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Precari e microimprese: una guerra fra poveri?

Guerra fra poveri

Per lavoro entro in contatto con moltissimi studenti. E con molte aziende, il che vuol dire – poiché siamo in Italia – piccole (sotto i 50 dipendenti) e micro (sotto i 10 dipendenti). Mi capita insomma di sentire le due campane. I giovani si lamentano soprattutto per due cose: il precariato (sono soprattutto contratti a progetto) e lo stipendio basso (da 700 a 1000 euro netti al mese, 1200 se va grassa). I microimprenditori, d’altro canto, si lamentano perché: Continua a leggere

Ho trent’anni, faccio l’editore e la crisi mi fa un baffo

Smiley Book

Mentre ancora impazza la discussione per il post «Sentirsi falliti a trent’anni, ovvero: la crisi dell’editoria», un piccolo editore mi scrive per precisare che le amarezze e i vissuti di fallimento non abitano dalle sue parti. In Italia insomma la crisi morde soprattutto i grandi editori, ma ce n’è una miriade di piccoli e piccolissimi che stanno bene, pubblicano bene, trattano bene i collaboratori. È con grande piacere, dunque, che pubblico la testimonianza di Andrea Benei, una ventata di aria fresca: Continua a leggere

La paura dei bambini Diesel

Firenze, stazione di Santa Maria Novella. In attesa di un treno ad alta velocità in ritardo di mezz’ora (!), incupita dalla stanchezza e dallo squallore di una delle più malandate stazioni italiane (e poi dicono del sud), allibisco di fronte all’ultima campagna Diesel Kid.

Non ho mai sopportato la retorica pubblicitaria dell’infanzia caramellosa e paffuta, ma i corpicini smagriti, gli occhi spiritati e le facce terrorizzate di quelle foto… bah. D’accordo, è la tipica scenografia horror del castello ombroso con nebbia e laghetto, ma è inevitabile leggerci altre cose: solitudine, violenza, futuro incerto. Paure degli adulti proiettate sui piccoli, insomma. In una parola: crisi.

Ma fra il balocchi e il terrore, una via di mezzo non si potrebbe trovare?

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Per la campagna completa vedi QUI.

Canzoni e crisi economica

Ieri Giulia Zonca, giornalista della Stampa, mi ha chiesto un parere da semiologa sulle canzoni che parlano di crisi economica. Scorrendo la lista che mi ha fornito, ho un po’ scoperto e un po’ ricordato che ce ne sono diverse, dagli anni ’30 del secolo scorso a oggi.

La cosa non mi ha affatto stupita: si entra in crisi (non solo economica, ma personale, di coppia, famiglia) quando si perde qualcosa e qualunque perdita o mancanza – insegna la semiotica narrativa da Propp in poi – è uno stimolo potente per raccontare storie.

Mi pare che le canzoni abbiano sempre affrontato la crisi economica con tre scopi fondamentali:

(1) per denunciare disagi sociali e indurre alla ribellione, nel solco della tradizione rock;

(2) per consolare, condividendo le emozioni negative che accompagnano ogni crisi;

(3) per riderci sopra e dunque esorcizzarla.

Le tre funzioni – naturalmente – spesso si mescolano.

Riporto un esempio per ogni funzione, ma sono molti di più e l’argomento merita di essere approfondito in una tesi di laurea triennale.

Canzone per DENUNCIARE: “Radio Conga” dei Negrita (il singolo è uscito sabato scorso) (video amatoriale).

Canzone per CONSOLARE: “La crisi” di Ivano Fossati (1979) (video amatoriale).

Canzone per SCHERZARE: “Ma cos’è questa crisi” di Rodolfo De Angelis (1933)