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Perché “populista!” e “demagogo!” sono diventate forme d’insulto

Il megafono del populista

«L’anti-populismo può facilmente diventare un’arma nella mani delle élite, un’arma che pone a rischio la stessa convivenza democratica. Questo ci può insegnare Machiavelli attraverso un dibattito anglosassone sui rapporti tra i Discorsi e il neo-repubblicanesimo contemporaneo.» È questa, in estrema sintesi, la tesi di Continua a leggere

A chi giova il «Politici ora basta» di Diego Della Valle?

L’altro giorno Diego Della Valle ha comprato pagine intere sui maggiori quotidiani per pubblicare un appello che ha suscitato polemiche bipartisan: criticato severamente da Rosy Bindi perché «non si può mettere sullo stesso piano chi è responsabile di questa situazione e chi ha fatto opposizione» e (meno severamente) da Bersani, criticato acidamente da Brambilla, La Russa e Cicchitto, è stato accolto solo da Casini e Maroni, a quanto pare.

Diego Della Valle

Il testo si sforza qua e là di non essere antipolitico, perché dice «salvo alcune eccezioni»; dice che «solo una piccola parte dell’attuale classe politica» possiede «serietà, competenza, buona reputazione» eccetera; dice che «anche una parte del mondo economico del Paese» «ha le sue gravi responsabilità»; e infine si rivolge alla «parte migliore della politica e della società civile» per lavorare tutti assieme – politici e non – a risollevare l’Italia.

Ma i tratti antipolitici restano comunque forti: intanto perché chi scrive è un non-politico, un imprenditore; e poi perché da sempre la distinzione fra «buoni e cattivi» sta alla base del populismo, laddove buono è chi fa invettive e cattivi sono tutti gli altri.

Insomma, chi si infastidisce non ha tutti i torti: l’appello pare un taglia-e-incolla dagli ultimi discorsi di Napolitano (i giovani) e Bagnasco (il vergognarsi finale), con una spruzzatina dell’«Italia migliore» di Vendola.

Però mi chiedo: perché l’ha fatto? Vuol scendere in campo? Ieri ha detto di no, no e poi no. Sostegno alle ultime mosse della Confindustria contro il governo? Forse. Semplice rimestare il brodo? Temo di sì.

Il populismo infatti funziona solo se molti sono disposti a identificarsi con chi fa l’invettiva, perché lo sentono (a torto o ragione) uno di loro. Nel caso di Della Valle invece l’appello non funziona perché nessuno è disposto a identificarsi con lui: non i politici, perché Della Valle non lo è, ma nemmeno i non-politici, che lo vedono come un industriale snob che segue i suoi interessi e basta.

E allora? Allora boh. Mi sa che è solo un flop.

POLITICI ORA BASTA

Lo spettacolo indecente ed irresponsabile che molti di voi stanno dando non è più tollerabile da gran parte degli italiani e questo riguarda la buona parte degli appartenenti a tutti gli schieramenti politici.

Il vostro agire attento solo ai piccoli o grandi interessi personali o di partito, trascurando gli interessi del Paese, ci sta portando al disastro e sta danneggiando irrimediabilmente la reputazione dell’Italia nel mondo.

Rendetevi conto che tanti Italiani non hanno più nessuna stima e nessuna fiducia in molti di Voi e non hanno più nessuna intenzione di farsi rappresentare da una classe politica che, salvo alcune eccezioni, si è totalmente allontanata dalla realtà delle cose e dai bisogni reali dei cittadini. La grave crisi che ha colpito le economie mondiali, Italia compresa, impone serietà, competenza, buona reputazione, senso dello Stato ed amore per il proprio Paese, per uscire da questo momento molto preoccupante.

Invece, purtroppo, bisogna prendere atto che solo una piccola parte dell’attuale classe politica possiede queste caratteristiche, mentre il resto è composto da persone incompetenti e non preparate che non hanno nessuna percezione dei problemi del Paese, della gravità del momento e tantomeno una visione mondiale degli scenari futuri che ci aspettano.

Anche una parte del mondo economico del Paese (intendo quella che non vive di mercato e di concorrenza) ha le sue gravi responsabilità della condizione in cui ci troviamo ora: per troppo tempo ha infatti avuto rapporti con tutta la politica (in base alle opportunità e alle loro convenienze del momento) sostenendola in tanti modi, senza mai richiamarli al senso del dovere e nell’interesse dell’Italia.

Ora la gravità della situazione impone che le componenti della società civile più serie e responsabili, che hanno veramente a cuore le sorti del Paese (politici-mondo delle imprese-mondo del lavoro) si parlino tra di loro e si adoperino e lavorino per affrontare con la competenza e la serietà necessaria questo difficile momento.

Bisogna dare prospettive positive per il futuro dei giovani, creare e proteggere posti di lavoro e garantire a tutti una vita dignitosa, soprattutto a chi ha più bisogno.

Alla parte migliore della politica e della società civile che si impegnerà a lavorare seriamente in questa direzione, credo che saremo in molti a dire grazie.

A quei politici, di qualunque colore essi siano, che si sono invece contraddistinti per la totale mancanza di competenza, di dignità e di amor proprio per le sorti del paese, saremo sicuramente in molti a volergli dire di vergognarsi.

Diego Della Valle

Il discorso di Napolitano al Meeting: perché è piaciuto e perché no

Il discorso del presidente Napolitano al Meeting di Comunione e Liberazione ha riscosso un buon successo di critica e di pubblico. Non sono mancate le polemiche, naturalmente. Come accade a qualunque star.

Il discorso è stato in sostanza un richiamo all’equilibrio e all’unità (fra le parti politiche, le parti sociali, il nord e il sud), in un momento di gravissima crisi. Accompagnato da un richiamo continuo ai 150 anni della storia d’Italia, per dimostrare che anche altre volte abbiamo superato con successo prove molto dure. Un classico, nei discorsi di crisi.

Ma perché è piaciuto? Perché le ha suonate a tutti: a destra, sinistra e pure alle parti sociali. In questo passaggio fondamentale, non a caso ripreso da tutti i media:

«Possibile che si sia esitato a riconoscere la criticità della nostra situazione e la gravità effettiva delle questioni, perché le forze di maggioranza e di governo sono state dominate dalla preoccupazione di sostenere la validità del proprio operato, anche attraverso semplificazioni propagandistiche e comparazioni consolatorie su scala europea?

Possibile che, da parte delle forze di opposizione, ogni criticità della condizione attuale del paese sia stata ricondotta a omissioni e colpe del governo, della sua guida e della coalizione su cui si regge? Lungo questa strada non si poteva andare e non si è andati molto lontano.

Occorre più oggettività nelle analisi, più misura nei giudizi, più apertura e meno insofferenza verso le voci critiche e le opinioni altrui.

Anche nell’importante esperienza recente delle parti sociali, giunte ad esprimere una voce comune su temi scottanti, ci sono limiti da superare nel senso di proiettarsi pienamente oltre approcci legati a pur legittimi interessi settoriali. Bisogna portarsi tutti all’altezza dei problemi da sciogliere e delle scelte da operare.»

Insomma, il discorso di Napolitano è piaciuto perché è stato inteso nel senso dell’antipolitica. Come se dicesse ciò che tutti ripetono in questi mesi: a casa tutti.

Allora vale la pena ribadirlo: Napolitano non ha niente di antipolitico. Per la sua storia personale, le sue idee, la carica istituzionale che ricopre. E niente di antipolitico aveva il suo discorso.

E difatti, appena qualcuno se lo ricorda, finisce per dire: a casa anche lui.

O di qua, o di là. Invece il suo discorso è ben più ricco e interessante. Leggilo tutto, scaricandolo da QUI.

O ascoltalo direttamente:

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