Archivi tag: comunicazione politica

Perché la foto di Renzi che fa la spesa col carrello è sbagliata

renzi_che_fa_la_spesa

Premetto che sono d’accordo con quanto oggi ha scritto Sofia Ventura su QN Quotidiano Nazionale a proposito del fatto che l’immagine apparsa su Chi di Renzi che fa la spesa con il carrello (fai clic per ingrandirla) ci restituisca un Renzi “finto” e “poco credibile”. Aggiungo allora le principali ragioni per cui credo che quell’immagine sia non solo poco credibile, ma del tutto sbagliata, dato il contesto e il momento in cui è pubblicata: Continua a leggere

Impressioni (a caldo) sulla vittoria di Trump negli Stati Uniti

trump__clinton

Provo a buttar giù qualche appunto per far ordine fra i pensieri che mi passano per la testa in queste prime ore dopo la vittoria di Donald Trump negli Stati Uniti:

  1. Sondaggi d’opinione: è sempre più chiaro che, nelle democrazie occidentali cosiddette “mature”, i sondaggi diffusi dai media nei mesi che precedono qualunque competizione elettorale, sbagliano. E di molto. Vedi l’Italia prima delle elezioni politiche del 2013 (sottostimavano il Movimento 5 Stelle), vedi il Regno Unito prima della Brexit (davano vincente il remain), vedi fino a ieri gli USA (davano vincente la Clinton). Questo però non vuol dire, secondo me, che i sondaggisti non sanno più fare il loro mestiere, né che l’arma del sondaggio è ormai spuntata. Oddio, un po’ vuol dire anche questo, ma non solo. Vuol dire soprattutto che i sondaggi Continua a leggere

Hillary Clinton, la malattia, il femminismo, il potere

clinton-11-settembre

Ricevo da Michela Pusterla, laureanda alla magistrale di Italianistica all’Università di Bologna, che ha trascorso un anno negli Stati Uniti per motivi di studio, una interessante e articolata riflessione sulla questione dello stato di salute della candidata alle elezioni presidenziali americane Hillary Clinton, vista in relazione al suo essere donna, vale a dire ai pregiudizi di genere che la sua candidatura porta con sé. Scrive Michela:

«La storia personale dei Presidenti americani è anche una storia di malattie, più o meno nascoste: Wilson ebbe un ictus che lo semi-paralizzò, Roosevelt non aveva l’uso delle gambe dopo aver contratto la poliomielite; Eisenhower soffriva del morbo di Crohn ed ebbe un infarto e un ictus; Kennedy nascose a lungo il morbo di Addison e soffriva di mal di schiena fortissimi; Reagan venne operato alla prostata e per un cancro alla pelle e, verso la fine del suo mandato, già soffriva di Alzheimer; Bush senior aveva la malattia di Basedon-Graves.

Per Hillary Clinton sembra sussistere un regime diverso, secondo quello che negli Stati Uniti si direbbe un «double standard». Sembrerebbe che a Clinton, una candidata del tutto politicamente convenzionale, non possa essere concessa nemmeno una polmonite: Continua a leggere

#Fertilityday2016, una campagna da ritirare

fertility-day

Mi chiedono cosa penso del #fertilityday2016, previsto per il 22 settembre, e della relativa campagna, anticipata in queste ore e accompagnata da moltissime polemiche in rete. Penso, in estrema sintesi, che solo una classe politica completamente scollata dalla realtà può dimenticare che in Italia la vera e unica ragione per cui non si fanno figli è che manca, da decenni, qualunque sostegno alla maternità e alla paternità: come si fa a fare bambini con il precariato a oltranza (si parla sempre di gggiovani, ma ci sono quarantenni e cinquantenni precari da sempre), con asili nido e scuole materne costosissime, con assegni familiari risibili, con aziende (piccole, medie, grandi) che nella stragrande maggioranza da decenni, ripeto, disincentivano in tutti i modi e con tutti i mezzi – espliciti, impliciti, diretti, indiretti – il fatto di fare figli? Ne risulta una campagna, per dirla con le parole dell’ottimo articolo di Matteo Pascoletti, oggi su Valigia Blu, Continua a leggere

Amministrative: candidati/e, non mandate più mail e messaggini anche durante il silenzio elettorale. Danno fastidio e (forse) aumentano l’astensionismo

Elezioni-amministrative-2016

Come sappiamo, dopo ogni campagna elettorale (anche la più infuocata), il giorno prima e il giorno stesso delle elezioni, i/le candidati/e, i partiti e le coalizioni devono tacere: è il silenzio elettorale, disciplinato da una legge del 1956, che vieta i comizi e le riunioni di propaganda elettorale, diretta o indiretta, in luoghi pubblici o aperti al pubblico, l’affissione di manifesti e, nei giorni destinati al voto, ogni forma di propaganda entro i 200 metri dall’ingresso delle sezioni elettorali. La stessa legge permette, invece, la distribuzione di volantini a mano o nelle buche della posta, le telefonate e la messaggistica personale. È per questo che, nei giorni scorsi, siamo stati sommersi (chi più, chi meno) da mail, sms, messaggini su Whatsapp e Facebook che invitavano al voto, con testi più o meno improbabili e a volte persino scorretti, foto del/la candidato/a, simulazioni Continua a leggere

Madechestamoapparlà: l’autenticità simulata di Roberto Giachetti

Giachetti_Madechestamoapparlà

«Fatemi fare tutto, ma gli spot elettorali no, per favore!». Con questa dichiarazione Roberto Giachetti, candidato sindaco a Roma per il Pd, ha pubblicato su YouTube e su Facebook “Madechestamoapparlà. Giachetti, un sindaco vero”, uno spot non spot, uno spot che nega di esserlo, in cui Giachetti si costruisce come candidato “autentico”, “vero”, a contatto con ‘a gggente. L’opposizione semantica e valoriale di fondo è: comunicazione politica come fiction (“ma che è? ‘na telenovela?”), come messa in scena fasulla (valorizzazione negativa) vs. candidato vero che “sta immmezzo ‘a gggente a parla’ dde programmi e dde bbuche” (valorizzazione positiva). Peccato che la messa in scena della non messa in scena sia Continua a leggere

Referendum #trivelle: che ruolo ha svolto l’invito di Renzi all’astensione?

referendum

Va detto: dopo Berlusconi e dopo due anni e due mesi di governo, Matteo Renzi è oggi, in Italia, il politico più capace di interpretare le emozioni, i pensieri e gli umori dell’italiano e dell’italiana media. Non era così abile quando si rivolgeva a quello che fino a tre o quattro anni fa (sembrano secoli) si identificava come “elettorato di centrosinistra”, ma ora che parla a tutti/e in generale, indipendentemente dalla distinzione destra vs. sinistra, tanto di cappello: è proprio bravo. Anche l’invito – più o meno esplicito – all’astensione dal referendum di ieri, ripetuto fino all’ultimo: un successo annunciato, una mossa che non poteva che portare il governo e la maggioranza Pd alle dichiarazioni di soddisfazione cui abbiamo assistito. E non parlo col senno di poi. Mi spiego in pochi punti: Continua a leggere