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Hate speech, femminismi, omofobia, quote rosa… e altro

Radio Radicale

Ieri sera ho partecipato alla trasmissione Presi per il Web di Radio Radicale, assieme a Anna Paola Concia, Loredana Lipperini, Vladimir Luxuria, Alessandra Moretti. In apertura Alessandra Moretti ha annunciato la nuova proposta di legge sullo hate speech, con cui il Pd punta a ottenere un sistema immediato e gratuito che permetta in 24 ore (sic!) la rimozione di contenuti offensivi, denigratori e discriminatori dalla rete. Chi rimuove? Come? Perché? Ehm. Mah. Boh. Continua a leggere

#natale, i politici e gli auguri su Twitter

Gli auguri sono un terreno di analisi interessante per chi si occupa di comunicazione: semplici o arzigogolati, originali o codificati, standard o personalizzati, implicano una certa capacità di gestire le relazioni private e professionali, in un equilibrio difficile fra ritualità dovuta e partecipazione più o meno sentita. Come tali, dicono molte cose sulla capacità di comunicazione di chiunque. A maggior ragione dei politici.

Holiday Wishes

Mi sono divertita a osservare come i politici italiani hanno fatto gli auguri di Natale su Twitter. A volte hanno dato prova di una buona padronanza sia del mezzo sia del rituale, a volte sono stati incerti, a volte solo banali. Limito al minimo i commenti e lascio ai lettori il giudizio. Gli esempi sono a campione: mi scuso con i politici che per brevità ho trascurato.

Auguri convenzionali. Fra i più semplici ci sono quelli di Rossi, presidente della Toscana: «Buon Natale a tutti». Casini, leader dell’Udc, li anima col punto esclamativo: «Buon Natale a tutti, auguri!». Poi c’è Vendola che, pur non eccellendo di solito per sintesi, stavolta è molto asciutto: «Buon Natale da Sinistra Ecologia Libertà», ma solo perché linka al profilo Facebook dove ci sono 10 righe firmate Claudio Fava; e perché su YouTube c’è una videolettera augurale di oltre 6 minuti.

Auguri personali. Gasparri, del Pdl, ci mette una citazione e il cuore: «“Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare” (Seneca). Auguri di cuore a tutti». Giorgia Meloni, del Pdl: «Vi auguro di essere felici, orgogliosi di voi stessi e delle vostre famiglie. Vi auguro di saper guardare…» e prosegue su Facebook. Alfano, segretario del Pdl: «Spero abbiate trascorso una buona vigilia e un buon Natale e vi auguro di concludere al meglio questa bella giornata!». E Civati, del Pd: «Buon Natale, che sia una festa di speranza e prossimità».

Auguri per fare politica. Sono ad esempio quelli di Di Pietro, che il 24 dice di voler passare il #natale «con i 1500 operai di Fincantieri», «i 100 dipendenti dei treni notte che da stamattina stanno sui tetti» e «le decine di migliaia di precari che da anni fanno funzionare la scuola e in cambio continuano a ricevere sganassoni». Poi il 25 dice «#buonnatale: il cambiamento è possibile e a portata di mano. Proviamoci insieme».

Auguri con informazioni sulla vita privata. Paola Concia, del Pd, comincia il 24 dicembre: «In partenza per Francoforte dalla mia famiglia. L’amore ai tempi dello spread 😉 Buon Natale a tutte e tutti»; poi il 25: «Buon Natale dalla Germania ;-)». Nunzia De Girolamo, Pdl, comincia il 24 con: «Auguri per un sereno e felice natale. Buon Natale»; poi il 25 allude a uno spostamento: «Buon Natale… rotolando verso sud… :-)». Infine risponde ai singoli che le fanno gli auguri.

Auguri simil-privati in luogo pubblico. Fra i politici che hanno risposto più di tutti agli auguri dei cittadini ci sono i sindaci De Magistris, Idv, e Emiliano, Pd. De Magistris comincia il 23 dicembre mostrando la foto di una kit per scrivania «appena ricevuto dai collaboratori » e poi per due giorni non fa che rispondere (al ritmo di 4-5 tweet all’ora) con formule standard come: «Ricambio a te e famiglia». Non solo risponde, ma sottolinea di farlo: «È il mio primo natale da sindaco vorrei (e ho provato) portare i miei auguri a tutti». Finché il 25 si placa, mandando due sole risposte. Compulsivo come lui è Emiliano: non solo risponde a decine di tweet, ma lo fa in modo personalizzato e per giunta retwitta chi parla bene di lui, tanto che una follower ci fa caso: «L’autoreferenzialità nel retwittare chiunque ti faccia un complimento la dice lunga sui livelli di vanità. Dei magistrati». Ed Emiliano, sportivo, retwitta pure lei.

Senza auguri. A controbilanciare l’uso ossessivo che alcuni fanno di Twitter c’è il Pd: gli account di Bersani, YouDem e del Pd mandano l’ultimo tweet (senza auguri) il 22 dicembre. E poi tacciono fino al 26 incluso. Persino Renzi è sparito dal 24 al 26. Ma la virtù non starebbe nel mezzo?

È poi c’è la novità di Mario Monti (se non è un fake) che sceglie proprio il giorno di Natale per sbarcare su Twitter: «Buone Feste! in occasione di questa pausa natalizia, ho deciso finalmente di approdare su Twitter. Auguri, e benvenuti a tutti!».

Vedremo come i politici se la caveranno con gli auguri per l’anno nuovo, che sono sempre più impegnativi. A maggior ragione per l’anno che ci attende.

PS: Questo articolo è uscito oggi anche sul Fatto quotidiano.

Sessismo e religione cattolica: un connubio inevitabile?

Mi arriva da Angelo – che ringrazio – una riflessione su sessismo e religione cattolica, che evidenzia un legame che in questo spazio non abbiamo mai discusso. Ho deciso di pubblicarla, ma lo faccio premettendo che mi piacerebbe che su questo tema si esprimessero anche – e soprattutto – cattolici e cattoliche praticanti.

Non si tratta insomma di accusare una religione di discriminazione contro le donne, secondo un percorso più o meno obbligato da decenni di divisioni, in Italia, fra laici e cattolici, credenti e non credenti. Casomai mi piacerebbe capire come possa convivere, oggi, la fede cattolica con una visione paritaria e libertaria della relazione fra genere maschile e femminile.

Ragazza che prega

Non vorrei insomma che si cadesse anche qui nella solita contrapposizione: come se per forza i cattolici dovessero essere anche sessisti, mentre i non sessisti starebbero tutti dalla parte di chi si definisce non dico ateo, ma almeno cattolico non praticante o «poco praticante e molto, molto dubbioso» come si è definito Angelo dopo che gliel’ho chiesto.

«Cara Giovanna, mi sono letto e riletto l’articolo che Anna Paola Concia, Loredana Lipperini, Eliana Frosali e Zauberei hanno scritto sull’Unità (vedi «Le donne e la trappola degli stereotipi», l’Unità, 10 novembre 2011), per contestare un pezzo dello stesso giornale in cui si riproponeva lo stereotipo sessista di donna bella e vuota d’idee.

Condivido in toto la protesta, così come sottoscrivo la tua analisi di qualche settimana fa a proposito di un certo uso della nostalgia negli spot (vedi Attenzione mogli! Attenzione mamme! E si torna agli anni Sessanta), con conseguente e pericoloso richiamo a una donna tutta votata alla vita domestica e al benessere dei propri cari.

Comprenderai quindi la mia forte irritazione quando stamattina (domenica 13 novembre) a messa ho ascoltato le Letture:

“Una donna forte chi potrà trovarla?
Ben superiore alle perle è il suo valore.
In lei confida il cuore del marito
e non verrà a mancargli il profitto.
Gli dà felicità e non dispiacere
per tutti i giorni della sua vita.
Si procura lana e lino
e li lavora volentieri con le mani.
Stende la sua mano alla conocchia
e le sue dita tengono il fuso”.

E poi:
‘Illusorio è il fascino e fugace la bellezza,
ma la donna che teme Dio è da lodare’. (Dal libro dei Proverbi)

E un brano della seconda lettura: “Sapete bene che il giorno del Signore verrà come un ladro di notte. E quando la gente dirà: «C’è pace e sicurezza!», allora d’improvviso la rovina li colpirà, come le doglie una donna incinta; e non potranno sfuggire” (Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi).

Ora. So bene che una diffusa misoginia allaga i testi biblici, insomma è roba nota; so pure che i brani non vanno interpretati alla lettera e che magari solo una minima parte di chi frequenta la messa, segue con attenzione.

Benissimo. Ma a me fa ugualmente impressione quell’armamentario sessista e scontornato dalle esigenze quotidiane delle persone. Per disarmare gli stereotipi e il pregiudizio che ancora permeano i discorsi contemporanei, credo bisognerà lavorare sui fondamentali, anche su quella parola domenicale che striscia piano dentro le famiglie. Grazie mille, Angelo

Vedi anche: La liturgia del 13 novembre 2011, il post in cui Loredana Lipperini riprende l’articolo dell’Unità Di film e di tacchi, e quello di Zauberei La questione delle donnine nude.

Lo spot contro l’omofobia della Presidenza del consiglio

Il 9 novembre è stata presentata a Roma la campagna contro l’omofobia promossa dal Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del consiglio, e curata dall’agenzia Young & Rubicam Italia.

L’iniziativa – sulla quale sono stati investiti 2 milioni di euro – comprende per ora uno spot (che ho visto) e migliaia di opuscoli informativi (che non ho visto) da inviare alle scuole, ed è stata condivisa anche dalla deputata del Pd Paola Concia e da diverse associazioni LGBT (fra cui Arcigay, Agedo e altre).

In rete però infuria la polemica.

Fra le tante cose che ho letto, condivido buona parte dell’analisi dello spot che Gatto Nero ha fatto su www.gaycampitalia.org (segnalatami da Andrea). La riporto quasi per intero, salvo piccolissimi interventi di editing (i grassetti sono miei):

«Questo spot è mal concepito. Per molte ragioni, che si intrecciano fra loro in un pericoloso effetto domino:

  1. L’ambientazione – La prima cosa che viene da pensare, guardando il video, è: “Che lugubre!”. L’ambulanza, la notte, il suono della sirena all’inizio dello spot; i corridoi (vuoti) dell’ospedale e il rumore della barella, poi; e, per finire, la sala operatoria: buia, buissima. Tutto dà una sensazione di urgenza, claustrofobia, mancanza di alternative.
  2. Gli attori – Ci sono due gruppi distinti di personaggi: i potenziali omofobi (la ragazza malata e il suo partner, a cui potrebbe o non potrebbe “importare” la sessualità di chi la cura) e i potenziali omosessuali. Il casting, in questo caso, mi pare quanto meno bizzarro: i primi sono di bell’aspetto, sia il ragazzo (di cui si coglie solo il profilo) che – soprattutto – la ragazza che ha un bel viso sereno, luminoso; i secondi, invece, sono cupi, nervosi, tesi. In un’escalation: se l’autista ha ancora bei lineamenti, pur nella tensione del ruolo, i personaggi successivi diventano più maturi d’età e dai lineamenti più duri. A questo aspetto si unisce la prossemica: l’infermiera si gira e indossa i guanti; il dottore si gira e fa altrettanto. L’impressione generale, anziché di fiducia, è paradossale: sembrano minacciosi.
  3. Le immagini – Una cosa balza all’occhio: l’omosessualità non viene mai mostrata. È una scelta coerente col messaggio complessivo dello spot, ovvio, che ruota attorno al concetto di “dubbio”. Ma in uno spot che vuole lottare contro l’omofobia si rischia l’incoerenza, trasmettendo indirettamente un messaggio pericoloso: l’omosessualità è qualcosa da nascondere.
  4. Il messaggio che si vuole trasmettere – Che, per inciso, è diverso dal messaggio che lo spettatore percepisce: “Non importa che una persona sia omosessuale o eterosessuale”. Che è diverso dal dire “È sbagliato discriminare gli omosessuali”. Non c’è un giudizio etico che condanni l’omofobia: viene detto, semplicemente, che non importa/è superfluo conoscere la sessualità di una persona quando usufruisci delle sue capacità o funzioni. È un messaggio che si ricollega all’ambientazione ospedaliera, all’urgenza.
  5. Le parole usate per trasmettere il messaggio – La scelta delle parole pronunciate nello spot è  quanto meno superficiale. Del “Non importa”, e della sua mancanza di valutazioni etiche positive/negative, abbiamo già detto. Lo stesso slogan, “Nella vita certe differenze non possono contare”, soffre dello stesso bias. Aggiungendo un altro aspetto, quello del buon viso a cattivo gioco: “nella vita” certe differenze non contano: “puoi anche non pensarla così ma non ti conviene” ricorda, come frase, certe massime disincantate dei vecchi del paese, che consigliano di abbandonare i bei sogni dell’infanzia perché “nella vita non funziona così”. Paradossalmente, di nuovo, sembra che si strizzi l’occhio all’omofobo: hai ragione, per carità, ma nella vita non puoi permetterti di rendere esplicite le tue idee. Un significato rinforzato dalla ripetizione ossessiva della frase “Ti interessa”, durante lo spot.
  6. Il claim – L’errore più grosso, nella scelta delle parole, sta nello slogan “Rifiuta l’omofobia, non essere tu quello diverso”. Il tentativo del pubblicitario è quello di prendere un concetto tipico dell’omofobia (“il diverso”) e rivoltarlo contro l’omofobo. Tentativo non riuscito, perché – e qui si sfiora l’assurdo – usando la frase “non essere tu quello diverso” si conferma la diversità dell’altro. “Non essere TU quello diverso” implica: TU sei quello NORMALE. Anziché neutralizzare il messaggio della diversità, lo si è rafforzato

(«Gli errori comunicativi dello spot governativo contro l’omofobia», di Gatto Nero, 10 novembre 2009)

Frattocchie 2.0

A Frattocchie, una località vicino Roma, fino al 1991 c’era la sede dell’Istituto di studi comunisti, che era la scuola dei dirigenti del Partito Comunista Italiano.

Oggi, alla Festa Democratica di Pesaro, c’è Frattocchie 2.0, dove sono stata invitata a tenere una conferenza. Spero tanto che l’iniziativa segni l’inizio di una nuova attenzione del Pd nazionale per la comunicazione, le reti, i social network.

Questo è il programma:

Venerdì 4 settembre

ore 14.00

Registrazione partecipanti

ore 15.30

Introduzione, Francesco Verducci (responsabile Comunicazione Online e New Media PD) e Annamaria Parente (responsabile Formazione PD)

ore 16.00

Donatella Campus (docente di Comunicazione politica, Università di Bologna)

Mobilitazione politica nell’era di internet

ore 17.00

Luca De Biase (giornalista, saggista, direttore di “Nòva 24”)

Idee guida per una repubblica della rete

ore 18.00 coffee break

ore 18.30

Stefano Rodotà (giurista, Internet Governance Forum)

Internet, democrazia, società

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Sabato 5 settembre

ore 9.00

Fausto Colombo (docente di Media e Politica, Università Cattolica di Milano)

Forza e debolezza del web 2.0 nel discorso pubblico italiano

ore 10.00

Alberto Castelvecchi (editore, scrittore, saggista)

Il laboratorio dei network sociali

ore 11.00 coffee break

ore 11.30

Giovanna Cosenza (docente di Filosofia e Teoria dei linguaggi, Università di Bologna)

I linguaggi dei nuovi media

ore 12.30

Bruno Pellegrini (autore e produttore multimediale e di “user generated content”)

Andrea Soldani (autore e regista televisivo e crossmediale)

Come Internet cambierà la TV

ore 15.00

Antonio Sofi (analista uso della rete e delle nuove tecnologie nelle campagne elettorali)

Online e offline: ipotesi per una campagna permanente

ore 16.00

Workshop:

Pierluigi Regoli (esperto Comunicazione New Media)

Pianificare una presenza online

Devis Meneghelli (direttore Area Programmazione Callipigia s.r.l.)

Francesca Bonazzoli (Direttore Area Comunicazione e Marketing Callipigia s.r.l.)

Progettare e gestire sito web e blog

Marco Laudonio (Project Manager DOL per il Progetto “PD 2.0”)

Il direct mailing

Rossella Stramaglio (responsabile Marketing SMG S.P.A – Banzai Group)

Mediaplanning e Microtargeting

Fernando Diana (amministratore delegato ProDiGi)

Viral e buzz marketing

Anna Maria De Caroli (Project Manager DOL)

Raccolta di fondi, piattaforme di partecipazione, mobilitazione di volontari

Marco Laudonio (Project Manager DOL per il Progetto “PD 2.0”)

Usi di Internet nel contesto delle comunità locali

Gianluigi De Stefano (giornalista Responsabile Redazione Web Youdem)

Il giornalismo partecipativo

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Domenica 6 settembre

ore 9.30

Consigli a un giovane blogger

Anna Paola Concia (deputata PD, blogger)

Alessandro Gilioli (giornalista de ‘l’Espresso’, blogger)

Loredana Lipperini (giornalista, scrittrice, autrice radiotelevisiva, blogger)

Matteo Orfini (Fondazione Italiani Europei, blogger)

Pulsatilla (scrittrice, blogger)

conversano con

Marino Sinibaldi (saggista, critico letterario, autore radiofonico)

ore 11.00 coffee break

ore 11.30

Paolo Gentiloni (coordinatore Area Comunicazione PD)

Conclusioni