Archivi tag: Campari

Campari Red Passion: che passione è? Contro l’analfabetismo emotivo

In questi giorni è tornato in onda l’ultimo spot Campari «Red Passion», diretto dal regista Joel Schumacher. A gennaio avevo scritto in proposito:

Campari ci propone una riflessione sul piacere: «E se il vero piacere fosse già adesso? Sì, prima che tutto cominci, quando l’atmosfera si carica di promesse e la tua testa di storie da vivere, quando nulla tu può deludere, perché tutto può ancora succedere e tu pregusti un incontro, uno sguardo, l’idea di un finale diverso. In fondo, non è forse vero che l’attesa del piacere è essa stessa il piacere?»

Campari Red Passion

Mi chiedo quale possa mai essere il «finale diverso» che il protagonista pregusta, visto che partecipa alla più scontata festa in maschera simil-settecentesca, nel più scontato scenario di lusso, e visto che, pur sentendosi raffinato come Valmont ne Le relazioni pericolose, in realtà coltiva il sogno più banale che un maschio eterosessuale possa sognare: un harem di donne a sua disposizione.

Pubblicitari, per favore: siamo nel 2012. Il piacere e la «Red Passion» stanno altrove. Per giovani e meno giovani, donne e uomini. Per non parlare poi del fatto che, come sempre, la prospettiva dello spot è centrata solo sul maschio etero. Banalotto e di fantasia corta. Se fossi un uomo, non vorrei essere come lui.

Dopo di che, a giugno avevo proposto di lavorare assieme contro l’analfabetismo emotivo, che ci vede sempre meno capaci di esprimere le emozioni che viviamo, se non usando le poche e trite parole che i mezzi di comunicazione di massa ci martellano addosso. «Passione», in particolare, è la parola più abusata in pubblicità: da Campari «Red Passion» alle «due facce della passione» di Amadori, fino a «la passione si sente» di Radio 24, è tutto un gran parlare di passione. Ma è plausibile che si provi lo stesso sentimento per un pollo, una radio e un drink? Certo che no, ma la parola è sempre la stessa e a furia di usarla, si è svuotata.

Propongo allora di restituirle densità semantica, proprio cominciando – paradossalmente – da uno spot che la banalizza: che passione evoca Campari Red Passion? come puoi descriverla? usando quali altre parole? Ma soprattutto: che emozioni suscita in te lo spot? ti «appassiona»? ti incuriosisce? ti stimola? ti urta? ti lascia indifferente? e perché? Mi raccomando però: non fermarti alla prima parola che ti viene in mente, ma chiediti: che tipo di curiosità, stimolo, nervosismo, indifferenza o altro ti suscita? ti vengono in mente metafore o similitudini? altri esempi? Scrivi in tutta libertà, lavora di libere associazioni: chissà che salta fuori.

Analfabetismo emotivo, ovvero: che cos’è una passione?

Vorrei proporre uno spunto, nell’idea che possa diventare, magari, un nuovo filone tematico di questo blog. È sempre più diffuso, in Italia, qualcosa che chiamo «analfabetismo emotivo», che paradossalmente mi pare cresciuto, negli ultimi dieci anni, assieme all’attenzione che la comunicazione di massa riserva alla cosiddetta «passione».

Lo vedo tutti i giorni anche in aula: ogni volta che cerco di stimolare gli studenti a esprimere ciò che provano su questo o quell’argomento, in questa o quella situazione, diventano quasi afasici. Pudore? No, mancanza di parole: in generale non vedono l’ora di raccontarsi, e se gli do spazio lo fanno volentieri, ma in tema di emozioni hanno a disposizione un lessico talmente limitato che piomba il silenzio.

D’altra parte, quali e quante sono le parole che la cultura di massa usa per parlare di emozioni? Poche, pochissime, sempre meno.

La più usata è «passione» appunto. In pubblicità, per esempio, da Campari «Red Passion» alle «due facce della passione» di Amadori, fino a «la passione si sente» di Radio 24, è tutto un gran parlare di passione. Ma è plausibile che si provi lo stesso sentimento per un pollo, una radio che tratta di economia e finanza e un drink? Certo che no, ma la parola è sempre la stessa e a furia di usarla, si svuota. Come quando i bambini giocano a ripetere velocemente una parola ad alta voce, fino a farle perdere significato e non riconoscerla più.

Radio 24 La passione si sente

Spetterebbe alla letteratura e alla poesia, a un certo cinema e un certo teatro, arricchire il nostro lessico emotivo. Ma quanti, oggi, hanno tempo, capacità e voglia da dedicare a letture e visioni che non siano semplici e veloci? E quante volte, nelle nostre vite concitate, troviamo l’occasione per parlare di emozioni in modo non sommario e banalizzante? Sempre meno direi.

Campari Red Passion

Perciò propongo: facciamolo qui. Cioè proviamo a restituire densità alle parole che la comunicazione di massa ha svuotato. Comincio da «passione», naturalmente, e comincio da una definizione che ho trovato in un romanzo breve di Ginevra Bompiani, La stazione termale, che ho presentato a Bologna un paio di mesi fa. Mi ha colpita questo passaggio:

«Non sarà una passione. Ma chi la vuole la passione? La passione nasce quando qualcosa nell’altro, magari la sua stessa vita, non ti vuole. E ti senti respinta, esclusa, appestata… Passione è disperazione, ha detto qualcuno una volta, e lei che era giovane non ci ha creduto. Ora invece ci crede.» (Ginevra Bompiani, La stazione termale, Sellerio, 2012, p. 145)

È questa per te la passione? Cioè: è necessario un ostacolo, un rifiuto, una resistenza per provare passione per qualcuno o qualcosa?

L’harem d’autore di Campari «Red Passion»

L’ultimo spot Campari «Red Passion», diretto dal regista Joel Schumacher, ci propone una riflessione sul piacere:

«E se il vero piacere fosse già adesso? Sì, prima che tutto cominci, quando l’atmosfera si carica di promesse e la tua testa di storie da vivere, quando nulla tu può deludere, perché tutto può ancora succedere e tu pregusti un incontro, uno sguardo, l’idea di un finale diverso. In fondo, non è forse vero che l’attesa del piacere è essa stessa il piacere?»

Mi chiedo quale possa mai essere il «finale diverso» che il protagonista pregusta, visto che partecipa alla più scontata festa in maschera simil-settecentesca, nel più scontato scenario di lusso, e visto che, pur sentendosi raffinato come Valmont ne Le relazioni pericolose, in realtà coltiva il sogno più banale che un maschio eterosessuale possa sognare: un harem di donne a sua disposizione.

Pubblicitari, per favore: siamo nel 2012. Il piacere e la «Red Passion» stanno altrove. Per giovani e meno giovani, donne e uomini. Per non parlare poi del fatto che, come sempre, la prospettiva dello spot è centrata solo sul maschio etero. Banalotto e di fantasia corta. Se fossi un uomo, non vorrei essere come lui.

Director: Joel Schumacher; Executive Creative Director: Simone Ferrari; Chief Creative Director: Luca Zamboni; Art Director: Domenico Roselli; Copywriter: Claudia Buccheri; Director Of Photography: Colin Watkinson; Costume Designer: Daniela Verdenelli; Production Designer: Antonio Piciulo; Agency Tv Producer: Sonia Silvestrini; Cdp: Filmmaster; Executive Producer: Karim Bartoletti; Producer: Nicole Lord; Post_produzione Toboga Fabio Colombo; make up Dario Pontremoli – parrucco Vincenzo Cavicchi.