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Bello e impossibile (4): l’esplosione Bang e l’apoteosi Pirelli

Abbiamo discusso più volte, su questo blog, dell’estetica pubblicitaria che sta plastificando e omologando anche il corpo maschile, oltre a quello femminile (vedi Bello e impossibile, Bello e impossibile (2), Bello e impossibile (3) e Il corpo degli uomini).

Abbiamo notato, inoltre, come i corpi maschili muscolosi, lucidi e perfetti di questa estetica non siano tanto destinati ai desideri delle donne, quanto a quelli dei gay. In certi casi l’obiettivo è duplice (donne + omosessuali), ma in altri le componenti omosessuali (gesti, posture, ruoli, prossemica dei corpi) sono talmente marcate, che le donne non c’entrano affatto.

Tutti belli e impossibili: impossibili per le donne (non sono per loro), ma impossibili anche per i maschi, etero o omo che siano, perché quei corpi in realtà non esistono.

In questi giorni ho trovato l’ennesimo bello e impossibile (ringrazio Giacomo per la segnalazione) nella campagna di Marc Jacobs (lo stilista di Louis Vuitton) per il profumo Bang: un’esplosione d’uomo (passivo, languido, ammiccante) che s’irradia dai genitali (strategicamente coperti da una boccetta di profumo gigante) e prosegue in un festino di carta stagnola (clic per ingrandire).

Bang di Marc Jacobs

Come non bastasse, leggo ieri la notizia che il calendario Pirelli 2011 – quest’anno firmato Karl Lagerfeld – ha accolto (sorpresa! dicono i media, ovvio! dico io) un uomo: il giovane modello francese Baptiste Giabiconi. Così ritratto (clic per ingrandire):

Baptiste Giabiconi nel calendario Pirelli 2011

È fatta, cari maschi. Benvenuti nel mondo delle bambole.

Pirelli d’élite, pubblicità di massa

Sto seguendo una tesi di laurea su com’è cambiata l’immagine della donna sul Calendario Pirelli dal 1964 – anno in cui è nato – a oggi. Con sorpresa e inquietudine ho scoperto, assieme alla mia studentessa, che la rappresentazione semi-pornografica del corpo femminile a cui oggi la pubblicità commerciale ci ha abituati non è cosa recente, ma nasce col Calendario Pirelli, immediatamente dopo la cosiddetta “rivoluzione sessuale” del 1968. Semplicemente, si è passati da una rappresentazione per pochi eletti (gli utenti del calendario sono un’élite maschile) a una destinata alle masse.

In poche parole.

Fra il 1964 e il 1968 sul Calendario le donne apparivano cosi:

Poi d’improvviso, nel 1969, le donne apparvero così:

Insomma, fu nel 1969 che i fotografi cominciarono a fare a pezzi le donne: bocche, sederi, quarti di coscia e compagnia bella.

Solo che una volta queste immagini erano di nicchia, oggi sono sotto gli occhi di tutti: per strada, sui giornali, alla tv. Con tanto di labbra socchiuse su ghiaccioli e colli di bottiglia, come quelle che oggi pubblicizzano gelati, bibite, leccornie di tutti i tipi. Tanto spesso che non ci facciamo più caso.

Un anno dopo il fatidico ’68. Fu vera rivoluzione?