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Meno mail, più social network

Copio e incollo dal Corriere del 10 marzo una notizia, che a sua volta traduce e sintetizza una indagine Nielsen, che puoi scaricare da QUI.

Cosa pensi della tendenza di cui parlano? Ti senti rappresentata/o?

I SOCIAL NETWORK «OSCURANO» L’EMAIL

Due terzi degli utenti della rete sono membri di comunità online. Mentre la posta elettronica perde popolarità

Che i social network, più che essere un fenomeno, stessero diventando «il fenomeno» della rete si era intuito ormai da tempo, tanto da far parlare gli esperti di «generazione Facebook» e teorizzare la nascita di un’altra identità per tutti coloro che comunicano e stringono amicizia utilizzando le pagine personali online. La rete di seconda generazione sta galoppando a una velocità impressionante e Facebook sta guidando la corsa che, inevitabilmente, va a scapito della vecchia mail, ormai considerata da molti superata e penalizzata dall’ingombrante fenomeno dello spamming.

I NUMERI DELL’UTENZA ONLINE – Le community dei social network hanno attratto nel 2008 globalmente il 67 per cento dei navigatori, contro al 61 per cento del 2007, con un incremento del 5,4 per cento in un solo anno. Lo rivela l’ultimo studio di Nielsen, che ha analizzato le abitudini online in nove Paesi, Italia compresa: nel corso dell’anno passato blog e social network hanno attirato un maggior numero di utenti rispetto alla mail e Facebook da solo viene visitato ogni mese da 3 persone ogni dieci utenti online.

I PAESI PIÙ IN CRESCITA – In Italia i social network hanno fatto un balzo del 9 per cento, con il doppio del tempo trascorso sui siti di seconda generazione rispetto al 2007. Il Paese che vanta invece la più alta penetrazione in assoluto è il Brasile, con l’80 per cento dell’utenza della rete che nel 2008 ha frequentato blog e siti come MySpace o Facebook e un minuto ogni quattro spesi online destinati alle applicazioni 2.0. Del resto la nazione sudamericana già nel 2007 vantava una percentuale altissima di visitatori di social network o blog (il 78 per cento).

Tra i Paesi in cui questo tipo di applicazioni web sono cresciute a ritmo più vertiginoso troviamo la Gran Bretagna, con il 69 per cento dei frequentatori della rete, un incremento rispetto al 2007 del 10,3 per cento e un minuto ogni sei trascorsi online destinato a siti del genere. Il tasso di crescita più alto è della Germania, con un balzo del 12,5 per cento in quanto a popolarità del social networking, nonostante in termini assoluti gli utenti tedeschi che si possono definire membri di comunità siano solo il 51 per cento dell’utenza del web. Il social networking sta diventando la quarta categoria più popolare online, preceduta dai motori di ricerca, i portali e i software e seguita dalla posta virtuale. Va segnalata infine l’importanza della telefonia mobile: in Inghilterra il 23 per cento degli abitanti approda a Facebook e simili direttamente dal cellulare.

Emanuela Di Pasqua
Corriere della sera, 10 marzo 2009

Per tua comodità, ecco la tabella Nielsen da cui hanno estrapolato i dati.

tabella-nielsen-su-social-networks
Changing share of time accounted for by “Member Community” Web sites across 2008. From Dec. ‘07 to Dec. ‘08 the global share of time accounted for by “Member Communities”’ increased by 38 percent – from 6.7 percent to 9.3 percent.

Alberoni apocalittico

Ma perché ancora, sempre e comunque questi toni apocalittici sui nuovi media? Ancora, sempre e comunque messi assieme a droghe, anaffettività, pratiche alienanti? Ancora, sempre e comunque affastellati senza distinzioni: da YouTube agli sms, e ora Facebook? Ancora, sempre e comunque… Francesco Alberoni?

Mi pare che, a non avere contatti con la realtà, sia in questo caso solo lui.

Tu che ne dici?

Dal Corriere di ieri.

Una moratoria per i giovani

Spengano YouTube e chat

Un modo per riprendere contatto con la realtà

di Francesco Alberoni

Parto da una notizia che ho appena avuto da due giornalisti che hanno intervistato numerosi adolescenti milanesi. Alcuni di loro hanno incominciato a usare l’eroina, ma non se la iniettano, la fumano. Dicono che gli dà un grande rilassamento, una grande serenità. Poi nel weekend, quando vogliono scatenarsi tutta la notte, passano alla coca. La coca li fa sentire onnipotenti. Come se le procurano? «In giro ne trovi quanta ne vuoi, anche su Internet e costa poco». «Non pensi che ti farà male?» «No, fa bene».

Questi adolescenti quando sono a scuola, in casa, quando si trovano con gli adulti non ascoltano. Comunicano solo all’interno del loro universo adolescenziale con mezzi che gli adulti non possono controllare: sms, Internet, chat, YouTube, altre web-tribù. Si incontrano di notte, nelle discoteche e nelle feste. Coi genitori recitano, e questi non sanno nulla della loro vita reale. Considerano i docenti dei falliti che insegnano cose inutili e guardano con compatimento gli psicologi. Fra loro parlano poco, piuttosto chattano e ascoltano musica.

È dalle canzonette che prendono le parole e i concetti filosofici che ispirano la loro vita: «Sii libero, fa quello che vuoi e ricorda che sei perfetto !». I loro modelli sono i personaggi dello spettacolo, chi va a Il Grande fratello, i calciatori miliardari, i bulli, e perfino chi si distingue su YouTube con qualche filmato da brivido. La separazione fra il mondo giovanile e adulto è incominciato negli anni ’60 del secolo scorso con i figli dei fiori, il movimento studentesco, la rivoluzione sessuale. Molti di questi giovani hanno avuto problemi, ma perlomeno avevano radici e ideali. La nuova generazione non ha radici, non ha fondamenti etici, non ha cultura né classica, né politica. Alcuni pensano che, proprio perche è così vuota, sarà più aperta, creativa. È una illusione: senza radici, senza un rapporto reale e drammatico con la vita, senza capacità di confrontarsi e di riflettere e con l’illusione di essere perfetti, non si crea niente. A volte mi domando se a questi adolescenti non farebbe bene un periodo di moratoria, in cui si chiudano loro YouTube, le chat, le discoteche, si limiti l’uso di Internet e dei cellulari per consentire loro di ricominciare a parlare, di riprendere contatto con le altre generazioni, con i giornali e i libri. Una moratoria periodica di due mesi l’anno, una cura disintossicante.

23 febbraio 2009

Come ti aggiro Google

Su segnalazione di Giacomo – a proposito di ciò che abbiamo discusso mesi fa su Luci e ombre di Google – copio e incollo dal Corriere:

Ecco come usare il motore di ricerca di Mountain View (e non solo) senza finire nella sua banca dati

 I 4 software per evitare la «profilazione» di Google. 1) Privoxy (un proxy installabile sul pc); 2) Track me Not (invia ricerche simulate nascondendo quelle reali); 3) Scookies  (scambia a caso i cookies degli utenti); 4) Sgroogle (cripta le ricerche)
I 4 software per evitare la «profilazione» di Google. 1) Privoxy (un proxy installabile sul pc); 2) Track me Not (invia ricerche simulate nascondendo quelle reali); 3) Scookies (scambia a caso i cookies degli utenti); 4) Sgroogl (cripta le ricerche).

Smettere di usare Google perché traccia la nostra navigazione è un impresa impossibile. Come rinunciare alla comodità del più famoso motore di ricerca al mondo? Eppure il problema esiste. Sono milioni i dati relativi alle nostre ricerche che ogni giorno immettiamo nella banca dati di quello che qualcuno chiama il nuovo Grande Fratello del Web. I dati profilati attraverso la navigazione servono per fare pubblicità mirata come AdWords, Adsense e molti altri. Ma per alcuni tra i più smaliziati cittadini della rete la propria privacy è più importante di ricevere degli accurati consigli per gli acquisti. Così sono nati alcuni applicativi per ovviare al problema quasi senza controindicazioni. Il problema dello User Profiling poi, va ben oltre Google e i grandi player dell’ IT, riguarda le nostre sessioni di navigazione in generale, per questo molti dei software proposti sono validi anche per tutti quei siti internet che fanno net tracking.

RICHIESTE FANSTASMATrack Me Not è un’estensione per il browser Firefox pensata per proteggerci dal data-profiling attivato dai motori di ricerca, funziona per tutti i motori, non solo per Google. TMN lavora in background quando Firefox è aperto ed invia periodicamente delle ricerche casuali. Il motore di ricerca riceverà le nostre ricerche reali mescolate a molte altre, simulate dal programma. In questo modo Google non sarà in grado di recepire nitidamente quali siano gli argomenti che ci interessano, poiché questi compariranno in modo offuscato. In altre parole l’applicazione nasconde il percorso di ricerca in un insieme indistinto di domande fantasma rendendo difficile l’aggregazione di tali dati in un profilo preciso che identifichi l’utente.

IL DONO DELL’ INVISIBILITA’. Scroogle è un sito internet che si colloca tra l’utente e Google rendendo anonime le ricerche. Dal sito si può scegliere la lingua di ricerca (compreso l’italiano) e se usare connessioni criptate HTTPS. Passando attraverso Scroogle si diventa praticamente invisibili a Google perché sarà il sito stesso a raggiungere il motore di ricerca per noi. In più sono eliminate pubblicità, cookie e ogni sistema di tracciamento lesivo. Navigando su Scroogle si avranno gli stessi risultati di Mountain View, senza pubblicità e profilazione. Scroogle è stato creato da Daniel Brandt, creatore di un altro sito anti-google: Google Watch questa sorta di osservatorio si occupa di raccogliere tutte le malefatte più o meno note di Google offrendo sempre ottima documentazione aggiornata e validi suggerimenti per difendere la propria privacy.

SCAMBIAMOCI I COOKIE!Scookies è un’ estensione per il Browser Firefox e funziona per tutti i motori di ricerca e siti internet che cercano di tracciare gli utenti tramite i cookie. Scookies cambia i cookie degli utenti mescolandoli gli uni agli altri. In questo modo vengono alterati i profili di ciascun utilizzatore intorbidendo il tracciato originale. Inoltre ogni user può segnalare nuovi siti internet che fanno profilazione contribuendo a migliorare l’anonimato di tutti gli altri. Scookies aumenta la sua performance ogni volta che un nuovo utente si aggiunge alla comunità. Questo applicativo è una creazione di Andrea Marchesini coautore del volume Luci e Ombre di Google, edizione Feltrinelli un utile saggio sui pericoli che si incorrono nel fidarsi troppo di Google.

RISOLVERE IL PROBLEMA ALLA RADICEPrivoxy è un proxy anonimizzante. Ovvero un applicazione che si colloca tra il nostro browser e i siti internet che vogliamo raggiungere. Con questo proxy possiamo davvero controllare la privacy della navigazione. Consente di cambiare lo user agent (nome del browser e del sistema operativo) , bloccare banner pubblicitari, filtrare cookie e molto altro. Può essere installato anche sul proprio computer in semplici passaggi ed è altamente configurabile. Privoxy è uno strumento essenziale per qualunque progetto che miri a proteggere la navigazione dell’utente.

CHE COSA MANCA? – Gli applicativi descritti non garantiscono una certezza riguardo la protezione della privacy. Rappresentano un segnale d’attenzione circa il comportamento spesso non propriamente trasparente di chi ci offre servizi «gratuiti». Manca la protezione verso servizi utili (mappe) che non richiedono l’autenticazione, manca ancora un vasto fronte di opposizione al monopolio della ricerca da parte di pochi motori. Manca soprattutto una conoscenza critica riguardo i sistemi di profilazione e una visione d’insieme delle sottoreti costituite dai grandi player dell’IT che spesso vengono scambiate per l’interezza di Internet

Hanay Raja

24 agosto 2008

L’uomo dei fatti

Sul Magazine n.13 del Corriere della sera è uscita un’intervista di Vittorio Zincone a Jacques Séguéla (mi era sfuggita, ma Donmo me l’ha gentilissimamente inviata per mail: grazie!). Séguéla è il celebre pubblicitario francese, noto fra l’altro per aver lavorato con François Mitterand: a lui si deve lo slogan “La force tranquille”, che accompagnò la vittoria di Mitterand nel 1981. Agli studenti interessati a lavorare sulla pubblicità consiglio sempre di leggere i libri di Séguéla, come minimo quelli tradotti in italiano: dall’autobiografico e divertente Non dite a mia madre che faccio il pubblicitario. Lei mi crede pianista in un bordello (Lupetti, 1979) a Hollywood lava più bianco (Lupetti, 1992).

Ma anche quelli interessati alla comunicazione politica non possono prescindere dai lavori di questo guru della pubblicità francese: come minimo Le vertige des urnes (Flammarion, 2000) e il recente La prise de l’Elysée, scritto con Thierry Saussez (Plon, 2007).

Nell’intervista sul Corriere, Séguéla riprende una delle sue celebri regole per la comunicazione politica, “Si vota per un uomo e non per un partito”, criticando su questa base gli attuali manifesti del Popolo della Libertà.

Testuali parole:

«- Non voglio fare il saccentello, ma… mi cascano le braccia. Siamo tornati alle réclame vecchio stampo.
– Non le piace “Rialzati, Italia”?
– Tecnicamente lo slogan è ineccepibile. Due parole, chiare. È molto di destra. Più di quanto lo sia mai stato Berlusconi. È imperativo, volontaristico, quasi violento. Troppo per questi tempi: oggi la comunicazione di un grande leader deve essere una specie conversazione, coinvolgente. Il contrario di quanto ha fatto il Pdl. L’errore più grave però è l’immagine…
– Qual è il problema?
– È arcaica. Ci sono tre regole della comunicazione politica che sono intangibili.
– La prima?
– Si vota l’uomo, non il partito. E nei manifesti per ora manca la faccia di Berlusconi.
– Il suo staff dice che c’era l’esigenza di far conoscere il Pdl, una nuova alleanza.
– E che c’entra? Si vota comunque l’emozione che ti dà un volto. Per questo la campagna di posizionamento di Veltroni è più azzeccata» (Corriere della Sera Magazine, n.13, 27 marzo 2008, pp. 66-67).

Ora, mentre il resto della opinioni espresse da Séguéla nell’intervista mi trova entusiasticamente d’accordo, questa proprio no. Tralascio ogni ulteriore commento sulla foto di Veltroni, carente proprio perché non dà l’emozione che dovrebbe.

Ma l’assenza del volto di Berlusconi dai manifesti non mi pare affatto un errore, anzi. Trovo che sia perfettamente coerente con il modo in cui, fin dall’inizio di questa tornata elettorale, il leader del centrodestra si è posizionato rispetto al suo principale avversario: Veltroni è un parolaio – dice Berlusconi – uno capace di usare i trucchetti della televisione (“della fiction”, ripete), io no di certo, io mi rifiuto di farlo perché mi occupo di cose serie e problemi concreti. Veltroni è il comunicatore, il venditore di sogni – dice Berlusconi – io l’uomo dei fatti. È su questa stessa base – facci caso – che ora il leader del centrodestra sta motivando il suo rifiuto di partecipare al faccia a faccia televisivo.

Per questo, credo, ha accuratamente evitato di mettere la sua faccia nei manifesti. Il che è un bel paradosso: proprio Berlusconi che nel 1994 fu il primo, in Italia, a introdurre nella comunicazione politica le tecniche pubblicitarie, ora ci racconta di non saper comunicare. Proprio lui, l’uomo delle televisioni, ora rifiuta il faccia a faccia televisivo. Mi pare l’ennesima, e abile, mossa di un ottimo comunicatore.