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Lauree umanistiche e lavoro: una storia e qualche consiglio

A testimoniare che persino in Italia le cose non vanno sempre storte per i/le laureati/e in materie umanistiche, pubblico la storia di Carolina che si è laureata con me alla magistrale di Semiotica nel novembre 2011.

Manca poco e festeggerò un anno dalla laurea. Era novembre, compivo 25 anni e mi laureavo in Semiotica. Una tesi controversa, sia per il tema sia per le teorie trattate: avevo fatto un’analisi semiotica al confine fra strutturalismo e interpretativismo dell’ambiguità di genere nella fotografia di moda. Che farai dopo? Chiedevano tutti. Il lavoro – rispondevo – piano piano si fa, non “si trova”.

Sono quattro anni che scrivo per magazine di moda, seguendo un mio grande interesse, e dal 2010 collaboro con Style.it, un magazine online che mi sta insegnando molto e mi mette alla prova continuamente. Una volta laureata, mi sono resa subito conto che quell’unico lavoro non mi sarebbe bastato economicamente, ma non ho mai pensato di lasciarlo, viste le soddisfazioni che mi dava (e tuttora mi dà).

Style.it

Perciò inizio a mandare curricula per impieghi part-time o a progetto, da affiancare al lavoro redazionale, che svolgo da casa. Nell’immediato non ricevo nessuna risposta, e allora apro un blog, stampo i miei biglietti da visita e investo il mio regalo di laurea in viaggi all’estero per fiere di settore e sfilate, con cui creare una rete di contatti e conoscere meglio l’ambiente moda.

Una volta finite le fashion week, torno a casa, creo un curriculum visuale con su scritte e disegnate le mansioni per le quali ho esperienza, e mi propongo come freelance: Digital PR, Event Planner, Editor per siti e blog aziendali. E poiché ancora nessuno risponde alle mie e-mail, faccio una lista di aziende a cui portare i cv di persona.

Ma la sorte ci mette lo zampino e il giorno prima di iniziare il mio giro di ricognizione, ricevo su Twitter la prima risposta: L’Artigiano di Riccione, azienda calzaturiera romagnola, mi fa un colloquio e decide subito di assumermi part time per occuparmi della loro comunicazione. Una realtà piccola e ben funzionante, con una gestione molto corretta: nel periodo di assunzione svolgo pure un corso formativo in web marketing. In parallelo continuo a scrivere per Style.it e organizzo un altro evento digital per alcuni fashion store di Livigno.

Ma arriviamo a oggi: in meno di un anno ricevo diverse proposte da aziende di moda, l’ultima delle quali rappresenta la mia nuova avventura lavorativa: Max Mara Fashion Group. Dal mese prossimo sarò una lavoratrice autonoma con Partita Iva, offrirò servizi e consulenze in ambito di comunicazione web, e ho già i miei clienti.

Per L’Artigiano di Riccione, con cui il contratto da dipendente sta per scadere, ho scelto di lavorare da freelance occupandomi esclusivamente dei progetti di Digital PR ed eventi. Anche per Max Mara Fashion Group mi occuperò di Digital PR e ideazione di contenuti per i siti web dei brand del gruppo. Continuerò a lavorare anche a progetti più piccoli come quelli che seguo per le boutique di Livigno, per le quali ho già diverse richieste.

Quando mi sveglio la mattina, non ho nulla di certo di fronte, se non la gioia con cui accendo il computer, leggo le mail e mi metto a lavorare. Questo lavoro, creato con le mie stesse mani, mi dà ogni giorno grande carica e ottimismo. L’ambiente moda poi, nonostante quello che si dice in giro, nonostante i pregiudizi, in questi ultimi anni si è riempito di ragazze/i miei coetanei, che con grande passione si sono inventati nuove professioni. È bellissimo conoscere persone diverse e lavorare insieme: tra noi facciamo rete, ci scambiamo competenze e opportunità.

Insomma, il messaggio che vorrei passare a chi mi legge è che, per quanto oggi sia difficile trovare un lavoro, si può provare a crearlo da zero, ed è sempre possibile sfruttare al meglio i propri studi, in barba a chi sminuisce le lauree in Scienze della comunicazione e gli studi di Semiotica. Credo sia sempre importante cercare di valorizzare il proprio percorso di studi, spiegando e mettendo su carta (meglio ancora: sul web) le proprie idee e competenze, mettendosi nei panni dei datori di lavoro, interpretando le loro esigenze, creando empatia. Con le nostre lauree abbiamo tantissimo da offrire, e le opportunità ci sono. Anche in Italia.

Quando l’aspirante stagista alza la testa

Ho ricevuto da Carolina una mail di quelle capaci di svoltarmi l’umore della giornata. Perché danno senso al mio lavoro quotidiano con gli studenti. Di assistenza, consigli e bla bla.

Di quelle che danno senso al lavoro che Eleonora Voltolina fa da tre anni con il sito della Repubblica degli Stagisti. Sito che da luglio è anche un libro, come avevo annunciato in questo post.

Carolina mi ha autorizzata a pubblicare la mail (togliendo nomi e riferimenti), perché «se mai può essere utile a qualcuno…». Eccola:

«Dopo aver letto il libro della Voltolina sugli stagisti e avendo seguito i suoi consigli, ho abbandonato l’idea di svolgere il tirocinio presso la Grande Impresa di moda XY e la Media Impresa WZ. Alla prima, mi avevano chiesto addirittura di lavorare i week-end e fino alle 23 tutti i giorni: una vera follia. Il colloquio è stato a dir poco ridicolo, il redattore mi intimava di sapere i nomi di tutte le modelle e di non sbagliare uno spazio perché se no sarebbe successo il finimondo.

Alla mia domanda su retribuzione e prospettive hanno risposto tutti che “c’è molta crisi”. In seguito, però, alla Grande Azienda XY, ho saputo, da più di un dipendente, che il Direttore si vanta di non pagare fotografi e stylist, visto che tutti vogliono lavorare per loro, anche gratis.

Successivamente ho mandato molti altri cv, tra cui uno alla Piccola Impresa ABC di Bologna che stava cercando uno stagista per l’ufficio web. La settimana scorsa ho fatto il colloquio, premettendo che, avendo già lavorato un po’, cercavo uno stage che desse qualche prospettiva di assunzione. [è qui che Carolina ha alzato la testa!]

Loro mi hanno detto che hanno da poco aperto un ufficio web interno, che si occupa del blog, dei social network, del sito aziendale e dell’e-commerce che sta per nascere. All’interno ci sono solo due dipendenti di cui una sta per andarsene. Io dovrei occuparmi un po’ di tutto, dal blog ai contenuti del nuovo e-commerce, insomma supportare tutte le attività di questo ufficio nuovo. Nei tre mesi di stage, potrei trovare una posizione mia in questo ufficio, che sia quella della ragazza che sta per andarsene o un’altra, visto che il reparto non è ancora ben strutturato.

Dopo il colloquio, loro erano già convinti di prendermi e io di accettare, perché mi è sembrato abbastanza promettente. Ho contattato la Segreteria Studenti per far convenzionare l’azienda e in questi giorni stanno sbrigando le pratiche. Una volta che queste saranno concluse, posso chiedere a lei la conferma del Programma di Tirocinio?»

NB: la prima volta che Carolina è venuta a chiedermi consigli sul tirocinio, era incerta fra la Grande Impresa XY e la Media Impresa WZ, solo perché avevano nomi altisonanti. Insomma, anche lei era pronta ad accettare qualunque cosa gratuitamente…