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Dalla “natura” al “green”: come cambia la comunicazione ambientale

Qualche giorno fa ho rilasciato un’intervista per la sezione “Ambiente” del portale della Regione Emilia-Romagna sull’evoluzione del linguaggio con cui i media, le imprese e le istituzioni parlano di temi legati all’ambiente. Eccola:

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Di cosa parliamo quando parliamo di Natura?

È uscita su Greeno – un nuovo portale di comunicazione ambientale – una stimolante intervista a Gianfranco Marrone, professore ordinario di Semiotica all’Università di Palermo, sul concetto di “natura” e sul naturalismo acritico che inficia molte forme di ambientalismo contemporaneo, dalla politica al marketing. Ne riporto uno stralcio, ma leggila tutta:

Greeno.it

«Chiunque, oggi, considera la natura un valore, dal turismo alla politica, dal marketing alla religione, ma oddio ci fosse uno che prova a spiegare di cosa sta parlando. La natura è una evidenza, come il tempo per Agostino o l’arte per Croce; eppoi, appena si cerca di definirla crolla tutto, com è sempre accaduto in sede filosofica e scientifica.

Ho l’impressione che l’attuale naturalismo si fondi su un gioco di prestigio concettuale: da un lato si pensa alla natura come a un fatto, una condizione oggettiva, qualcosa che esiste a prescindere da noi, ed è sempre stato così. Dall’altro la si esalta come un valore, come un ambiente tanto necessario quanto positivo per l’uomo. Bisogna mettersi d’accordo: o la natura c’è a prescindere da noi, e allora perché occuparsene? Oppure esiste perché noi la costruiamo, e allora dobbiamo discuterne, decidendo di cosa si tratta, quale natura vogliamo, perché, a quali scopi, per quali persone, sino a quando… […]

Tutto questo per dire che io non so di quale ambiente bisognerebbe parlare, ma credo che, come molti ambientalisti intelligenti sottolineano, decidere in quale ambiente ci piacerebbe vivere significa stabilire innanzi tutto quale modello di società è secondo noi il migliore. Parlare di ambiente è parlare di società. Separare le due cose è prendersi in giro, prendere in giro. […]

Forse, per uscire fuori da molte mistificazioni, basterebbe uscir fuori dall’idea di una Natura singolare e iniziare a parlare di nature al plurale: costruendo e ricostruendo storie, ossia forme di vissuto che hanno a che fare con la natura. Molti antropologi (Descola), filosofi (Stengers) e sociologi della scienza (Latour), oggi, ci invitano a parlare di multinaturalismo. Oggi viviamo in una società multinaturale, ci piaccia o meno, o forse addirittura internaturale. Bisogna farsene una ragione, e magari essere anche un po’ più felici per questo.»

Drive the Change

Fra gli spot più interessanti di quest’anno, c’è senz’altro l’ultimo corto istituzionale di Renault, che persino noi italiani (di solito depressi da pubblicità più scadenti) possiamo ora vedere sui canali televisivi nazionali (dal 26 dicembre al 4 gennaio).

In novembre lo spot ha vinto il Premio Aretê per la Comunicazione Responsabile e, oltre a promuovere l’immagine di una Renault più attenta a valori ambientali, umanitari e sociali, ne anticipa alcune strategie di produzione: dal 2011, infatti, la casa francese introdurrà sul mercato una gamma di auto elettriche Z.E. (cioè a zero emissioni) destinate – ci promettono – alla diffusione di massa.

Perché mi piace?

Non perché presenta le atmosfere nostalgiche e rassicuranti che tipicamente funzionano in periodi di crisi: bambini, bellezze maschili e femminili, ambienti agiati, alternati a squarci sul passato. In questo, non c’è niente di nuovo.

Ma perché usa questi ingredienti per suggerire agli automobilisti occidentali un modo diretto e concreto per liberarsi dal senso di colpa che da anni li affligge: sappiamo che l’auto inquina, ingombra, uccide, ma non riusciamo a smettere di desiderarla e usarla. Non solo perché è utile e comoda, ma perché troppi interessi economici mondiali ci inducono a fare così.

Come liberarci dal senso di colpa? Cominciando già oggi a desiderare le macchine a zero emissioni su cui Renault sta investendo. E nell’attesa, orientandoci su altre auto dello stesso marchio. In questo senso l’operazione è intelligente.

Vale la pena aggiungere, però, che così facendo Renault si prende pure un bell’impegno, perché la critica al vecchio modo di pensare e produrre auto non riguarda solo le aziende concorrenti, ma le sue stesse strategie passate. Ogni sua mossa, da questo momento in poi, sarà bersaglio facile per associazioni di consumatori, ambientalisti, movimenti contropubblicitari e affini.

In questo senso l’operazione è rischiosa.

Drive the Change

Agenzia: Publicis Groupe

Regia: Michel Acerbo (con l’aggiunta di immagini di film-prodotto e spot Renault)

Musica: «Somewhere Only We know», Keane, Universal

Stacca la spina!

Era da un po’ che non facevo un salto su Do The Green Thing (ne ho già parlato QUI e QUI).

Mi colpiscono sempre la freschezza e la vivacità con cui il sito cerca di stimolare comportamenti e abitudini più rispettose dell’ambiente.

Nel guardare Plug out, mi sono resa conto che ultimamente lo faccio meno. (E la bolletta di casa è un po’ più alta.) Ci starò più attenta (tu lo fai?).

E con questo promemoria, stacco la spina anche in senso metaforico.

😀

Il blog resta chiuso per ferie fino al 20 agosto.

BUONE VACANZE!


Un sottobosco verde e utile

È nata Sottobosco.info, testata giornalistica on line che tratta di «Ambiente, lifestyle, eventi verdi dell’Emilia-Romagna».

Sottobosco header

È stata pensata da giovani laureati e laureate in Scienze della Comunicazione, un paio delle quali – Lou e Biljana – conosco e stimo per essere stata loro docente. Mi pare un’iniziativa promettente.

Questa settimana Sottobosco propone «un’inchiesta sui green job, i “mestieri verdi”, per vedere se e come la cura dell’ambiente può creare nuovi posti di lavoro».

Troverai un’intervista a chi già lavora nel settore della sostenibilità, completa di scheda per conoscere più da vicino la Geovest, un’azienda emiliana che, recuperando rifiuti, ha fatto della sostenibilità una missione e un affare.

Il mondo del riciclaggio offre diversi sbocchi professionali: tra gli altri, Sottobosco ha scelto un progetto che coinvolge i detenuti di tre carceri emiliano-romagnoli.

Ma lavoro sostenibile significa anche un mercato più equo e condizioni che favoriscano una buona qualità del lavoro. Per questo si parla di Banca Etica e coworking, un modo nuovo di pensare la condivisione in ufficio.

Chicca finale della settimana: una visita alla mostra «L’uomo contemporaneo nel mondo naturale», a Bologna dal 24 giugno presso la Biblioteca Ecosostenibile di via Ranzani.

Ah, dimenticavo! Se l’ambiente è il tuo pallino, hai esperienza di scrittura giornalistica e vuoi candidarti per collaborare alla testata, contatta Lou, dicendole che vieni dal blog.

Siamo tutti connessi

L’ultimo spot di WWF International – semplice, gioioso – si intitola «Because we’re all connected».

Per augurarti buona Pasqua.

L’Unione Europea e i gas serra

L’ultimo spot di Greenpeace ricorda all’Unione Europea che si deve impegnare a ridurre del 30% l’emissione di gas serra (in inglese: greenhouse gas).

Ora!