Archivi tag: comunicazione pubblicitaria

Master in Comunicazione, Management e Nuovi Media: 7 borse di studio totali, 3 parziali

MasterCom

Sono aperte le iscrizioni al Master di primo livello MasterCom. Comunicazione, Management e Nuovi Media. Il Master è un corso biennale post-laurea che offre un’opportunità di crescita culturale e di formazione tecnico-specialistica sulla comunicazione professionale e aziendale, con un focus particolare sul web, i social media e le forme più innovative di comunicazione, come il guerrilla e il viral marketing, l’experiential marketing, l’internet marketing, e così via. Se hai almeno una laurea triennale e vuoi intraprendere un percorso di formazione professionalizzante sui temi Continua a leggere

Ancora su emozioni e storytelling

Camera dei Deputati 7 maggio 2015

Oggi nessuna storia, nessun racconto – che sia pubblicitario o politico, giornalistico, televisivo o altro – può accedere a un pubblico di massa, può diventare virale in rete e portare attenzione, fama e soldi a chi lo ha prodotto, se non ha Continua a leggere

Brand Storytelling, ovvero “Che impresa fare Storytelling” #MeetSanofi

#MeetSanofi

Martedì 5 maggio 2015, nella sede di Sanofi Italia a Milano, si è tenuto il primo appuntamento di un ciclo di incontri intitolato #MeetSanofi – Aperitivi di carattere in 140 caratteri. Si è parlato del ruolo che lo storytelling svolge oggi nella comunicazione d’impresa – dalle realtà più piccole ai brand internazionali – in un andirivieni continuo fra uso dei mezzi di comunicazione tradizionale, siti web aziendali e social media. Punto di partenza comune: una buona dose di stanchezza nei confronti dell’abuso della parola storytelling, di cui oggi Continua a leggere

Galbusera: «Si può essere buoni senza essere zuccherosi»

Lo spot Galbusera

Da un paio d’anni va in onda lo spot dei biscotti Galbusera “Buoni così”, interessante per l’ironia con cui mette in scena una relazione fra uomo e donna diversa dal solito. Mentre lei, giovane manager in tailleur impeccabile, sopporta una pesante riunione in cui si parla dei «risultati del primo semestre deludenti», dalla finestra appare lui che, travestito da coniglio rosa, canta stonando, accompagnandosi con una chitarrina e pure ammiccando «I love youuuu Lucia». Alla fine la giovane, Continua a leggere

Master in Comunicazione, Management e Nuovi Media: 5 borse di studio totali + 3 parziali

MasterCom

Sono ancora aperte le iscrizioni al master biennale di primo livello MasterCom. Comunicazione, Management e Nuovi Media. Il master è un corso biennale post-laurea che offre un’opportunità di crescita culturale e di formazione tecnico-specialistica sulla comunicazione professionale e aziendale, con un focus particolare sul web, i social media e le forme più innovative di comunicazione (guerrilla e viral marketing, experiential marketing, internet marketing, ecc.). Se hai una laurea triennale e vuoi intraprendere un percorso di formazione professionalizzante sui temi Continua a leggere

Spot ingannevoli: vince la nostra petizione. Ma non basta

Premessa: non amo il clic-attivismo da salotto, quello per cui se ti unisci a qualunque gruppo di indignati su Facebook o clicchi «mi piace» per qualunque causa ti paia buona e giusta, ti senti subito un rivoluzionario. Così, senza nemmeno aver capito se la causa e l’indignazione fossero sensate.

Però è insopportabile anche l’atteggiamento degli apocalittici che se la prendono di principio con qualunque iniziativa parta da una raccolta di firme online. O gridano allo scandalo se, per raggiungere un certo target e un certo numero di adesioni, si usano tecniche di internet marketing (vedi: «Clicktivism is ruining leftist activism»). Insomma la penso un po’ come Ben Brandzel, grande organizzatore di mobilitazioni on line che ha lavorato come dirigente per MoveOn, Avaaz e Organizing for America:

«The value of any tool is only clear when one understands the context, purpose and effect; and while all online organising tactics start on the internet, every good tactic ends with offline, real-world impact.» (The Case for Online Organising)

Perciò il 23 agosto ho fatto il mio primo esperimento di petizione on line,  rivolgendone una all’Agcm (Antitrust) affinché facesse ritirare gli spot ingannevoli del 4.81.82 che giravano sulle reti Mediaset da luglio. E per farlo, ho scelto la sezione italiana di Change.org, aperta da poco, perché sono riuscita a condividere con il direttore Salvatore Barbera e il suo staff la stessa concretezza e serietà che emerge dalle parole di Ben Brandzel.

Change.org Italia

Ebbene, in cinque giorni abbiamo raggiunto 10.000 firme (ora sono quasi 12.000) e venerdì 7 settembre abbiamo ottenuto una risposta dell’Antitrust, che ha ordinato, come richiesto, la sospensione immediata (entro cinque giorni) della campagna. Ora, tenendo conto del fatto che era agosto, quando tutti erano distratti e l’Antitrust era in ferie, non è male.

E tuttavia non basta, perché:

  1. Dato il periodo di ferie, l’Antitrust è intervenuto troppo tardi, quando probabilmente gli spot sarebbero comunque cessati: le aziende che fanno questo tipo di campagne le programmano in agosto proprio per questo. Accadrà di nuovo.
  2. L’Antitrust non ha comminato nessuna sanzione pecuniaria, mentre per legge avrebbe potuto farlo, fino a 500.000 euro.
  3. Le sanzioni previste dalla legge (vedi Codice del Consumo, art. 27) sono comunque troppo basse per essere un deterrente serio. Spesso, quando le grandi aziende decidono di lanciare campagne ingannevoli, mettono in bilancio dall’inizio la probabile multa, perché è irrisoria rispetto ai guadagni che la campagna porterà.

Perché allora ho lanciato la petizione? Perché le 12.000 firme ottenute con Change.org sono comunque meglio, in termini di attenzione diffusa, delle decine di denunce che avevo ottenuto con un articolo QUI e sul Fatto Quotidiano. Perché bisogna tenere alta la guardia (di tutti: consumatori, media, lo stesso Antitrust) contro la pubblicità ingannevole, da cui siamo circondati: dai cosmetici e alimenti che fanno miracoli, alle tariffe telefoniche incomprensibili. E perché se l’attenzione diventasse un po’ alla volta più alta e le firme molte di più, si potrebbe anche far cambiare la legge, rendendola più incisiva. Chissà.

Questo articolo è uscito oggi anche sul Fatto Quotidiano.

L’esempio (in parte) incoraggiante di una banca

Sulla scia di quanto abbiamo discusso in Donne, uomini e stereotipi professionali, ricevo e volentieri condivido questa riflessione:

Ciao Giovanna, sono una lettrice del tuo blog e cliente della Banca popolare dell’Emilia Romagna.

Volevo segnalarti che nella homepage l’immagine che la banca dà dei suoi clienti è prevalentemente femminile: tre su quattro nella foto.

In particolare mi ha positivamente colpito il fatto che la categoria “Imprese e liberi professionisti” sia rappresentata da una ragazza con un computer sotto braccio. Anche la categoria “Privati e famiglie” è un po’ diversa dal solito stereotipo di casalinga: la signora è molto curata e in camicia (sembra Licia Colò!). Certo, il ruolo “Soci” rimane una prerogativa maschile.

Secondo me siamo sulla buona strada. A presto, Viachesiva.

Sono abbastanza d’accordo con Viachesiva: cerchiamo di vedere il bicchiere mezzo pieno. E tuttavia, volendo sottilizzare, se le due donne più giovani avessero la schiena meno inarcata e l’espressione del viso meno ammiccante, sarebbero più adeguate – pur restando nel cliché visivo tipico di queste pubblicità – al contesto in cui si suppone che le persone si rivolgano a una banca: quando lavorano o comunque quando pensano a risparmi e conti personali. Clic per ingrandire:Homepage della BPER