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Real doll, ovvero bambole (e bambolotti) reali

Ho scoperto che Sabrina, una mia studentessa, si occupa di bambole e bambolotti realistici. Cioè li crea e li vende su questo sito. Allora fra lei e me è nato uno scambio, che le ho chiesto di pubblicare, perché credo possa essere interessante per tutti. (Clic per ingrandire.)

Real doll 1

Sabrina:

«Sono bambole realizzate con la tecnica del reborning. Rientrano nella categoria “real doll”, ma la differenza sta nel fatto che sono giocattoli. Anzi, queste bambole sono considerate, nelle loro espressioni migliori, opere artistiche poiché sono lavorate a mano e richiamano i criteri dell’iperrealismo.

All’estero (soprattutto nei paesi anglosassoni) esistono gilde che ne stabiliscono gli standard qualitativi e decretano i reborn artists.

Generalmente infatti chiunque crei queste bambole tende ad autodefinirsi con l’appellativo di “artista”. Le gilde, che spesso assumono anche la forma di community on line, raccolgono adesioni da parte di appassionati amatori e realizzatori di tutti i paesi, e fanno una scrematura tra artisti professionisti e artigiani-hobbisti, oltre a certificare la qualità della lavorazione e della presentazione delle bambole.

Penso sia soprattutto un fenomeno web, perché è proprio grazie a Ebay che negli ultimi 10 anni si è diffusa la moda di queste bambole e ha raggiunto anche l’Italia; inoltre, la compravendita dei materiali necessari per costruirle avviene in larghissima parte su Ebay e le aste sono particolarmente curate. In Italia è comunque ancora di un fenomeno di nicchia. Mi piacerebbe avere un suo parere sull’argomento. Grazie mille.»

Rispondo a Sabrina:

«Cara Sabrina, non sapevo quasi nulla dei bambolotti realistici, se non che esistono. Posso dirti realmente ciò che penso? Così, d’istinto? Li trovo inquietanti.

Qual è il punto di tanto realismo? Sostituire un bambino? Sollecitare la stessa tenerezza di un bimbo vero senza però averne le rogne, tipo cacca, pianto, strilli, e domanda di attenzione a tutti i costi? In un mondo, come quello ricco occidentale, in cui i bambini veri sono sempre meno?

Capisco e apprezzo la capacità artistica che realizzare queste bambole richiede, dal lato della produzione. Ma dal lato della fruizione? Che tipo di bisogni soddisfano? Cosa sostituiscono? Perché? Sono domande che mi angosciano. A te no? Che ne pensi?»

Ed ecco cosa racconta Sabrina:

Real doll 2

«Certo, capisco. Il senso di inquietudine è condiviso da molte persone. Una domanda che mi fanno spesso è se le persone che acquistano queste bambole siano impossibilitate ad avere figli e cerchino in queste opere un surrogato. A questo proposito noi reborner siamo state accusate di lucrare sulle disgrazie altrui. (Specifico che chi intraprende questa strada con l’idea di facili guadagni si ricrede presto e in genere desiste nel giro pochi mesi, almeno per quanto riguarda il panorama italiano.)

I media che hanno parlato di queste opere le hanno spesso definite “sostitute dell’amore”, “figli finti”. Una componente di tutto questo senz’altro c’è.

Il film “Lars e una ragazza tutta sua” raccontava la storia di una ragazzo probabilmente sociofobico, che non riusciva a trovare una fidanzata e si era appunto comprato una real doll in silicone, dalle fattezze di una ragazza, con cui aveva instaurato la messa in scena di una relazione, in cui la accudiva, le parlava, la portava in giro, eccetera.

Nella realtà dei fatti, credo che le persone con un qualche problema legato all’affettività o alla sterilità che si avvicinano a queste bambole siano un’esigua minoranza.

Da anni incontro (anche personalmente) le acquirenti delle mie creature. Ho notato che appartengono alle più svariate categorie: mamme e nonne, mamme con figli grandi di cui mi portano la foto che li ritrae da neonati, chiedendomi di riprodurre una bambola che gli somigli come se volessero fermare in eterno quel periodo; ragazze giovani che ancora non hanno figli ma li vorrebbero, collezioniste di bambole di vario genere e vari materiali, a cui manca il pezzo unico, bambine che giocano a fare la mamma e, infine, non sono rari nemmeno i mariti e fidanzati che vogliono fare un regalo originale alla propria compagna.

Per rispondere in maniera più pertinente alla sua domanda, nei primi casi che ho citato a mio avviso non sono persone che si sono sottratte agli oneri che comporta l’accudire un bambino vero, e di certo ne hanno avuto anche le gioie, che una bambole non potrebbe mai dare.

Come reborner, abbiamo creato bambole col corpo riscaldato, bambole che respirano, neonati con la pelle in silicone, di consistenza quasi “umana” ecc., ma credo che nessuna bambola, per quanto realistica e tecnicamente perfetta riesca a sostituire anche solo in minima parte le emozioni che può dare un bambino vero e il rapportarsi con lui o lei.

Mi sono chiesta spesso cosa spingesse all’acquisto di questi oggetti (prima di iniziare a produrle, anch’io sono stata collezionista ed è accaduto, sì, in un momento di vulnerabilità personale). Io direi che può essere anche semplicemente una collezione come un’altra.

Molte appassionate acquistano o realizzano queste bambole con le modalità di una collezione: possedere l’ultimo modello uscito, quello del tal artista, quello lavorato dalla tal reborner, in edizione limitata, e così via. O può anche essere un giocattolo per adulti, al passo coi tempi, un gadget ricercato insomma. Un po’ come i cagnolini da borsetta, quelli di piccola taglia che vengono vestiti e agghindati all’unico scopo di accessoriare, con la loro presenza, ragazze più o meno giovani. Almeno le bambole non provano disagio né protestano (per ora…).

Al momento mi limito a considerare questa duplice ipotesi: da un lato sono giocattoli alla moda, dall’altro sono, a volte, “placebo affettivo”. Ma non è un’ipotesi confermata da numeri, ovviamente. La ringrazio ancora per l’interessamento e la disponibilità, Sabrina.»