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Le slide e lo split screen di Renzi: pregi e difetti

Il carrello di Renzi

Abbiamo assistito, ieri, a una conferenza stampa innovativa per la comunicazione politica italiana, per diversi motivi, fra cui annovero la densità degli annunci (quanta roba!) e la rapidità con cui Renzi li ha snocciolati (è veloce, non c’è dubbio). Ma la novità che ha fatto fare ooohh a tutti sono state ovviamente le slide e lo split screen (erano lì apposta). Vediamone pregi e difetti: Continua a leggere

Il “golpe” di Grillo: fra satira, media e piazze

Grillo, conferenza stampa 21 aprile 2013

Il turpiloquio, le esagerazioni e le invettive che caratterizzano il linguaggio di Grillo non vanno mai presi alla lettera – lo dico da tempo – perché sono tecniche che la satira usa fin dall’epoca di Aristofane, e Grillo è anzitutto un autore satirico che da questa tradizione viene. Purtroppo però, quando cerco di spiegare questa cosa ai giornalisti, ai lettori, a chiunque mi chieda un parere sulla “sparata” grillesca di turno, finisco per essere guardata con sospetto, come se Continua a leggere

Lo sforzo di Bersani sul referendum

Poiché la comunicazione funziona sempre in modo sistemico, si capisce perché ultimamente le uscite di Bersani possano apparire meno deprimenti di mesi fa: a fronte della comunicazione ormai disastrosa del centrodestra, lui svetta.

Se poi consideriamo il guadagno d’immagine che gli hanno procurato le imitazioni di Maurizio Crozza – l’unico che sia riuscito a strappargli un sorriso in pubblico – capiamo meglio da dove viene l’idea, sempre più diffusa, che Bersani sia all’improvviso migliorato: più morbido, disteso, perfino simpatico, con tutte quelle fantasiose metafore sui giaguari smacchiati e le lucciole fotovoltaiche, che se l’è inventate Crozza, lo sappiamo, ma che importa: ormai è come se le avesse dette Bersani.

Ieri pomeriggio stavo seguendo in rete una delle tante dirette sul referendum, quando, dopo le 16, comincia a circolare questa sintesi: «Bersani: “È stato un referendum sul divorzio, divorzio tra governo e Paese”».

Sorrido pensando a Crozza, e subito rilancio su Facebook ottenendo in pochi minuti decine di «Mi piace»: «Bersani: che stia finalmente imparando da Crozza a fare battute decenti?».

Mi precipito a cercare il video della conferenza stampa e torno alla realtà: una faccia tesa, tutta sforzata, come se Bersani fosse preoccupato e addirittura un po’ addolorato, come se pensasse che i risultati del referendum gli porteranno solo guai, perché ora sì che gli tocca fare proposte concrete. E infatti le promette per l’ennesima volta.

O forse Bersani stava solo maledicendosi per non aver fatto come Di Pietro, sostenendo i referendum dall’inizio:

«Era il 22 aprile 2010 quando aveva detto: “Noi non abbiamo una strategia referendaria perché in 15 anni si sono persi 24 referendum e poi perché il referendum manca dell’aspetto propositivo. Detto ciò, noi guardiamo con simpatia a tutti coloro che si stanno muovendo contro la privatizzazione forzata dell’acqua pubblica”» (Il Fatto Quotidiano, 4 giugno 2011).

Altro che giaguari.

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