; la disattenzione, penalizzante. In secondo luogo, molti studenti sono già bolognesi. Come si catturano i loro voti? E quelli dei loro amici che studiano altrove e votano a Bologna?

Insomma, la disattenzione per gli studenti è sintomatica di una più generale – e grave – disattenzione per i giovani. Inutile ribadire che una città che non punti sui giovani non guarda al futuro. E allora riformulo la domanda: «Cosa propongono i politici di sinistra ai giovani di questa città?».

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NB: trovi QUI una sintesi dell’indagine socio-economica di cui ho parlato.

Bologna e i suoi studenti

Da anni c’è un muro fra Bologna e i suoi studenti. Finché pagano affitti salati (meglio se in nero), birre e piadine al bar, va tutto bene. Ma i bolognesi tendono a guardarli con sospetto, ad associarli a degrado, chiasso, disordine. E se fai un giro per locali, la sera, scopri che gli studenti frequentano posti diversi dai coetanei residenti.

Con questo problema ha fatto i conti Miguel Sal, quando ha deciso di inserire i giovani nella campagna di Flavio Delbono per le amministrative. Doveva dare un’immagine positiva, contrastare i pregiudizi.

Ecco allora un improbabile bacio in piazza Santo Stefano. Perché improbabile? I due ragazzi sono abbigliati come una coppia anni Cinquanta, e guardali bene: gli scappa da ridere. Inoltre, vogliamo dire che le «buone relazioni» sono solo quelle fra coppie eterosessuali? E gli omosessuali? Le diverse razze, etnie?

Poi ci sono i neolaureati con la corona d’alloro: sembrano usciti da una pubblicità del CEPU. Povera università. Colpa del pubblicitario? Ma no, Miguel Sal ha fatto benissimo a rappresentarli così. Non aveva altra strada.

È la rappresentazione dorata e lontana dal mondo che i bolognesi hanno in testa quando pensano ai loro figli: «bravi ragazzi» che non hanno nulla a che fare (per carità!) con il chiasso e il degrado.

Vedrai, agli elettori benpensanti piacerà.

Bacio

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