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Grillo da Bruno Vespa: un commento veloce

Oggi è uscita sul Fatto Quotidiano una breve intervista che mi ha fatto Luca De Carolis, a proposito dell’intervento di Grillo da Bruno Vespa a “Porta a Porta”, lunedì sera. Eccola (clic per ingrandire): Continua a leggere

Il finto battibecco fra Berlusconi e Vespa

Davvero mi domando e mi stupisco: come possono, ancora oggi, nel 2013, esserci persone che considerano autentica – ripeto: autentica, vera, sentita, non preliminarmente progettata ma improvvisata lì per lì – la scenetta fra Bruno Vespa e Silvio Berlusconi iera a «Porta a porta»? Leggo e ascolto allibita commenti su Vespa che «finalmente tiene testa» e Berlusconi «che s’infuria».

Berlusconi e Vespa 9 gennaio 2013

Come se tutto ciò non fosse stato predisposto. Suvvia, sono amici da una vita. Suvvia, non si contano i libri di Vespa presentati da Berlusconi. Suvvia, sono evidenti i vantaggi per entrambi della scenetta del diverbio: Berlusconi ne esce come tollerante, disponibile al dialogo, aperto al dissenso, Vespa come  giornalista libero e indipendente. Ditemi, per favore, che anche i commenti giornalistici su Vespa «che tiene testa» e Silvio «infuriato» fanno parte della sceneggiatura complessiva. Ditemelo.

Si può guardare Fiorello senza essere né qualunquisti, né «rosiconi»

Parlare di Fiorello in questi giorni è difficilissimo. Se lo critichi, passi per «rosicona», come lo stesso Fiorello ha etichettato Sabina Guzzanti che su Twitter lo definiva «noiosissimo». Lui non ha certo dimostrato di saper accettare le critiche, ma lei in effetti aveva fatto la spocchiosa, dicendo di averlo visto solo cinque minuti: come fai a giudicare una trasmissione in cinque minuti?

Ma pure se ammetti che ti piace, finisci male: con la crisi che c’è, come fai a cedere alla nostalgia di un varietà che ricorda quelli di Antonello Falqui, come ha detto Arbore (aggiungendo però che lo fa in modo dichiarato «ed è qui la sua forza»)? E se hai un minimo di cultura, come fai a farti attrarre da uno spettacolo che «innova senza innovare», come ha detto Baudo?

Insomma, se dici che Fiorello ti è piaciuto e ti ha fatto ridere, passi per qualunquista e sempliciotta.

Ma l’audience include tutti, sempliciotti e rosiconi, e dunque i dati di ascolto continuano ad aumentare: prima puntata 39,19% di share, seconda 42,59%, ieri 43,18%.

Vorrei allora focalizzare l’attenzione sull’operazione complessiva della Rai. Ieri Fiorello l’ha esplicitata subito:

«Ma sì, abbiamo voluto fare un inizio così, ma proprio apposta, apposta, amici che siete a casa, per farvi dimenticare almeno per un minuto, due minuti, tutti i problemi, questa crisi che ci affligge. Allora uno vede queste piume, questi ba… (so’ spariti? ammazza), tutti questi ballerini e non ci pensa più.

L’abbiamo fatto apposta per voi, fatevi una risata, pure finta, ma fatevela, via! Che bello, ridiamo in faccia a questa crisi, non ne possiamo più, non ne possiamo più… sempre crisi crisi crisi crisi crisi… l’Italia, siamo noi, siamo noi, quelli che faremo crollare l’Europa, maddeché? dicono a Roma, ddeche? che in Spagna stanno peggio di noi, la corrida la stanno facendo con le pecore, la stanno facendo…».

E così via, passando per l’invito a «capoccione Sarkozy» a «stare sciallo» e finendo con la canzone «E la crisi, la crisi. E la crisi l’è bela, l’è bela…» sulle note di «E la vita, la vita» che Cochi e Renato cantavano all’inizio degli anni 70, anche per esorcizzare – guarda caso – un’altra crisi, quella petrolifera del 1973, che portò l’Italia alle tristezze della cosiddetta austerity (domeniche senz’auto, riduzione dell’illuminazione stradale e commerciale, ecc.).

Questo per dire che la battuta, la risata e la canzonetta sono da sempre il modo più semplice ed efficace con cui la televisione distoglie l’attenzione dai problemi. Il trucco funziona in tutti i paesi del mondo, ma con gli italiani ha una forza particolare.

Vuol dire che Fiorello è un astuto manipolatore? No, è solo un eccellente strumento, uno showman bravissimo ed eclettico che la Rai sta usando anzitutto per mettere una toppa alla sua, di crisi, e guadagnare introiti pubblicitari a gogò, come sta facendo da tre settimane.

Dopo di che, a ben osservare ciò che accade dopo Fiorello, con Bruno Vespa che in «Porta a porta» continua l’autocelebrazione della Rai, si capiscono altre cose:

  1. Vespa esordisce contrapponendo la propria trasmissione alle «reti progressiste»: «Tanti anni fa le reti progressiste dicevano “Adesso finalmente possiamo parlare dei problemi dei lavoratori eccetera, e facevano dei programmi terrificanti, ma concentrati sui problemi eccetera. I lavoratori però, che avevano lavorato tutto il giorno alle presse, tornavano a casa e sentivano dentro alla televisione tutti i loro problemi, si intristivano e cambiavano canale. Fiorello l’ha capito e quindi cerca di esorcizzare e dire “Vabbe’, un momento di allegria, se la piglia con Sarkozy, interpretando un sentimento largamente condiviso, e quindi anche in questo diventa popolare, e cerca appunto di esorcizzare la crisi dicendo che alla fine ce la faremo”».
  2. Vespa approfitta della gag di Fiorello che si rivolge a Putin, per chiarire che «Il lettone di Putin non esiste: Putin ha regalato a Berlusconi un quadro dell’Ottocento, nel quale è ritratto un letto con baldacchino. Berlusconi dice a un amico architetto: “Voglio un letto come questo” e l’amico gli risponde: “Ma io te lo faccio meglio”, e gli fa un lettone con il baldacchino, piuttosto bello, tanto che Berlusconi ha sempre detto “Non ho mai capito se le mie visitatrici vengono per me, o perché è bello il letto”».
  3. Infine spiega che le radici del successo di Fiorello stanno in valori «abbastanza consolidati come la famiglia e l’amore». E lancia un servizio che mostra l’attaccamento di Fiorello alla famiglia d’origine e alla sua, con la moglie che l’ha salvato dalla perdizione, e tutto ciò che sappiamo.

Insomma, con Porta a Porta il centrodestra sta cominciando a ricostruire la sua rispettabilità nel dopo Berlusconi, vale a dire sta ritessendo la rete di valori ed emozioni che faranno da sfondo alla campagna elettorale. Una rete che gli scandali sessuali e la crisi economica hanno sfilacciato e che perciò occorre ricucire. Il tempo per lavorare bene c’è, visto che le elezioni saranno nel 2013, come ha ribadito Berlusconi ieri fuori dal tribunale di Milano, e bisogna lasciare Monti tranquillo a lavorare.

E Fiorello? Lui è uno strumento, dicevo. Ben pagato e certo almeno in parte consapevole, ma convinto – immagino in buona fede – che «non c’è niente di male se gli italiani ridono un po’».

Già, che male c’è? Infatti ieri ho mollato Gad Lerner, che di solito vedo al lunedì, per seguire Fiorello. E mi sono divertita, a parte una certa lentezza di troppo (ma dopo un po’,  se ti lasci andare, non la noti nemmeno).

Qualunquista? Pronta a seguire il riflusso? No, umana. E per mestiere osservatrice: guardo Fiorello, capisco un sacco di cose e, nel frattempo, mi faccio pure due risate.

Fiorello parla della crisi:

Un fermo immagine dal «Porta a porta» di ieri:

Per rivedere tutta la puntata di «Porta a Porta» di ieri, questo è il link al sito della Rai.