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La forza di una grande storia

Ebbene sì, lo spot francese di Canal + (che gira da un po’ nei social network e piace, piace…) alla fine ha vinto il primo premio all’Eurobest 2009, il festival europeo dell’advertising.

Nella mia ricerca spasmodica di campagne che siano (una buona volta) belle e originali, non poteva mancare.

E tornando al post di ieri: qui gli stereotipi ci sono (la comunicazione di massa non ne può fare a meno), ma l’agenzia è riuscita a giocarli con una freschezza e un’ironia che fanno la differenza.

Se non l’hai ancora visto, goditelo ora.

Closet

Client: Canal +

Agency: BETC EURO RSCG, Paris

Dei delitti e delle pene

Roberta mi segnala che è ancora in circolazione una campagna contro il turismo sessuale, lanciata nell’ottobre 2006 da ECPAT (End Child Prostitution, Child Pornography and Trafficking of Children for Sexual Purposes) in collaborazione con Air France.

La campagna, realizzata gratuitamente da BETC EURO RSCG, agenzia pubblicitaria di Air France, mi pare l’ennesimo cattivo esempio di comunicazione sociale. Abbiamo già discusso qualche giorno fa della difficoltà, non solo italiana, di realizzare campagne sociali efficaci: quando va bene, sono poco coraggiose e inutili (“Una ricerca della Bocconi”), quando va male, offensive o controproducenti, come la disgustosa campagna statunitense contro la pedofilia lanciata all’inizio del 2008 (“Creativi senza cervello”).

In questo caso, nelle parole di Rémi Babinet, Presidente e Direttore creativo di BETC EURO RSCG, «L’obiettivo è quello di lasciare il segno e di far prendere coscienza delle sanzioni penali previste sia nel paese del delitto che nel paese di origine. […] La sanzione appare evidente e categorica, grazie ad un gioco di parallelismi tra l’età delle vittime e gli anni di prigione storicamente scontati dagli individui colti sul fatto o denunciati».

In poche parole, i manifesti esplicitano il numero di anni di carcere che rischiano coloro che vanno con prostitute minorenni (fa’ clic per ingrandire):

Ora, in generale gli spazi, i mezzi e linguaggi della pubblicità funzionano al meglio quando suscitano desideri, non quando propongono situazioni negative o, come in questo caso, minacce: se ti comporti male, incappi in questa o quella pena.

In altre parole, dalle affissioni, dagli spot, dagli annunci le persone di solito si aspettano modelli e situazioni positive da desiderare e imitare, non rappresentazioni spiacevoli nei confronti delle quali assumere colpe, doveri o responsabilità. Per questo, se una campagna ci mette di fronte a cose che preferiremmo non vedere o non sapere, tendenzialmente distogliamo lo sguardo. O la dimentichiamo.

In quest’ottica, il peggio di questa campagna non sono i manifesti che hai appena visto, sebbene inutili rispetto agli obiettivi che si prefiggono: credi davvero che un pedofilo, vedendoli, riesca a trattenere i suoi desideri malati per paura delle pene che vi sono elencate?

Il peggio della campagna sono le immagini che mostrano ragazzine esotiche e tristi, ma nello stesso tempo ammiccanti e sensuali: se le pensi rivolte a persone che già praticano (o si propongono di praticare) il turismo sessuale (sono loro il target della campagna, no?), le immagini possono confermare, se non addirittura rinforzare, desideri laidi. Il che è gravissimo. Guarda qua (clic per ingrandire):