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«Science: It’s a Girl Thing!» La vendetta

Ricordi la campagna «Science: It’s a Girl Thing!» lanciata il 21 giugno scorso dalla Commissione Europea e subito ritirata, perché aveva suscitato un bel po’ di polemiche?

Ebbene, il Dartmouth Polar Environmental Change IGERT  – che è il centro dell’università statunitense di Dartmouth che studia i cambiamenti climatici nelle zone polari – ha realizzato un video di risposta, presentando il gruppo del postgraduate program – tutte ragazze toste – che al momento lavora in Groenlandia. Un’immagine ben diversa, rispetto allo scivolone dalla Commissione europea:

Science in Greenland

Grazie a Micol per la segnalazione.

Science: It’s a Girl Thing!

Il 21 giugno la Commissione Europea lancia la campagna «Science: It’s a Girl Thing!», con questo logo:

Science: it's a girl thing!

E questo video:

Nel giro di ventiquattro ore il video è sommerso da critiche e proteste, al punto che sparisce subito dal canale YouTube della Commissione (ora lo trovi solo su canali non ufficiali). Michael Jennings, portavoce della Commissione, giustifica l’operazione dicendo che è rivolta a ragazzine dai 13 ai 17 anni e che il focus group con cui hanno lavorato aveva raccomandato che la campagna parlasse il più possibile il loro linguaggio e fosse il più possibile «fun» e «catchy». Dopo di che, suggerisce di guardare gli altri video caricati sul canale, che in effetti sono tutt’altra cosa.

Bicchiere mezzo vuoto: il primo video era demenziale (e pure il logo col rossetto… mah).

Mezzo pieno: inutile continuare a scandalizzarsi su quel video, perché, ritirandolo, la Commissione ha ammesso l’errore (in Italia non succede quasi mai). Concentriamoci invece su questi: parlano davvero al target cui sono destinati? I primi due, forse.

I problemi di comunicazione della Commissione europea

Mi segnala Eugenio, che da anni vive e lavora a Bruxelles, il caso di uno spot del DG Enlargement della Commissione europea, che è stato subito ritirato perché accusato – in rete e su tutti i media – di rappresentare in modo «razzista» le civiltà non europee, con particolare danno nei confronti del mondo orientale, musulmano e afroamericano.

Questo è lo spot:

E questa è la risposta con cui la Commissione si è scusata (e giustificata) dopo aver ritirato lo spot:

We have received a lot of feedback on our latest video clip, including from people concerned about the message it was sending.

It was a viral clip targeting, through social networks and new media, a young audience (16-24) who understand the plots and themes of martial arts films and video games. The reactions of these target audiences to the clip have in fact been positive, as had those of the focus groups on whom the concept had been tested.

The clip featured typical characters for the martial arts genre: kung fu, capoeira and kalaripayattu masters; it started with demonstration of their skills and ended with all characters showing their mutual respect, concluding in a position of peace and harmony. The genre was chosen to attract young people and to raise their curiosity on an important EU policy.

The clip was absolutely not intended to be racist and we obviously regret that it has been perceived in this way. We apologise to anyone who may have felt offended. Given these controversies, we have decided to stop the campaign immediately and to withdraw the video.

Stefano Sannino, Director General of DG Enlargement

Poiché oggi sono davvero molto di fretta (moltissimo, scusate!), lascio alla comprovata abilità analitica dei lettori di Dis.amb.iguando il compito di commentare (se lo desiderano) spot e comunicato di scuse. 😀