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Barilla: dove sta il confine fra favola e inganno?

Un lettore e commentatore abituale di questo blog, che si firma Guy Debord e lavora da decenni nel campo del concept e product design, delle strategie di prodotto e della comunicazione integrata, ha sollevato una questione interessante, che riassumo in queste domande: dove sta, in pubblicità, il confine fra favola e inganno? Fra “licenza poetica” e menzogna? Ma soprattutto: il fatto che intere generazioni siano cresciute con un’immagine distorta della natura e dell’agricoltura, addebitabile anche ad alcuni celebri spot, non dovrebbe indurre i pubblicitari a qualche ripensamento? Esemplare il caso Barilla:

Alcuni anni fa, nel 2002 dopo l’undici settembre, Barilla, in occasione del suo 125° anno di attività, aveva fatto una campagna martellante con un filmato (regia di Wim Wenders) che sosteneva, in sintesi, che le guerre passano ma la saggezza dei contadini e l’agricoltura restano.

Nel filmato si vedeva un contadino intento a mietere il grano utilizzando la falce fienaria (quella, per intenderci, della morte) invece di quella messoria (quella piccola, a mezzaluna). Chiunque abbia qualche nozione di civiltà contadina o di archeologia sa bene che, affinché i chicchi di grano non si disperdano distaccandosi dalle spighe mature, gli steli devono essere raccolti e tenuti stretti e fermi con una mano mentre l’altra li recide senza scuoterli, utilizzando la falce messoria.

La Barilla, interpellata, mi aveva comunicato che il gesto della falce fienaria è più spettacolare (L’impresa di Comunicazione /unicom -giugno 2009- risposta di Young & Rubicam).

Barilla 2022, La falce

Altra licenza poetica era un campo di grano transgenico (ricorrente anche attualmente in Ferrero Kinder) evidentemente trattato con diserbanti selettivi e, quindi, privo di papaveri e nontiscordardimè.

La campagna Mulino Bianco Barilla attualmente in onda ci mostra un incredibile mugnaio, fornaio, pasticcere, aeromodellista, avicoltore, che, mentre chiacchiera con la gallina, macina il grano con una macina da frantoio, che va bene per le olive ma è inadatta a ridurre in farina i cereali. Per i cereali si utilizzano macine orizzontali a due dischi sovrapposti, dotati di scanalature eccetera.

Insomma, non ne azzeccano una. A me pare che negare la realtà, semplicemente ignorarla o travisarla costituisca una falsificazione che può nascondere ben altre menzogne.

Ricordo che, ai tempi del primo Mulino Bianco fotografico, restaurato da Barilla in collaborazione con Armando Testa, sono stati in migliaia, con i torpedoni o in comitive d’auto, a recarsi a San Galgano a visitare il mulino bianco degli spot, convinti, anche dopo la visita, che i biscotti fossero fatti proprio lì. (Mulini e forni sono incompatibili, dato il rischio d’incendio di strutture e cinematismi prevalentemente di legno).

Barilla 2012, il Mulino Bianco

A me pare che, più che le mistificazioni manifeste e le menzogne grossolane da denunciare al Giurì, siano queste “licenze poetiche” a mentire ai nostri figli, a far credere che andare a fare una passeggiata in campagna vuol dire, obbligatoriamente, correre sventolando le braccia in alto, in mezzo ai campi di grano maturo, come la coppia madre-figlio Valentina Vezzali.

Cosa ne pensano i tuoi allievi? Un molto cordiale saluto. Guy Debord.

Barilla, spot scritto da Alessandro Baricco e diretto da Wim Wenders, 2002:

Barilla, spot con Antonio Banderas, Agenzia JWT Italia, 2012:

Ma i sogni Barilla non ci fanno un po’ male?

Da decenni Barilla fa la stessa pubblicità ovattata e rassicurante: scene campestri, coppie fantastiche, famigliole felici.

Da decenni siamo consapevoli dello scarto che separa una «famiglia del Mulino Bianco» da una reale, e ci illudiamo di avere sogni molto più raffinati, interessanti e vari di quelli Barilla. Da decenni ci ripetiamo che «la vita non è uno spot» e questo ci basta a sentirci adulti e vaccinati.

Ma siamo sicuri che essere sistematicamente esclusi da questi scenari trasognati non contribuisca ad alimentare segrete e inconfessabili frustrazioni? Siamo proprio sicuri che in qualche modo le atmosfere Barilla non ci abbiano fatto – e continuino a farci – anche un po’ male, contribuendo a plasmare i nostri sogni ma condannandoci a non poterli realizzare?

Mi scrive Angelo:

Cara Giovanna,

ho visto l’ultimo spot Barilla “Farfalle al sugo – pomodori datterini”. Il datterino, lo sapevo, è piccolo e si caratterizza per il sapore molto dolce. Poi, sul sito Barilla leggo:

“Il film La Vita è Pronta racconta con poesia il parallelismo tra i momenti che danno gusto e valore alla vita e la ricetta per preparare un buon piatto di pasta autenticamente italiano. Le scene di Food e vita reale confrontano ritratti di gioia quotidiana al fianco dei passi da seguire nella preparazione di un piatto, per raccontare come nella ricetta della vita siano importanti gli affetti sinceri e le relazioni profonde, il piacere per il cibo e la gioia di stare insieme a tavola. Un nuovo racconto per promuovere il valore del cibo come forma di amore e cura per i propri cari.”

Quindi, ho maturato queste convinzioni:

  • se sono sposato, ho figli e mangio Barilla, ho la benedizione della Chiesa cattolica, sono un uomo e un consumatore giusto e sono autenticamente italiano;
  • la vita ha valore, ha gusto, quando ci si diverte come bambini e quando si fanno nascere bambini. Ovviamente, solo la famiglia tradizionale può fare e crescere bambini;
  • per mettere alla luce un bimbo, ci vogliono nove minuti, è uno spasso;
  • le difficoltà, la fatica della vita non hanno gusto, valore, posto a tavola;
  • la donna è mamma e moglie, e pure contenta; si prende cura dei figli, del marito, della casa e delle ricette Barilla; e le è andata bene, perché mancano i nonni;
  • il cielo risuona di volareohoh e della voce di Mina, come sessant’anni fa, la musica non è cambiata e questo è confortante, perché il passato era meraviglioso, sempre a colori;
  • non abbiamo bisogno del mondo: il nostro culto è la tavola, e procreare per riempire la tavola. Sentiamo le campane, stiamo bene.