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Elezioni 2013: Perché il centrosinistra ha perso voti a favore di M5S

Le ragioni sono tante e se ne parlerà per giorni. Propongo una prima lista di perché:

1. Bersani e i suoi hanno continuato (sordi a ogni suggerimento contrario) a demonizzare la comunicazione, ostinandosi a pensare che sia roba “da imbonitori” (leggi: Berlusconi) o “da uomini di spettacolo” (leggi: Grillo). Continua a leggere

Bologna fra look anti-velina, nostalgia e flash mob

Ieri su Repubblica Bologna è uscito questo mio editoriale sull’immagine dei candidati alle primarie del centrosinistra bolognese:

È interessante osservare i candidati alle primarie del centrosinistra bolognese mentre si scaldano ai blocchi di partenza, perché in questa fase i loro programmi sono in gran parte ancora indefiniti. Focalizzare subito la loro immagine significa allora capire con quale dote iniziale si presentano alla città, quali stereotipi li accompagnano, quali vantaggi e svantaggi comportano. Il che permetterà, poi, di verificare come gestiranno questo capitale di partenza.

Amelia Frascaroli è la novità comunicativa più interessante. Mentre tutti si affannano a togliersi gli anni, lei fa di tutto per apparire più anziana: ostenta rughe e capelli candidi, si veste comoda e gioca con lo stereotipo della nonna, che è buona e cara ma, quando vuole, sferzante. Mentre gli altri urlano e litigano, lei sorride, parla a voce bassa e preferisce i toni dell’understatement e dell’autoironia.

Amelia Frascaroli

Inoltre viene dal mondo dell’accoglienza e della solidarietà sociale, e si è inventata una metafora della sua provenienza accogliendo tutti ogni giorno a casa sua, a farle proposte ed esporle problemi davanti a un tè. Insomma perfino nel nome Amelia fa appello alla nostalgia per la Bologna dei nonni, quella in cui partecipare non era uno slogan, ma una pratica quotidiana nelle piazze e nei quartieri. Date le delusioni della politica odierna, questa nostalgia potrebbe piacere a molti, ed è questa la sua forza maggiore. Viceversa, troppa mitezza potrebbe essere recessiva, potrebbe perdersi nel frastuono che la circonda, ed è questo il suo rischio principale.

In apparenza l’immagine di Virginio Merola è diametralmente opposta, perché pare un ragazzone mai cresciuto. In realtà anche lui fa appello alla nostalgia, ma di un altro tipo: quella del PCI dei tempi andati. Veste un po’ come i compagni di una volta, con il maglioncino a v, la giacca e cravatta rossa e, ora che è inverno, il montgomery d’ordinanza. Lo ricordiamo nelle primarie scorse, quando appariva sempre circondato da giovani, sempre a casa di qualche Stefano, Giuseppe, Claudia, a discutere come fosse un’assemblea anni settanta.

Virginio Merola con ricercatore

E anche oggi, con la proposta di accogliere in consiglio comunale gli studenti medi e universitari, l’attenzione ai giovani è rilanciata. Il che può funzionare, in una città stanca della politica di palazzo. Ma bisognerà poi vedere come Merola ci farà dimenticare la rissosità da cui la sua candidatura è emersa, la vicinanza a un Pd screditato e il passato nella giunta Cofferati, che certo non si distinse per empatia coi cittadini.

Infine c’è Benedetto Zacchiroli, che di nostalgico non ha nulla, anzi: si presenta come un giovane manager rampante e, con la mossa iniziale del «candidato no Cev», ha strizzato l’occhio pure al marketing non convenzionale, quello dei flash mob e dello stupore a tutti i costi. Una volta svelatosi, ha lanciato lo slogan «Sono io che», si è precipitato sul web con un sito e un blog, e si è preso Lucio Dalla come testimonial, applicando altre regole di base.

Benedetto Zacchiroli

Il problema è che il marketing in sé funziona per tutto e niente, dallo yogurt alla politica: per avere successo occorre saperlo adattare al prodotto che si vuole vendere e al contesto in cui lo si vuole vendere. Ma per ora Zacchiroli appare un po’ troppo generico e autoreferenziale («Sono io che»), un po’ troppo lontano da una città che ha fame di attenzione e interlocuzione autentiche. Dovrà infine anche lui – come Merola – farci dimenticare di aver lavorato con Cofferati. Staremo a vedere.