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I referendum del 12-13 giugno: questi sconosciuti

Diversi amici, in questi giorni, hanno sondato la competenza di altri amici – e così via a catena – sui referendum del 12-13 giugno: quanti e quali sono? Col che, hanno facilmente verificato che pure le persone di solito più informate stavolta cadono dalle nuvole, convinte ad esempio che sia stato cancellato il referendum sul nucleare. O che sia rimasto solo «quello su Berlusconi». O «quello sull’acqua». Ma cosa dicono di preciso «quello su Berlusconi e quello sull’acqua»? Boh.

In effetti, di referendum i media quasi non parlano. Il 19 maggio l’Agcom ha accolto le denunce dell’Italia dei Valori e dei comitati per i referendum, sollecitando la Rai ad «assicurare una rilevante presenza degli argomenti oggetto di referendum nei programmi di approfondimento».

Al momento – ma in effetti è troppo presto rispetto alla pronuncia Agcom il tema non mi risulta ancora trattato in nessun «programma di approfondimento».

In compenso è apparso lo spot istituzionale che spiega «come votare», ma si distingue per un burocratese che in altri contesti è scomparso da almeno quindici anni.

I referendum sull’acqua – che in realtà sono due – stanno per esempio nascosti sotto questi nomi: «modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica» (Referendum 1) e «determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunarazione del capitale investito (Referendum 2).

E poi ci sono chicche come queste: «il quesito prevede l’abrogazione» (perché non dire «il referendum ti chiede se vuoi cancellare»?) e «norme che stabiliscono la determinazione della tariffa per l’erogazione dell’acqua, il cui importo prevede attualmente anche la remunerazione per il capitale investito dal gestore» (perché non dire «norme che determinano quanto costa l’acqua ai cittadini, eccetera»?).

Per non parlare del contorsionismo sul «legittimo impedimento» (Referendum 4) (clic per ingrandire):

Referendum 4

Dove trovare spiegazioni semplici e il più possibile obiettive dei referendum? Io non ne ho trovate. Anche in rete, per saperne di più, tocca brigare, confrontare, studiare, ma per farlo ci vuole un buon livello di scolarizzazione, una discreta quantità di tempo libero e soprattutto molta motivazione.

Chi può mai credere, allora, che il 50% + 1 degli aventi diritto al voto abbiano queste caratteristiche e che per giunta il 12-13 giugno decidano di votare?

Ecco lo spot:

Le primarie a Bologna: finalmente è gara aperta

Oggi su Repubblica Bologna è uscito un mio intervento sulle primarie della coalizione del centrosinistra, che si terranno a Bologna domenica 23 gennaio. Per informazioni su quando e come votare, va’ sul sito Primariebologna2011.org.

Segnalo che quest’anno possono – finalmente! – votare alle primarie anche gli studenti fuori sede, purché si iscrivano alle apposite liste (vedi sito). Un’opportunità da non perdere, per iniziare a colmare il divario fra la città e i suo studenti.

Ecco il mio pezzo, versione integrale (su Repubblica Bologna è stato un po’ scorciato, per ragioni di spazio):

Le primarie del Pd che si tennero nel 2008 hanno lasciato ai bolognesi un brutto ricordo. Che fossero «pilotate», cioè univocamente e strettamente convergenti verso Flavio Delbono, i bolognesi lo sapevano dall’inizio. E difatti votarono solo in 25.000, la metà di quanti l’anno prima avevano partecipato a quelle del Pd nazionale.

Le primarie di quest’anno sono diverse. Ma il brutto ricordo può indurre molti elettori di centrosinistra – i più distratti e disamorati – a starne alla larga lo stesso: «Tanto, non serve a niente». Vale la pena invece ricordare alcune differenze fondamentali.

Le primarie del 2008 erano interne a un partito. Oggi abbiamo finalmente primarie di coalizione: quelle che molti nel 2008 invocarono senza successo.

Che quest’anno siano «aperte» si vede anche dal regolamento: nel 2008 potevano votare solo i residenti sopra i 16 anni (italiani o stranieri) e i non residenti che fossero iscritti ai circoli Pd o avessero votato alle primarie nazionali; inoltre, all’atto del voto tutti dovevano impegnarsi a scegliere come sindaco il candidato Pd che avesse vinto le primarie, anche se non era il proprio.

Il regolamento di quest’anno, invece, ammette a votare: i residenti a Bologna, i cittadini stranieri con permesso di soggiorno, gli studenti e i lavoratori non residenti (purché si iscrivano a un apposito elenco); basta che tutti dichiarino «di essere elettori di uno dei partiti della coalizione e/o di riconoscersi nella proposta politico-programmatica della coalizione di centrosinistra».

Insomma, queste primarie permettono di votare con serenità anche agli elettori che, pur sentendosi «di sinistra», non si riconoscono nel Pd; ma anche coloro che si riconoscono nel Pd hanno un motivo in più per partecipare: la gara sarà più dura e perciò, se stanno a casa, rischiano di fare perdere il loro candidato. Una bella differenza.