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Trans-Dance

Il numero 78 di Colors Magazine (autunno 2010) è tutto sulla danza.

Bellissimo. Goditelo anche QUI.

Estraggo solo pochi esempi, che mostrano quanto e come la danza possa essere vissuta e goduta da tutti. In tutto il mondo, a tutte le età e con tutte le caratteristiche fisiche.

Il Kuduro ballato da giovani, anziani, disabili:

Le Granny Hip Hop Dance Troupe, un gruppo di signore over 65 che ballano hip hop a Pechino (la leader ha 74 anni):

La Danza Voluminosa a Cuba, un gruppo di sei danzatrici e un danzatore obesi:

Un bimbo cubano che balla il reggeton:

 

Obama, la bellezza, la danza 2

A corredo delle considerazioni di ieri, un altro esempio di Obama danzante, tratto dalla sua visita a Puerto Rico il 25 maggio scorso.

Una differenza rispetto a ieri: questa volta Obama non si esibisce in un contesto di addomesticazione bianca, ma è un nero fra i neri.

In altre parole, qui il dondolio di Obama è privo della componente “Guarda come ballo bene, puoi farlo anche tu” che è rivolta solo ai bianchi, ma serve a enfatizzare la vicinanza del candidato alla cultura dell’elettorato ispanico di colore .

 

 

Obama, la bellezza, la danza

Sabato scorso ero a Venezia, al Simposio di apertura della Biennale Danza. Tema di questa edizione: “Beauty”. Gli interventi più stimolanti sono stati quelli di Loredana Lipperini e Germaine Greer, di cui ti dirò più avanti. Interessante è stato, nel complesso, sentire come coreografi, ballerini, direttori di balletti nazionali e internazionali filosofeggiano sul loro mestiere. Insomma, ho fatto un po’ di osservazione partecipante.

Uno solo dei relatori era un docente universitario, Jeffrey Stewart, preside del Department of Black Studies dell’University of California at Santa Barbara. A parte la lunghezza e pesantezza del suo speech – intitolato “Bellezza e blackness” – tipica di certo accademismo, mi ha colpita una sua tesi. Riprendo le parole di Stewart (dalla traduzione italiana distribuita ai convegnisti):

«All’alba del XXI secolo, si fa strada una nuova, più diffusa e vasta sensibilità verso la Bellezza Nera, che […] è creata nelle viscere dell’Occidente: la Bellezza Nera come cavallo di Troia. Un esempio calzante è la straordinaria affermazione di Barack Obama come possibile candidato alla Casa Bianca in un paese ancora razzista come gli Stati Uniti.

Questa candidatura seducente dovrebbe essere letta in termini di Bellezza Nera, poiché per molti versi il fascino di Obama deriva dalla sua estetica.

È un danzatore, i cui movimenti riflettono l’attitudine culturale delle comunità nere urbane a mantenere sempre la calma e il sangue freddo anche in situazioni di stress, muovendosi con grazia e trasformando le arene sconosciute in un palcoscenico su cui danzare. Si sono aperti dibattiti per stabilire se Obama sia “troppo nero” o “non abbastanza nero”, categorie risalenti agli anni ’60 e ormai superate, mentre gli osservatori non sono riusciti a vedere quanto la sua campagna assomigli a una coreografia nera.

La sua genialità ha radici nella padronanza della cinetica nera, la sua flessibilità, la capacità di controbattere, la sua giovane età, il suo eloquio musicale dipendono da e promuovono la Bellezza Nera, che include l’Altro Bianco su nuovi palcoscenici. Attira a sé quelli che normalmente non appoggerebbero un candidato nero perché la sua bellezza li trasforma, insegna loro come muoversi in un mondo post-moderno, post-coloniale, post-identità. Si dondola e il suo messaggio è: “Puoi farlo anche tu”

In questi termini è più chiara – mi pare – la potenza di quel togliersi la giacca che abbiamo commentato alcuni giorni fa.

Però però.

Stewart prosegue:

«Come portatore di Bellezza Nera, Obama diventa la migliore opportunità per l’Occidente di salvarsi, ma la domanda è: saprà l’Occidente imparare i passi di questa danza?

Questa è una sfida, non una domanda retorica. Perché altri danzatori della Bellezza Nera non son riusciti a tradurre la loro estetica in qualcosa di più. […] Pensiamo a Josephine Baker, che trasformò la danza in America ed Europa negli anni ’20 e ’30. […] Ma conosciamo tutti la storia della Baker. Benché alcuni la considerassero come l’epitome della Bellezza, altri la trattarono come l’animale domestico della società parigina, un animale la cui bellezza mobile fu attribuita e ridotta ad abilità razziale conseguente alla genetica. E non cambiò nulla in Europa o negli Stati Uniti del come noi umani conviviamo, chi consideriamo umano, cosa intendiamo per umanità, ecc. […]

Molti europei, per esempio, sostegono di apprezzare Obama, ma non vedo poi uno sforzo corrispondente nell’affrontare la disuguaglianza e le tensioni etniche e razziali nelle società europee. È a posto fintantoché rimane per loro un simbolo e uno spettacolo televisivo, così possono imitare la sua danza in modo superficiale.»

Barack Obama come Josephine Baker: solo una provocazione?

Mentro cercavo di rispondere a questa domanda, ho trovato questo video, in cui Obama accenna alcuni passi di danza durante una puntata del The Ellen DeGeneres Show (ottobre 2007).

Mi si è gelata la schiena.

Madonna, che interludio

Non vuole che la chiamino pop, ma tutti continuano a farlo. Si batte per le cause umanitarie, ma nessuno le crede. Usa in modo disinvolto e dissacrante i simboli del cristianesimo, ma lancia di continuo messaggi religiosi. Piace o non piace, senza mezze misure; eppure tutti – anche chi non la sopporta – la riconoscono come una grande professionista della comunicazione.

Non ti dirò cosa penso di lei. Dico solo che sto scrivendo un articolo sul Confessions Tour del 2006. E mi pare utile mostrarti questo video. È l’Interlude fra la prima parte del concerto, cosiddetta “Equestre” e la sezione “Medio Oriente”; è il pezzo che precede immediatamente l’esibizione sulla croce, quella che suscitò tante (e volute) polemiche. Se ami Madonna, già lo conosci e ti piace rivederlo. Se la odi, sono sicura che non l’hai visto e allora ti chiedo: l’avresti mai detto? Che durante un suo concerto ci fosse una cosa così bella, intendo.

Se invece sei una o uno snob, e non ti piace affatto che una docente universitaria (ohibò!) posti un brano di Madonna, ti ricordo che il pregiudizio nuoce gravemente alla salute.

Prima del video, ecco la mia traduzione dei testi recitati in sottofondo.

Il primo ragazzo:

Mi trovavo a un metro da terra, ansimando in cerca d’aria mentre tentavo di liberarmi dalla mano di mio padre sulla gola. Lo guardai negli occhi e mi chiesi se i miei piedi avrebbero mai più toccato il pavimento. Sei mai stato colpito così forte da finire scaraventato dall’altra parte di una stanza? Prima o poi tutti cadiamo in basso; è come ci si rialza la sfida più grande, non credi? Ho sempre vissuto nel mio piccolo mondo, e danzo per dimenticare i miei problemi. Ho imparato che c’è luce anche nei posti più oscuri. Non posso incolpare mio padre di nulla: non puoi contare sugli altri per essere felice. Eppure so che in fondo lui mi amava davvero.

La ragazza:

C’è stato un momento in cui soffrivo così tanto che avrei voluto strappare il male fuori da me. Mi sarei tagliata le braccia per non uccidermi. Non voglio morire, so di essere fortunata a stare al mondo. Così presi a tagliarmi, in modo che il male fisico calmasse il dolore che mi divorava dentro. Ma niente fu cancellato: il passato rimane nascosto nel mio profondo. Esce fuori come un’esplosione, e mi invade. Credo che siamo tutti messaggeri sulla terra, credo negli angeli. Sono benedetta da Dio perché riesco a raccontarmi che ho sofferto così tanto per diventare quella che sono.

L’ultimo ragazzo:

Dovete sapere che non ho solo una famiglia, ma faccio parte di un intero quartiere. E questo è potere. Ma non sono uno sporco negro, non ho mai voluto uccidere nessuno, neanche quando decisi di entrare in una gang: era solo per farmi accettare. Però un giorno mi costrinsero a fare una cosa che mi fece aprire gli occhi, e mi resi conto che non ne valeva la pena. Uno dei compagni venne ucciso e mi fecero fare la mia prima imboscata. Fu disgustoso il modo in cui mi coinvolsero. Io e mi fratello ce ne andavamo sull’ottava strada, quando arrivò un amico che ci chiese di seguirlo. Girammo l’angolo, mi ficcò una pistola enorme in mano e disse: “Sai quello che devi fare, è ora che tu dia una mano al quartiere”. Ma non ero uscito per uccidere nessuno.

Gravity Set Me Free

Oggi sono di poche parole. O meglio, non ho risposte chiare a una domanda (con relative sotto-domande) che mi faccio sempre, quando resto incantata a vedere gli spot della Freddy. E anche un po’ commossa, lo ammetto.

Perché le donne occidentali da piccole vogliono fare la ballerina?

Sono tante, tantissime quelle che condividono questo sogno più o meno segreto. Di tutte le generazioni: ragazze, adulte, anziane.

E perché gli uomini no? Non ci pensano o non lo confessano? Perché Billy Elliot è un’eccezione?

Io da sola non riesco a rispondere.

Ci proviamo assieme?

Ma prima goditi lo spot. (Quel pavimento che brucia e li costringe a saltare…) In silenzio, please.