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Vu Cumprà: dottori o non dottori, sempre rompono?

Mohamed Malih è nato a Casablanca, vive a Senigallia e cura il blog Stracomunitari. Pensieri spettinati di un’identità in divenire.

Due giorni fa mi segnala l’ultimo spot di Amref, che commenta così:

«Sempre più spesso ci si imbatte in immigrati che fanno lavori umili, ma che a sentirli in realtà sono dei gran dottori. Mah. Sarà vero? O almeno: sarà sempre vero? Che sia ora di modificare il famoso detto che vuole i padovani gran dottori mettendoci immigrati gran dottori?

Nella sua ultima campagna di raccolta fondi, l’Amref ripropone un caso classico della situazione sopra descritta.

A mio avviso i creativi potevano spremersi meglio le meningi. Penso che in occasione di campagne simili, anche per il nobile scopo che si prefiggono, il parere di un mediatore interculturale potrebbe essere opportuno più che mai.

In buona fede si è usato, più che un dato di fatto, un cliché: “l’immigrato gran dottore”. Il risultato è che lo spettatore medio, più che essere invogliato a mettere mano al portafogli, riceve altro materiale per rafforzare i suoi cliché. E l’impressione che ne ricava è che i “vu cumprà” ora “rompono i coglioni” anche direttamente dal piccolo schermo.»

Insomma i Vu Cumprà rompono le scatole sempre. Anche quando sono laureati. Anche quando il simpaticone dello spot li tratta con paternalismo e condiscendenza, scherzandoci sopra, e perciò ti stanno talmente simpatici che te li vorresti abbracciare. Paternalismo, appunto. E alla fine, l’invito a versare soldi per rispedirli al loro paese sembra rivolto a chi non li sopporta ma si vuole lavare la coscienza.

Come se Amref si fosse rassegnata: gli italiani sono fatti così, inutile ogni sforzo di cambiarli. Tanto vale, allora, fare leva sulla voglia di mandare i Vu Cumprà a casa, che almeno si raccoglie qualche euro.

Non aggiungo altro, ma ti invito a collegare questo caso con la discussione di qualche giorno fa sulla campagna «Vu curà» dell’Associazione Nazionale Dentisti Italiani. Vedi: Vu curà? Quando la campagna per il dentista si fa razzista.

Spreco meno subito

Ho trovato sul blog di Marco Valenti questo web-cartoon prodotto da AMREF Italia per la campagna “Spreco meno subito”, con Demetrio Albertini testimonial e Fabio Caressa che fa la telecronaca. Sullo stesso blog ho appreso che il 5 e 6 aprile scorso i giocatori di Serie A sono scesi in campo con uno striscione a favore del risparmio idrico. Pregevole iniziativa.

Da brava femminuccia non so niente di calcio, ma trovo deliziosamente persuasiva la tifoseria che in questo cartone esulta ogni volta che il protagonista fa la mossa giusta. 🙂

E allora mi domando: perché i club calcistici non hanno acquistato anche spazi pubblicitari televisivi (con relativo ritorno di immagine) in modo che un lavoro come questo potesse andare in prima serata, invece di circolare solo sul web? Occorrerebbe infatti raggiungere un pubblico di spreconi ben più ampio dei soli utenti Internet.

Se passassero in tv spot come questo, assieme a quelli su auto e profumi, non credi che un po’ alla volta anche le persone meno alfabetizzate e sensibili cambierebbero abitudini? Non è determinismo pubblicitario il mio, casomai idealismo, visto che nessun club probabilmente si sogna di pagare per questo.