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La donna in croce

L’associazione Telefono Donna, una onlus nata nel 1992 per dare ascolto e consulenza a donne e famiglie in difficoltà, ha commissionato alla Arnold WorldWide una campagna affissioni per il 25 novembre, Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Il manifesto raffigura una ragazza seminuda, sdraiata su un letto sfatto, in una posa che ricorda la crocefissione di Cristo; mentre la headline domanda «Chi paga per i peccati dell’uomo?», sotto si spiega: «Solo il 4% delle donne denuncia il proprio carnefice, le altre pagano anche per lui».

Telefono Donna, che lavora con il patrocinio del Comune di Milano, chiede allo stesso 500 spazi pubblici per le affissioni. La polemica infuria.

Ecco l’immagine (clicca per ingrandire):

telefono-donna-croce

L’ACCUSA

L’assessore al Decoro Urbano, Maurizio Cadeo (An) dice no al manifesto negli spazi del Comune. «Perché rispondere alla violenza con violenza?», domanda Cadeo. Della stessa opinione il capogruppo di An, Carlo Fidanza: «Il manifesto strumentalizza il simbolo della cristianità. In una città dove giustamente si sanziona chi viola il decoro pubblico, è giusto opporsi a questo tipo di campagne» (Il Corriere della Sera, Milano, 14 novembre 2008).

Il sindaco Letizia Moratti non si sbilancia, ma appoggia l’assessore: «È difficile dare giudizi, perché rischiano di essere personali. Lascio che sia Cadeo a decidere» (La Repubblica, Milano, 15 novembre 2008).

Alessandra Kusterman, ginecologa e responsabile del soccorso violenze sessuali della Mangiagalli: «Non avrei scelto un’immagine che ha a che fare con la sensibilità religiosa delle persone» (ibidem).

LA DIFESA

Si difende Stefania Bartoccetti, presidente di Telefono Donna e amica del sindaco Moratti: «Io sono cattolica praticante. La crocifissione vuole solo essere l’immagine della sofferenza estrema» (Il Corriere della Sera, Milano, 14 novembre 2008).

La senatrice del Pd Marilena Adamo: «Non trovo offensivo accostare alla sofferenza la figura di Cristo. A meno, naturalmente, che qualcuno non pensi che il problema sia proprio la sofferenza femminile. E poi, al di là del moralismo, dov’è tutta l’efficienza della giunta che si accorge sempre in ritardo delle cose collezionando brutte figure?» (La Repubblica, Milano, 15 novembre 2008).

Molto più drastico Oliviero Toscani: «Non ho visto le foto, ma non importa: censurare è subumano. Punto. non esiste peggior violenza della censura» (ibidem).

Vittorio Sgarbi si fa vivo da Salemi, dov’è sindaco: «Sono pronto a ospitare la campagna. La giunta milanese dovrebbe dimettersi, invece di continuare a menarla con queste stupidaggini» (La Repubblica, Milano, 13 novembre 2008).

RICAPITOLANDO

Non mi convincono né l’accusa né la difesa.

L’accusa di blasfemia era prevedibile. Penso a una vecchia copertina de L’Espresso, che nel gennaio 1979, per parlare della legge sull’aborto, raffigurava una donna incinta in croce. La copertina fu censurata e il numero ritirato. Ecco un’immagine (a scarsa definizione, ma è l’unica che ho sotto mano):

copertina-espresso-19-gennaio-1979

Penso alle polemiche suscitate in tutto il mondo da Madonna, che nel Confessions Tour del 2006, cantò Live to Tell su una croce per attirare l’attenzione sugli orfani per Aids in Africa.

madonna-in-croce

Si sa che la chiesa cattolica e altre chiese cristiane non tollerano che una figura femminile stia sulla croce: dimenticano – hanno sempre dimenticato – che durante le rivolte giudaiche del I secolo d.C. anche le donne furono crocifisse. Dimenticano che esiste una tradizione iconografica di sante crocifisse, come Santa Librada (spagnola, II secolo d. C.), Santa Vilgefortis (portoghese, XV secolo) e Santa Giulia (da Nonza, in Corsica, V sec. d.C.).

Ora, la Arnold WorldWide e il suo committente non potevano non sapere queste cose. L’hanno fatto apposta, naturalmente. Il principio è sempre questo: parlino bene o male, purché parlino. Non a caso, a difendere la campagna, s’alzano Toscani e Sgarbi, entrambi maestri nell’applicare il principio.

Per questo non mi piace il manifesto. E neppure i suoi paladini.

Non penso affatto che l’immagine sia blasfema. Non è la croce, infatti, a essere strumentalizzata, ma il corpo femminile. Ancora una volta – per l’ennesima volta – si raffigura una ragazza bella, scomposta e nuda. Spogliata, ostentata, usata per attirare sguardi e far parlare. Che la causa sia buona o cattiva, il corpo femminile è sempre strumentalizzato.

È così che si combatte la violenza sulle donne?

Madonna, che interludio

Non vuole che la chiamino pop, ma tutti continuano a farlo. Si batte per le cause umanitarie, ma nessuno le crede. Usa in modo disinvolto e dissacrante i simboli del cristianesimo, ma lancia di continuo messaggi religiosi. Piace o non piace, senza mezze misure; eppure tutti – anche chi non la sopporta – la riconoscono come una grande professionista della comunicazione.

Non ti dirò cosa penso di lei. Dico solo che sto scrivendo un articolo sul Confessions Tour del 2006. E mi pare utile mostrarti questo video. È l’Interlude fra la prima parte del concerto, cosiddetta “Equestre” e la sezione “Medio Oriente”; è il pezzo che precede immediatamente l’esibizione sulla croce, quella che suscitò tante (e volute) polemiche. Se ami Madonna, già lo conosci e ti piace rivederlo. Se la odi, sono sicura che non l’hai visto e allora ti chiedo: l’avresti mai detto? Che durante un suo concerto ci fosse una cosa così bella, intendo.

Se invece sei una o uno snob, e non ti piace affatto che una docente universitaria (ohibò!) posti un brano di Madonna, ti ricordo che il pregiudizio nuoce gravemente alla salute.

Prima del video, ecco la mia traduzione dei testi recitati in sottofondo.

Il primo ragazzo:

Mi trovavo a un metro da terra, ansimando in cerca d’aria mentre tentavo di liberarmi dalla mano di mio padre sulla gola. Lo guardai negli occhi e mi chiesi se i miei piedi avrebbero mai più toccato il pavimento. Sei mai stato colpito così forte da finire scaraventato dall’altra parte di una stanza? Prima o poi tutti cadiamo in basso; è come ci si rialza la sfida più grande, non credi? Ho sempre vissuto nel mio piccolo mondo, e danzo per dimenticare i miei problemi. Ho imparato che c’è luce anche nei posti più oscuri. Non posso incolpare mio padre di nulla: non puoi contare sugli altri per essere felice. Eppure so che in fondo lui mi amava davvero.

La ragazza:

C’è stato un momento in cui soffrivo così tanto che avrei voluto strappare il male fuori da me. Mi sarei tagliata le braccia per non uccidermi. Non voglio morire, so di essere fortunata a stare al mondo. Così presi a tagliarmi, in modo che il male fisico calmasse il dolore che mi divorava dentro. Ma niente fu cancellato: il passato rimane nascosto nel mio profondo. Esce fuori come un’esplosione, e mi invade. Credo che siamo tutti messaggeri sulla terra, credo negli angeli. Sono benedetta da Dio perché riesco a raccontarmi che ho sofferto così tanto per diventare quella che sono.

L’ultimo ragazzo:

Dovete sapere che non ho solo una famiglia, ma faccio parte di un intero quartiere. E questo è potere. Ma non sono uno sporco negro, non ho mai voluto uccidere nessuno, neanche quando decisi di entrare in una gang: era solo per farmi accettare. Però un giorno mi costrinsero a fare una cosa che mi fece aprire gli occhi, e mi resi conto che non ne valeva la pena. Uno dei compagni venne ucciso e mi fecero fare la mia prima imboscata. Fu disgustoso il modo in cui mi coinvolsero. Io e mi fratello ce ne andavamo sull’ottava strada, quando arrivò un amico che ci chiese di seguirlo. Girammo l’angolo, mi ficcò una pistola enorme in mano e disse: “Sai quello che devi fare, è ora che tu dia una mano al quartiere”. Ma non ero uscito per uccidere nessuno.