Archivi tag: Annozero

Referendum: chi partecipa (e chi non) ai talk show televisivi

Ieri circolava un comunicato stampa del «Comitato referendario 2 Sì per l’Acqua Bene Comune» (vedi: www.acquabenecomune.org e www.referendumacqua.it):

Referendum abrogativo acqua

«Le prossime puntate di Ballarò e Annozero saranno interamente dedicate ai referendum. Nonostante questo, le testate giornalistiche preferiscono chiamare in trasmissione rappresentanti partitici: gli unici, a quanto pare, abilitati a parlare in televisione. Troviamo scandaloso che il Comitato Promotore, quello che ha raccolto un milione e quattrocentomila firme e che ha promosso i referendum, venga sistematicamente escluso o ridotto al ruolo di comprimario.

Un vero e proprio blocco a chi non ha in tasca una tessera partitica, in barba agli autorevoli appelli del Presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Sergio Zavoli, che aveva raccomandato la presenza dei comitati promotori nei programmi Rai. Ricordando a tutti che il Comitato Promotore è un soggetto costituzionalmente riconosciuto rimaniamo basiti di fronte alla mancanza di rispetto per il lavoro di migliaia di volontari sparsi per tutto il territorio nazionale.

Ci spiace constatare la disattenzione di programmi percepiti più attenti alle tematiche sociali. Diamo invece atto a Bruno Vespa di aver invitato a Porta a Porta un rappresentate del Comitato Promotore dei referendum pro acqua pubblica.»

Le ragioni di questo rifiuto da parte di Ballarò e Annozero possono essere tre, anche mescolate:

  1. La Rai ha già dato spazio al Comitato Promotore tramite Bruno Vespa: ora tocca ai partiti.
  2. Il volto noto di un partito vale più in termini di audience di un ignoto rappresentante del Comitato, dunque è nell’interesse sia della Rai che del Comitato dar voce alle ragioni del Referendum sull’acqua tramite un volto noto.
  3. Il sistema dei media italiano (come di altri paesi del sud Europa) è definito dai politologi e massmediologi internazionali come «pluralista-polarizzato» (D. Hallin e P. Mancini, Modelli di giornalismo. Mass media e politica nelle democrazie occidentali, Roma-Bari, Laterza, 2004). Il che vuol dire, nelle parole di Gianpietro Mazzoleni: «dipendenza strutturale e culturale dei media dalle logiche partitiche o di governo, forte politicizzazione dell’informazione, controllo (lottizzazione) della governance delle istituzioni mediali e dei loro prodotti (G. Mazzoleni e A. Sfardini, Politica pop. Da “Porta a Porta” a “L’isola dei famosi”, Bologna, Il Mulino, p. 65). E questa caratteristica – attenzione – riguarda la Rai dalla sua nascita, non dall’avvento della tv commerciale negli anni ’80, né dalla discesa in campo di Berlusconi.

Detto questo, è chiaro che le ragioni sono così radicate e sistematicamente intrecciate che è difficile scardinarle. Le stesse redazioni di Ballarò e Annozero, magari, nella corsa con cui sempre si lavora in queste professioni, semplicemente danno per scontato il fatto di invitare rappresentanti di partito invece di ignoti cittadini, che implicano un lavoro di scelta e ponderazione, oltre che un’incognita di audience.

A meno che il Comitato per l’Acqua Bene Comune non riesca, nelle prossime ore, a esercitare grazie alla rete una pressione tale da costringere i due programmi a inserire all’ultimo qualche suo/a rappresentante.

Che potrà avere o no un ruolo di «comprimario/a», a seconda delle sue caratteristiche personali (buca o no lo schemo?) e dello spazio che le redazioni potranno/vorranno ritagliargli/le nella scatola complessiva.

Aggiornamento ore 19:23: su questo argomento vedi anche il Videomessaggio di Lorella Zanardo.

 

Celentano, il nucleare e l’apocalisse

Giovedì scorso ad Annozero è andato in onda l’appello di Adriano Celentano per il referendum del 12-13 giugno sul nucleare. All’appello è seguita una rivisitazione di circa 8 minuti del video «Sognando Chernobyl», uscito nel 2008 come singolo dell’album «L’animale».

Mentre dal testo della canzone è scomparso il riferimento alla pena di morte in Texas e agli errori giudiziari con cui si assolvono assassini, il video (QUI la versione originale) è centrato sulle immagini (nuove) dello tsunami e della catastrofe nucleare in Giappone, combinate a quelle del dopo Chernobyl (che già c’erano) e integrate con immagini (nuove) di Berlusconi che parla dei piani nucleari italiani e di Beppe Grillo che invece predica contro.

Come se Celentano – e Annozero con lui – ci dicessero: «L’apocalisse già immaginata nel 2008 da Celentano, come punizione mandata dal Signore perché gli uomini possano espiare le loro numerose colpe e in particolare quelle contro l’ambiente, è già cominciata a Fukushima. Se vuoi impedire che continui, vota al referendum».

Ora, l’ambientalismo, l’antinuclearismo e la vocazione predicatorio-apocalittica di Celentano sono noti da decenni. Anche l’abilità comunicativa e la mancanza di scrupoli di Michele Santoro lo sono: per fare audience e ottenere un obiettivo (in questo caso portare acqua al mulino dei referendum) è disposto alle alleanze più inedite. Poiché credo che, se i referendum raggiungeranno il quorum, molto dovranno all’appello di Celentano e alla successiva diffusione su internet del video, l’alleanza strategica è ineccepibile.

Vorrei solo sottolineare che:

1. La posizione di Celentano – e di Annozero con lui – somiglia molto a quella del vicepresidente del Cnr Roberto De Mattei, che in marzo aveva scandalizzato molti dichiarando a Radio Maria (QUI l’intervento) che la tragedia di Fukushima andava intesa come un «giusto castigo di Dio» perché «alla colpa del peccato originale si aggiungono le nostre colpe personali e quelle collettive», e mentre Dio premia o castiga gli individui nell’eternità, è sulla terra che premia o castiga le nazioni.

2. L’apparizione ricorrente dell’uomo nero con il copricapo arabo fra le immagini di distruzione nel video mi pare un contributo a certe paure occidentali dell’islam che Celentano poteva evitarsi.

Credo infine che, sull’ambientalismo di Celentano, basato sull’assunto che «Non si deve sfidare la natura», sia vero ciò che Mino Fuccillo ha scritto su Blitz Quotidiano:

«Ha detto Adriano Celentano: “Non si deve sfidare la natura”. Rispettabile opinione. Solo che l’intera modernità e ancor prima, anche il modo e la civiltà greco-romana furono fondate sulla voglia, il diritto e l’umana aspirazione a “sfidare la natura”.

Sfida la natura l’Ulisse di Omero e quello di Dante. Sfida consapevole alla natura è il “nati non foste per viver come bruti ma per seguire virtute e conoscenza”. Avesse rispettato il “divieto” di Celentano, Ulisse non avrebbe mai varcato le Colonne d’Ercole. L’intera classicità greco romana non conosce e non pratica quel divieto, anzi considera la stessa divinità immanente nella natura: scopri ed esplora la natura e incontri il divino.

Fu il cristianesimo a separare natura e divino, a narrare che il creato era, in quanto tale, immutabile, trascendente, accessibile agli uomini solo mediante percorsi guidati che contenevano appunto divieti di transito.

La scienza rinascimentale, la ricerca empirica, la scienza sperimentale, insomma Galileo, Cartesio, Newton nascono e sono possibili perché praticano e accettano la sfida alla natura. Questo e non altro vuol dire guardare nel cannocchiale oppure accettare il divieto di guardarci dentro. Sfida e che sfida alla natura era sostenere, provare che l’universo non aveva stelle fisse e che la Terra non era piatta. E sfida alla natura fu l’Illuminismo e poi il Positivismo, insomma le “ideologie” della democrazia, del potere politico non per diritto divino, dello stesso capitalismo, del secolo dell’industria, della ricerca scientifica alla base di ogni successiva tecnologia.

Non c’è stato solo questo nella storia delle idee e delle culture dell’umanità. C’è, forte e rispettabile, l’idea dei limiti dell’umano, della diffidenza verso la ragione orgogliosa. C’è il romanticismo, ci sono le tante e varie forme della secolare cultura della destra che è cosa più antica e ampia di Berlusconi nonostante questo concetto si Internet non si trovi e neanche sui libri di scuola e neanche nelle tesine all’Università.

La grande tradizione culturale della destra, fatta di filosofi, teologi, romanzieri, poeti concorda da secoli se non da millenni con Celentano sul fatto che “non si deve sfidare la natura”. Ma Omero e Dante erano già ai loro tempi per così dire “più a sinistra” di Celentano.

Ed è curioso che la contemporanea opinione pubblica che si sente e si auto percepisce come “di sinistra” ascolti come musica “sua” il canto sulle note della cultura, cultura vera, della destra. Succede con Celentano e non solo, succede spesso proprio ad Annozero e spesso anche a Rai3. È un fatto, una notizia e con le notizie non si polemizza. Basta darle tutte le notizie, e capirle.»

 

La violenza in Libia vista dal salotto di Santoro

È un po’ che rifletto sulla spettacolarizzazione della violenza in tv e sulla sua particolare declinazione, che è la violenza in piazza.

Poiché il sangue e la morte sono un buon modo di fare audience – come dimostrato dai fatti di Avetrana, su cui la nostra televisione ha vissuto per mesi – ciò che sta accadendo in Libia, con centinaia e forse migliaia di morti al giorno, offre dovizia di spunti quotidiani.

Mentre le persone in carne e ossa vengono ferite, uccise, massacrate nelle strade e piazze libiche, la nostra televisione monta – in nome della notizia – le loro immagini, opportunamente ritagliandole, zoomandole, rallentandole in slow motion (così aumenta il senso di estraniazione), commentandole con musica (così aumenta l’impatto emotivo), inquadrandole come sigla di apertura o chiusura del talk show di turno, mentre i nomi di giornalisti, registi, conduttori scorrono in sovrimpressione.

È una strumentalizzazione che non mi piace, mi disgusta. Trovo che ci siano modi molto più sobri di mostrare e commentare le immagini tragiche.

Guarda per esempio la «Copertina» della puntata di Annozero del 24 febbraio scorso, dopo che Michele Santoro ha dato il via allo show («Annozero può cominciare!»), con tanto di gesto euforico.

Si noti, fra l’altro, la strumentalizzazione in chiave di politica interna dei giovani libici che manifestano davanti all’ambasciata libica a Roma, poi ospitati in studio, dove ripeteranno le invettive contro Berlusconi. Quanto è credibile la spontaneità delle loro parole?