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Le finte opposizioni del caso Vasco vs. Nonciclopedia

La polemica Vasco Rossi vs. Nonciclopedia che ieri ha infestato la rete si è ridotta in poche ore a una banalizzazione del tipo: Vasco Rossi, «vegliardo milionario sull’orlo del declino», ha censurato la «libera satira degli innocenti e squattrinati ragazzini che scrivono su Nonciclopedia».

Vasco vivere o niente

Gli insulti contro Vasco che ieri arrivavano sulla sua pagina fb erano tutti più o meno così (e ti evito il peggio): «Fai ritirare la querela, Vasco, dimostra di non essere una vecchia rockstar isterica e in declino», «Ti sei scavato la fossa da solo, mettersi contro la Rete è un suicidio e tu che sei in palese declino hai perso la testa», «Vasco è un vecchio bavoso tossicomane». E così via.

Preciso che qui non è in questione l’essere fan o meno di Vasco Rossi. I problemi sono altri e riguardano:

  • la finta opposizione fra età della vita: Vasco «vecchio» vs. Nonciclopedia «giovane»;
  • la finta opposizione fra nativi digitali che, in quanto nati in un mondo già informatizzato, sarebbero bravi a usare la rete, e migranti digitali che, in quanto nati dopo, sarebbero invece imbranati: Vasco «migrante imbranato» (perché denunciando Nonciclopedia fa autogol) vs. Nonciclopedia «nativa» (che sa come funziona la Rete con la maiuscola);
  • la finta opposizione fra censura (quella di Vasco con gli avvocati) e libertà di espressione (quella di Nonciclopedia);
  • la finta opposizione fra chi fa e capisce la satira e chi non capisce/ride/sta al gioco.

Sui dettagli del caso Vasco vs. Nonciclopedia rimando al bell’articolo di Matteo Pascoletti su Valigia Blu: Se Vasco Rossi denuncia Puzza87 & C.

Aggiungo che:

  • Vasco (59 anni, migrante digitale) si muove su Facebook in modo magistrale, da cui molti nativi hanno molto da imparare, come ho già scritto in Vasco: un bicchiere di verità in un mare di comunicazione. E lo fa in modo perfettamente coerente, da un lato, con la sua personalità, dall’altro, con la strategia di comunicazione più ampia che riguarda la promozione della sua musica e delle sue attività. Un mix di autenticità e sapienza comunicativa che l’ha sempre contraddistinto. (Sull’uso di Facebook da parte di Vasco ho già assegnato una tesi di laurea triennale: se il nativo digitale che la sta preparando fa un buon lavoro, lo pubblico sul blog.)
  • Nonciclopedia non fa sempre satira, ma raccoglie anche molti nonsense e sciocchezze varie, che possono piacere o meno, ma su cui c’è poco da discutere se diventano aggressivi e diffamanti. E se qualche volta ci scappa una bella battuta, non è certo sufficiente a farci chiamare satira tutto ciò che c’è lì dentro. Alcune cose sì, altre no. E la diffamazione è un reato, punto. Il che è vero indipendentemente dall’età di chi scrive su Nonciclopedia: che siano nativi o migranti poco importa.
  • Lo «sciopero» di Nonciclopedia è la vera ragione per cui hanno sospeso le attività, non la censura da parte di chicchessia. Il che mi pare una furbata per guadagnarsi i 15 minuti di notorietà di cui diceva Andy Warhol. Che nativo digitale non era.
  • Il caso Vasco vs. Nonciclopedia sarà trattato da molticome già è stato fatto – come l’ennesima dimostrazione che la rete va imbrigliata e regolamentata. Cioè imbavagliata con l’art.1 comma 29 della legge sulle intercettazioni. In realtà dimostra che non c’è bisogno di nessun art. 1 comma 29, perché gli strumenti giuridici per difendersi dalla diffamazione e dai danni che le parole di qualcuno ci possono arrecare (in rete come fuori) ci sono già tutti. Come ho già detto qui: Il bavaglio ai blog spiegato in 10 punti.

Per cui se io fossi una giornalista che ha molto potere perché va in tv farei questa semplificazione, subito: una bella trasmissione in cui spiego come Vasco Rossi dimostra che la legge ammazzablog va cancellata.

AGGIORNAMENTO: sull’argomento vedi anche il post di oggi su Lipperatura: I conformisti.

Il bavaglio ai blog spiegato in 10 punti, again

Il testo del disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche contiene (di nuovo) la norma chiamata dai media «legge bavaglio» (art.1 comma 29), che impone l’obbligo di dichiarazione e rettifica, entro quarantotto ore dalla richiesta, anche ai «siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica», pena multe salate come se i blog fossero testate giornalistiche a tutti gli effetti.

No Legge Bavaglio

Della questione si stanno occupando, oltre a Valigia Blu, molti blogger, e per protestare contro il «bavaglio ai blog» la Federazione Nazionale della Stampa ha indetto una manifestazione di protesta a Roma il 29 settembre.

La stessa identica situazione si proponeva nel luglio 2010. Poi per fortuna la faccenda si era dissolta nel nulla, ma ora ci riprovano, a quanto pare.

Non mi resta che linkare il post che avevo scritto allora: Il bavaglio ai blog spiegato in 10 punti.

Allora riprendevo, fra gli altri, la bella sintesi che della norma ammazza-blog aveva fatto l’avvocato e collega Giusella Finocchiaro, sul blog Diritto&Internet. Anche lei ieri è tornata sul tema: Obbligo di rettifica per i blog: torna il ddl intercettazioni.

Il bavaglio ai blog spiegato in 10 punti

Nel testo della legge sulle intercettazioni, pur emendato, è rimasta l’estensione ai blog dell’obbligo di rettifica entro 48 ore previsto per la stampa da una legge che risale al 1948, pena multe salate come se i blog fossero testate giornalistiche a tutti gli effetti. Della questione si sono occupati negli ultimi giorni molti blogger, e per protestare contro quello che è stato chiamato il «bavaglio ai blog» ci saranno, fra stasera e domani, diverse iniziative e manifestazioni davanti a Montecitorio.

Per chiarirti le idee sulla questione ti consiglio di leggere, fra gli altri, il blog Scene digitali di Vittorio Zambardino, dal post La rete non merita il bavaglio a oggi, e il post di Luca De Biase del 27 luglio Articolo 1, comma 29: non avere paura. Guardati anche il video di Guido Scorza Il punto: la rete sotto attacco.

Ma il compendio più stringato e completo l’ho trovato ieri sul blog Diritto&Internet dell’avvocato e collega Giusella Finocchiaro, docente di diritto di internet e diritto privato all’Università di Bologna. Giusella tiene questo blog dal luglio 2009 e ti consiglio di seguirlo per avere aggiornamenti giuridicamente ineccepibili, ma nello stesso tempo scritti in modo comprensibile ai non addetti ai lavori, in materia di diritto dell’informatica e di internet.

Ecco il compendio:

DIECI COSE CHE NON SI POSSONO NON SAPERE SULL’OBBLIGO DI RETTIFICA PER I BLOG

«Il ddl intercettazioni, ancora in fase di approvazione, come è ampiamente noto, minaccia di incidere anche su Internet.

Il comma 29, infatti, prevede alcune modifiche alla legge stampa, imponendo l’obbligo di dichiarazione e rettifica, entro quarantotto ore dalla richiesta, anche ai “siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica”. Le rettifiche dovranno essere pubblicate con analoghe caratteristiche grafiche, metodologia di accesso al sito e pari visibilità della notizia cui si riferiscono.

Ma nel caos che ha scatenato questa proposta di legge, è necessario fare un po’ di chiarezza e precisare in quale contesto giuridico si inserisce la proposta di modifica.

10 cose che non si possono non sapere quando si parla di diritto di rettifica….

1) Che cos’è il diritto di rettifica?

È il diritto di fare pubblicare gratuitamente dichiarazioni dei soggetti interessati dalla pubblicazione di immagini, dichiarazioni, notizie ritenute lesive della loro dignità o contrarie a verità.

In sostanza, è il diritto – riconosciuto a certe condizioni – di affermare la propria verità.

2) Dove o come è pubblicata la notizia, la dichiarazione o l’immagine?

Nei giornali o in televisione.

3) Quali sono oggi le norme di riferimento?

a) La legge sulla stampa (e precisamente l’art. 8 della l. n. 47 del 1948) che afferma: il diritto di rettifica è il diritto di fare inserire “gratuitamente nel quotidiano o nel periodico o nell’agenzia di stampa le dichiarazioni o le rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini od ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro dignità o contrari a verità, purché le dichiarazioni o le rettifiche non abbiano contenuto suscettibile di incriminazione penale” .

b) Il T.U. dei servizi di media audiovisivi e radiofonici (e precisamente l’art. 32 quinquies del d. lgs. n. 177 del 2005) che dispone: “chiunque si ritenga leso nei suoi interessi morali (…) o materiali da trasmissioni contrarie a verità ha diritto di chiedere (…) che sia trasmessa apposita rettifica, purché questa ultima non abbia contenuto che possa dar luogo a responsabilità penali”.

4) Il diritto di rettifica elimina altri diritti?

Il diritto di rettifica si aggiunge, ma non elimina le azioni, cioè gli strumenti giuridici di tutela riconosciuti da altri diritti (querela per diffamazione, risarcimento del danno, ecc.).

5) Qual è il presupposto ad oggi per l’esercizio del diritto di rettifica?

Ad oggi, il diritto di rettifica è previsto per la stampa (quotidiani, periodici, agenzie di stampa) e per le radiotelevisioni, che trasmettono in via analogica o digitale.

Il presupposto è che la notizia o la dichiarazione siano state diffuse da un mezzo di informazione. Si presuppone che ci sia una struttura organizzativa creata allo scopo di produrre “informazione”, in altri termini, un’impresa a ciò finalizzata.

6) Il “sito informatico” è un giornale o una trasmissione televisiva?

E’ banale affermare che il sito telematico possa essere qualunque cosa. Anche un giornale (ad esempio un quotidiano on line). Ma certo non tutti i siti sono giornali. QUI STA L’ERRORE CONCETTUALE.

7) Il blog è un giornale?

No. Ci sono tanti tipi di blog, ma il blog tipicamente non ha i caratteri di periodicità di un giornale e non è registrato.

8) Il blogger è un imprenditore?

Non in quanto blogger.

9) Quali sono rischi maggiore derivante da questa norma del ddl intercettazioni?

Oltre alle pesanti sanzioni (da Euro 7.746 ad Euro 12.911), oltre ai termini stringenti per la rettifica (appena quarantotto ore dalla richiesta) che appaiono concretamente non praticabili, il grave pericolo è che, a lungo termine, questa norma, se approvata, consentirà di equiparare siti (e blog) ai giornali, creando il presupposto per l’applicazione di norme severe (amministrativamente impegnative, e corredate di sanzioni penali) nate per le imprese di informazione ai “siti informatici” e magari ad ogni trasmissione telematica (perchè no? anche social network e Twitter).

10) Allora, la conclusione è affermare che Internet sia o debba essere il Far West?

No. Oggi, esistono già validi strumenti giuridici di tutela (quali: diffamazione, risarcimento dei danni patiti, pubblicazione della sentenza). Se ne possono introdurre anche altri, ma meglio ponderati.

La libertà di espressione non è (SOLO) degli imprenditori dell’informazione, ma di tutti. Espressione del pensiero e attività imprenditoriale sull’informazione non coincidono.»