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Il governo Monti sta perdendo sobrietà comunicativa?

È una domanda che si fanno in molti, da una settimana a questa parte. Ha cominciato Monti con la monotonia del posto fisso: «I giovani devono abituarsi all’idea che non avranno un posto fisso tutta la vita. E del resto, diciamo la verità, che monotonia un posto fisso tutta la vita». Ha soffiato sul fuoco la ministra Fornero: «Il posto fisso per tutti è un’illusione». Ha ulteriormente rincarato la dose la ministra Cancellieri: «Noi italiani siamo fermi al posto fisso nella stessa città, di fianco a mamma e papà».

Monti a Matrix

Certo, sono frasi estrapolate, che fuori dal contesto assumono significati in parte diversi da quello originario: se le riascoltiamo nel contesto, né Monti né Fornero né Cancellieri sono stati così drastici come le frasi isolate li fanno apparire. Né così irrispettosi nei confronti dei precari, dei disoccupati, delle migliaia di giovani che ogni anno si spostano o addirittura se ne vanno dall’Italia per lavorare altrove.

Ma i media fanno così: ritagliano le frasi per farle diventare titoli, sottotitoli, occhielli. Pretesti per domande incalzanti. È sempre stato così e non c’è testata giornalistica che non lo faccia. O meglio: tutte dicono di non farlo, ma poi lo fanno, eccome. In Italia e in tutto il mondo.

Chi fa politica deve saperlo, non ci sono scusanti. Altrimenti rischia di trasformarsi nel Berlusconi degli ultimi tempi: «I media travisano tutto, mentono, sono contro di me».

Dunque? Dunque la risposta è sì: il governo Monti sta perdendo un po’ della sobrietà con cui aveva cominciato e sarebbe opportuno, invece, che la recuperasse.

Non fate dichiarazioni frettolose, vi prego, signori ministri. Non sparate.

Dice: lo fanno strategicamente, per distrarre l’opinione pubblica da altro. Bah. Dice: lo fanno perché non sono bravi comunicatori. Ri-bah. Credo piuttosto si siano fatti prendere la mano dal piacere di andare in tv, essere intervistati, assediati.

La girandola mediatica prima seduce, poi ipnotizza, infine stordisce. D’altra parte, le uscite infelici di Monti non riguardano solo il posto fisso. Ascolta la collezione che ha mandato in onda Giuseppe Cruciani a «La Zanzara» su Radio 24, lunedì 6 febbraio. Frasi maliziosamente estrapolate dalla redazione. Però fanno impressione, fanno.

Le perle di Monti, «La Zanzara», 6 febbraio 2012 (dura 1’24”):

PS: questo articolo è uscito oggi anche sul Fatto Quotidiano.

Studenti&Reporter 8 – Bologna e i suoi giovani, fra graffiti e hip hop

Per l’inchiesta di Studenti&Reporter, uscita ieri su Repubblica Bologna, ci siamo occupati di gruppi giovanili, spazi urbani, graffiti e cultura hip hop.

Il mio pezzo introduttivo:

In viaggio nel conflitto tra i giovani e la città

L’inchiesta di Daniele Dodaro, Gloria Neri, Valentina Scattolari:

Dal mercato delle erbe alla Minganti: così i b-boys sono diventati un’attrazione

Un’intervista di Daniele Dodaro:

Eka, mamma e b-girl: «La bimba balla con me»

Riporto qui il mio pezzo introduttivo, che ha qualche dettaglio in più di quello uscito sul quotidiano:

Bologna è sempre stata ambivalente verso i gruppi giovanili che chiedono spazi per attività di socializzazione, svago, sperimentazione: a volte li accoglie e addirittura li coccola, offrendo strutture, risorse, visibilità; a volte si fa indifferente e perfino scostante, negando permessi e imponendo divieti.

Negli ultimi anni le polemiche sui graffiti e i muri sporchi hanno restituito un’immagine fuorviante del rapporto fra la città e i suoi giovani: come se i ragazzi, da un lato, portassero solo sporcizia e degrado; come se la buona amministrazione, dall’altro, fosse solo una questione di intonaco sui muri.

Abbiamo deciso allora di fare una ricognizione sui gruppi giovanili che vivono gli spazi del centro e delle periferie bolognesi, sui loro simboli e rituali.

E abbiamo deciso di cominciare dalla cultura hip hop, perché è connessa ad alcune pratiche di graffitismo e writing, ma solo a quelle che gli esperti classificano come «artistiche», non agli scarabocchi che il commissario Cancellieri promette di ripulire, riprendendo iniziative avviate – e interrotte – da Cofferati nel 2007 e Delbono prima delle dimissioni.

Ma il mondo hip hop non si esaurisce nei graffiti. Sono parte integrante di questa cultura, infatti, alcune pratiche legate all’ascolto e alla produzione di musica funk, breakbeat, rap: ad esempio il cosiddetto MCing, che è il canto rappato dei Masters of Ceremonies, capaci di improvvisare rime su qualsiasi base musicale e pure sul silenzio, e il DJing, che è l’attività dei Disc Jockeys volta a creare mix di suoni limpidi e definiti. Ma è hip hop anche un certo abbigliamento informale, contraddistinto da magliette colorate, pantaloni larghi con tasconi (i dickies) e gazzelle Adidas ai piedi, unico marchio che i ragazzi si concedono, perché il resto deve essere rigorosamente povero e non griffato (a Bologna si riforniscono in Montagnola, dove trovano pezzi vintage a basso prezzo).

È infine tipica della cultura hip hop soprattutto la danza di strada detta b-boying, a tutti meglio nota come breakdance, che nelle palestre si semplifica e combina con la danza jazz e contemporanea, finendo nei cosiddetti corsi di hip hop.

Allora ci siamo chiesti: dove si incontrano, in quali strade e piazze si allenano i b-boys e le b-girls bolognesi? Come li vedono i cittadini e i commercianti? E abbiamo scoperto una storia che comincia con la danza, passa dai graffiti e finisce nella civile convivenza. Per fortuna Bologna e i suoi giovani sono molto più interessanti e vivaci di come a volte la politica li rappresenta.

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Qui le puntate precedenti di Studenti&Reporter:

Studenti&Reporter 7 – Il tramonto di Bologna visto dagli studenti

Studenti&Reporter 6 – La fabbrica delle ragazze immagine

Studenti&Reporter 5 – I ventenni e il viagra

Studenti&Reporter 4 – Il femminismo, che roba è? 3 marzo 2010

Studenti&Reporter 3 – Insicurezza reale e precepita, 17 febbraio 2010

Studenti&Reporter 2 – La movida Made in Bo, 3 febbraio 2010

Studenti&Reporter 1 – Presentazione, 20 gennaio 2010