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Il dialogo fra generazioni, finalmente. Senza chedere il permesso

«La disoccupazione giovanile e il tasso di abbandono scolastico a livelli allarmanti raccontano di adulti che hanno fallito la promessa che regola il patto intergenerazionale: cercare di restituire alle generazioni che seguiranno un mondo migliore. Non aspettate, ragazzi. Non attendete istruzioni, ragazze, perché non arriveranno o forse arriveranno troppo tardi, e il tempo è prezioso. Alcuni tra noi adulti vi daranno una mano: il tempo necessario per costruire ponti sulle macerie prodotte dai crolli di questo mondo in disarmo. Voi percorreteli e poi sarà ora. Non attendete oltre: tocca a voi. Senza chiedere il permesso.»

Comincia così il video di Cesare Cantù tratto dal libro di Lorella Zanardo, Senza chiedere il permesso, appena uscito da Feltrinelli, che sto leggendo in questi giorni. Il libro nasce dalle centinaia di incontri con adolescenti e giovani che Lorella e Cesare hanno fatto (e stanno facendo) in tantissime scuole d’Italia. Ne parlerò per bene appena avrò finito di leggerlo, ma intanto ti propongo il video, a partire dalla questione di fondo: il tradimento del patto intergenerazionale e i ponti verso il futuro che «alcuni adulti», come dice Lorella, possono costruire per e con i giovani.

Lorella e Cesare sono due di questi adulti. Anch’io lo sono: costruisco ponti tutti i giorni, in aula, nei corridoi dell’università, per strada, a casa, col blog, rispondendo alle centinaia di mail e messaggi su Facebook e Twitter che mi arrivano tutti i giorni. Perché lo faccio? perché Lorella, Cesare e altri lo fanno? Per ragioni personali, naturalmente: vocazione, impegno, passione quotidiana. Ma ci sono anche ragioni sociali, collettive: questa storia del patto fra generazioni mancato non nasce ora, ma c’era già negli anni 80-90. Cominciò a vederla Pier Paolo Pasolini – pensa un po’ – addirittura nel 1973, ma lui era un precursore.

Senza dialogo fra generazioni non si va da nessuna parte: era già vero quando lo scriveva Pasolini (lui parlava di «rapporto dialettico»), lo è a maggior ragione oggi, e lo è soprattutto in Italia, dove i giovani sono sempre meno e gli adulti sempre più stanchi. Insomma, «alcuni adulti» di oggi – forse meno fortunati di altri – sono stati a loro volta traditi da promesse mancate, e si mettono a disposizione. È un’occasione per tutti: giovani e meno giovani. Approfittiamone.

L’incredibile storia della censura nelle biblioteche venete

Sto seguendo su Giap e Lipperatura l’incredibile storia dell’assessore alla cultura della Provincia di Venezia Raffaele Speranzon, che nei giorni scorsi ha chiesto il ritiro dalle biblioteche civiche (sic!) dei libri degli autori che nel 2004 firmarono un appello per Cesare Battisti.

Nella lista dei «banditi» ci sono, fra gli altri: Valerio Evangelisti, Massimo Carlotto, Tiziano Scarpa, Nanni Balestrini, Daniel Pennac, Giuseppe Genna, Giorgio Agamben, Girolamo De Michele, Vauro, Lello Voce, Pino Cacucci, Christian Raimo, Sandrone Dazieri, Loredana Lipperini, Marco Philopat, Gianfranco Manfredi, Laura Grimaldi, Antonio Moresco, Carla Benedetti, Stefano Tassinari, Wu Ming.

Incredulità e angoscia sono le emozioni che mi hanno presa alla gola dal primo istante in cui ho letto la notizia.

Segui questi link e fa’ circolare le informazioni: più persone protesteranno, più è probabile che l’assessore si dimetta o sia indotto a farlo:

Da Venezia partono i roghi di libri: vogliamo fare qualcosa?

Pennac fuorilegge a Venezia

La provincia contro Speranzon

Il contesto

Dagli scaffali si tolga Saviano

Le reazioni

Aggiornamento sul #rogodilibri veneziano: cosa siamo riusciti a fare

To be continued… e speriamo in un lieto fine. 😦