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Una ricerca della Bocconi

Trovo sul blog di Marco Valenti la notizia Apcom di questa ricerca, presentata il 27 giugno scorso alla Bocconi:

A oltre vent’anni dalla diagnosi del primo caso di Aids nel nostro Paese il profilattico fa ancora paura. E’ infatti gradualmente scomparso dalle campagne pubblicitarie per prevenire l’Aids realizzate in Italia negli ultimi anni e che risultano poco coraggiose, dai toni eccessivamente “soffici” e per nulla efficaci. A dare questo giudizio negativo è l’università Bocconi, che ha presentato oggi una ricerca condotta da Emilio Tanzi e Isabella Soscia della Sda sugli 85 messaggi pubblicitari per la stampa e le affissioni volute dal 1987 al 2007 da Ministero della Salute, Lila e Pubblicità Progresso.

Quello che emerge è un panorama sconfortante: solo nel 29% dei messaggi analizzati compare il termine “profilattico”. Una lacuna che, come rilevano gli esperti, è gravissima se consideriamo la sempre maggior incidenza della trasmissione per via sessuale del virus (si è passati dal 7% del 1985 al 57,8% del 2004).

Ed è proprio la Bocconi a segnalare una svolta “reazionaria” registrata nelle pubblicità anti-Aids negli ultimi anni. Se nel periodo 1987-1991 i messaggi erano più audaci (il termine profilattico compariva nel 44% delle campagne e il riferimento agli atti sessuali nel 55% dei casi), nel quadriennio 2003-2007 la paura ha avuto la meglio (il preservativo appare solo nel 7% dei messaggi, gli atti sessuali compaiono solo nel 20%).

Una timidezza che, secondo Tanzi e Soscia, si rivela fatale per quello che è il principale obiettivo di queste campagne: cambiare i comportamenti individuali. “Servirebbero messaggi univoci e più impattanti”, segnala Soscia, che evidenzia anche come all’estero si preferisca choccare il pubblico, mentre in Italia si punta su ironia, amore e, solo in pochi casi, sulla paura.

I messaggi pubblicitari anti Aids in Italia sono anche poco concreti: solo il 44% fornisce indicazioni sui servizi aiquali rivolgersi. Inoltre, non tengono conto di un dato allarmante fornito dall’Istituto superiore si Sanità: si stima che un quarto della popolazione italiana infetta non sappia di aver contratto l’Hiv. Ma gli ideatori delle campagne sembrano ignorare questo dato: solo il 30% dei messaggi fa riferimento al test per verificare la propria condizione.

Abbiamo più volte commentato su questo blog le fallacie di molte campagne sociali in Italia. Non siamo gli unici a lamentarcene.