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Le iperdonne di Satinelle

Da oggi apro una nuova sezione del blog. Poiché sono ormai molti gli studenti che prendono spunto da qui (vedi la categoria «Idee per la tesi», ma non solo), ho deciso di pubblicare alcuni lavori.

Mi spiego: non è una «garetta» per scegliere il/la primo/a della classe. Né voglio incentivare il copia-incolla di tesi altrui (disabiliterò l’apposita funzione). 🙂

Voglio solo condividere con chi non studia con me cosa accade oltre il blog: in aula, nei corridoi, nel mio ufficio. Raccontare «com’è andata a finire» questa o quella discussione. E valorizzare scritti che altrimenti – dopo il bel voto, la lode e le feste – prenderebbero polvere nei miei scaffali.

Saranno soprattutto saggi brevi, cioè tesine d’esame o fine triennio, perché vorrei venisse voglia di leggerli a molte persone – e la forma breve aiuta. Saranno lavori con metalinguaggio tecnico, teoria e astrazioni ridotti al minimo, perché vorrei che fossero facili da leggere. Insomma, saranno lavori che proseguono dove io mi sono fermata.

Marco Salimbeni è al primo anno della Magistrale in Semiotica e ha scritto una tesina per l’esame di Semiotica dei consumi su «La rappresentazione della transessualità nella campagna Satinelle Ice Epilator di Philips».

Un estratto:

«Il corpo, ancora una volta, è il centro attorno al quale si svolge la manipolazione pubblicitaria. Nonostante la scelta di mettere in scena proprio un corpo sia abbastanza ovvia, essendo il prodotto pubblicizzato un prodotto per la cura del corpo, è utile indagare come questo corpo viene presentato.

La scelta di servirsi di un personaggio transgender per promuovere un epilatore femminile appare innovativa e conferisce al brand una connotazione di modernità e sensibilità verso il sociale, provocando volutamente scalpore e attirando attenzione; i valori di delicatezza ed efficacia trasmessi al prodotto sono espressi in modo coerente, perché Karis raffigura sia un modello di femminilità costruita, anche grazie all’epilatore, con successo, da ammirare; sia il lato problematico della costruzione di questa bellezza, il dolore, a cui Karis è più sensibile in quanto uomo.

Meno innovativo, invece, è come questo corpo viene messo in scena. Il corpo femminile, nonostante il non essere donna biologico del protagonista, è sempre veicolo di accettazione sociale, ancor più perché iper-costruito, iper-femminile, iper-piacente e iper-seduttivo. Volere essere donna e soprattutto sapere essere donna con l’esibizione di un corpo glabro, sexy e conforme ai canoni estetici della società contemporanea sono gli imperativi a cui nessuno, né donna biologica né transgender, può sottrarsi.»

Puoi scaricare da QUI la tesina di Marco.

Questo, infine, è lo spot 2008 della campagna Satinelle Ice Epilator di Philips:


Il corpo delle donne è «opinabile»?

Da oggi, se vai sul blog di Lorella Zanardo Il corpo delle donne, ti appare questa scritta:

«Alcuni lettori di questo blog hanno contattato Google poiché ritengono che il contenuto del blog sia opinabile. Generalmente, Google non esamina né approva il contenuto dei blog. Per maggiori informazioni sui regolamenti relativi al contenuto, consulta i Termini di servizio di Blogger.»

«Opinabile»… cosa vuol dire? Che qualcuno considera il blog offensivo? Scandaloso? Qual è il problema? Qualche immagine di nudo, peraltro sempre tratta da trasmissioni della tv generalista?

Così Lorella commenta l’evento:

«Da stamane chi si vuole collegare al sito www.ilcorpodelledonne.com si trova l’accesso sbarrato da un avviso: “Alcuni lettori di questo blog hanno contattato Google poiché ritengono che il contenuto del blog sia opinabile.”

Quali sono i contenuti opinabili?

È ancora possibile portare avanti una critica educata e circostanziata nella società in cui viviamo?

Siamo fiduciosi di potervi dare risposte rassicuranti al più presto: ci siamo attivati per capire da Blogger chi e perché ci vuole oscurare.

Interpelleremo un avvocato per seguirci.

Nel frattempo sarebbe utile che chi ci legge, se lo ritiene opportuno, faccia circolare il racconto di quanto sta avvenendo al nostro blog per evitare che accada ad altri.

Grazie. Noi comunque continueremo a scrivere, quindi… restate in contatto con noi!»

Lorella, siamo con te.

AGGIORNAMENTO ORE 20.00 CIRCA: ora la cosa pare sistemata. Spero sia stato un errore, o un problema tecnico.

Se Sharon Stone avesse le rughe di George Clooney

Ho trovato sul blog Il corpo delle donne, di Lorella Zanardo, un post che ti rilancio:

«Qualche giorno fa Giampiero, carissimo amico, mi diceva che a suo avviso le donne invecchiano peggio degli uomini. Cercavo di spiegargli che non è così, anzi. Le donne si tengono di più, sono a volte meno pigre, si curano, fanno ginnastica… Non lo convincevo.

Poi ho capito.

Ho capito che quello che lui intendeva stava dentro il suo sguardo.

Noi tutti ci guardiamo l’un l’altro partendo da pre-concetti ben radicati in noi che agiscono a livello subliminale, di cui non ci rendiamo conto e che spesso ci sono stati tramandati da generazioni.

George è nato il 6 maggio 1961.

clooney

Sharon è nata il 10 marzo 1958.

Sharonstone

Sharon Stone ha 51 anni.

È unanimemente giudicata una donna bellissima.

George Clooney ne ha 48.

È unanimemente giudicato un uomo bellissimo.

Possiamo affermare che il mio amico Giampiero ha torto?

Apparentemente sì.

Sharon non ha le rughe naso-labiali profonde.

clooney naso

E non ha nemmeno le rughe profonde di George sulla fronte.

clooney fronte

Qualcuno però potrebbe obbiettare che forse la Stone nella foto sopra non appare al naturale, mentre Clooney sì.

Facciamo dunque un esperimento.

Con Photoshop abbiamo disegnato le rughe di Clooney sul volto di Sharon.

USA/

Com’è Sharon ora?

È ancora bella ?

È meno bella?

Prendiamoci un po’ di tempo per favore…

Come è cambiata la nostra percezione della Stone?

Cosa è cambiato?

Probabilmente la Sharon al naturale, senza ritocchi, è oggi pressappoco così.

Però, come dice Giampiero, se fosse così, vorrebbe dire che invecchia “male”.

George con le sue belle rughe, invece, invecchia bene.

Perché?

Un tempo si sarebbe risposto perche le donne sono fatte per fare figli, perdono di attrattiva quando non sono piu fertili.

Ma ora?

Da anni l’accoppiamento non è più legato unicamente alla riproduzione.

È veramente meno attraente una bella donna con le rughe?

O siamo vittime di un pre-concetto?

Le rughe in un uomo piacciono, si dice, perché comunicano esperienza, vita vissuta, saggezza, protezione.

Anche in una donna.

Il pre-concetto ci impedisce di vedere ciò che probabilmente è già realtà.

Forse è ora di indossare nuovi occhi.»

Lorella Zanardo, Il corpo delle donne

Chi di bellezza ferisce…

Per continuare la discussione di ieri sulle strade che la comunicazione può prendere per rappresentare il corpo delle donne, degli uomini e le relazioni fra i generi sessuali (non solo maschi e femmine etero, ma tutto il variegato mondo dei generi), propongo un esempio che mi pare interessante.

È l’ultimo spot del tedesco New Yorker, segnalatomi da Aurora. Perché interessante?

Innanzi tutto non è troppo innovativo, perché gioca sulla leva più potente che la comunicazione di massa ha a disposizione: la bellezza del corpo. E su alcuni stereotipi che la bellezza porta con sé (non li anticipo, trovali tu). Dunque è accessibile a tutti, non elitario.

Inoltre, ribalta la valorizzazione positiva del corpo bello e dice: attenzione, se ti concentri troppo su quello, finisce male («Dress for the moment» è il payoff del New Yorker).

Infine, assegna a maschi e femmine lo stesso destino.

Certo, a voler sottilizzare, ci si potrebbe chiedere perché quella fine tocchi proprio a una donna e non a un uomo… Ma insomma, non si può avere tutto. E, come commentava ieri Annamaria Testa, «la pubblicità cambierà dopo che è cambiato tutto il resto. O dopo che avrà cominciato a cambiare, magari grazie a qualche élite. Abbastanza ampia, però».

Sugli stessi temi – con inclusione del mondo gay – anche lo spot del 2007:

E quello del 2006:


TTTLines: fra noia e proteste

La compagnia di navigazione TTTLines lo rifà. Nel 2008 aveva promosso la rotta Napoli-Catania con questa affissione (clic per ingrandire tutte le immagini):

Vesuvio ed Etna

Quest’anno ha scelto la headline «Abbiamo le poppe più famose d’Italia» per presentare i fondoschiena seminudi di alcune turiste che prendono un traghetto. Il formato è gigantesco:

Abbiamo le poppe

Niente di nuovo sotto il sole estivo. Nella pubblicità italiana l’uso di seni e sederi femminili, nudi o seminudi, risale almeno ai primi anni Settanta. Solo che oggi è più frequente. Meno frequente è il tentativo, da parte di gruppi e associazioni femminili o femministe, di scagliarsi contro queste immagini con iniziative come quella di Napoli, quartiere Fuorigrotta:

Protesta Abbiamo le poppe

Non facciamoci illusioni. Queste iniziative sono preziose, ma le persone – donne e uomini – che trovano «divertenti», «simpatiche» e «azzeccate» le similitudini di TTTLines sono più numerose di quelle che se ne sentono offese. Basta farsi un giro in rete per constatarlo. Sentire le chiacchiere in autobus.

Perciò coprire le immagini con striscioni e tasselli non basta. Innanzi tutto attira subito l’accusa di moralismo censorio e limitazione della libertà individuale. Quale libertà? Quella di girare in short e minigonne, naturalmente. Già me li immagino, donne e uomini, ragazzine e ragazzini, tutti a scuotere la testa: «Ma sono rimaste indietro? si scandalizzano per un bel culo?». Oppure: «Non capiscono il gioco, l’ironia? non sono capaci di ridere?». Infine l’acidità peggiore: «Le femministe sono invidiose perché non hanno niente di bello da mostrare».

Dunque, come uscire da questa impasse? Credo che alle manifestazioni di protesta vada aggiunto un lavoro minuzioso e attento sulla comunicazione. Su tutti i media, in tutti gli ambienti, tutti i giorni. Il modo migliore per corrodere la comunicazione è usare le sue stesse regole. Specie se si vogliono raggiungere le masse e ottenere risultati duraturi.

Inventiamo campagne di contro-pubblicità, per esempio. Che siano davvero intelligenti e nuove. Originali. Non ripetitive fino alla noia, tutte seni e sederi. Un po’ quello che su altri fronti fanno gli Adbusters, ma in modo meno intellettualistico di loro, più mirato al grande pubblico.

Ancora più facile: inventiamo campagne che giochino sul corpo maschile. E non mi si obietti che la pubblicità già lo fa, perché esibisce pure corpi maschili. Attenzione: i bei ragazzi della pubblicità – comunque meno delle ragazze – alludono spesso al mondo gay. Ma nessuno gioca su quei corpi come fa TTTLines con le donne. Io invece penso a campagne rivolte a tutti, con questo obiettivo: scherzare col corpo maschile, metterlo alla berlina. Come da sempre si fa con quello delle donne.

Ma invertendo i ruoli, una buona volta.

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NB: questo articolo è uscito oggi su www.zeroviolenzadonne.it, nella sezione Controimmagine.

La donna in scatola

Che la comunicazione di massa denudi e plastifichi il corpo delle donne, rappresentandolo nelle situazioni e pose più degradate e degradanti, è cosa abituale purtroppo. Fra l’altro, le immagini che identificano esplicitamente la donna con una bambola, un manichino, un giocattolo vanno particolarmente di moda negli ultimi quattro o cinque anni, in tutti i settori merceologici e persino della comunicazione sociale.

Su segnalazione di Manuele, ecco cosa propone a Bologna il Cosmoprof di quest’anno: donne fatte a pezzi (una testa tagliata), impacchettate, imbustate, a cui la headline chiede beffarda: «Where are you going, beauty?». Dove credi di andare, bellezza? (In quelle condizioni, proprio da nessuna parte.)

Non ho la forza di aggiungere altro. (clic per ingrandire.)

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Le donne italiane su Meetic

L’anno scorso, di questi tempi, dicevo che mi sarebbe piaciuto avviare una ricerca sul dating on line italiano (vedi Una ricerca tabù e Una ricerca tabù 2). Ti aggiorno sullo stato dell’arte.

A dicembre 2008 è uscito questo mio lavoro:

«Stereotipi femminili nel dating on line. Le donne italiane su Meetic» di Giovanna Cosenza, in C. Demaria, P. Violi (a cura di), Tecnologie di genere. Teoria, usi e pratiche di donne in rete, Bononia University Press, Bologna, 2008, pp. 233-264.

Per gentile concessione dell’editore e delle curatrici del volume, puoi scaricare il pdf dell’articolo QUI.

Nel frattempo, ho assegnato una tesi triennale che, sulla falsariga del mio lavoro sulle donne, ha indagato gli stereotipi maschili su Meetic. Francesco discuterà la sua tesi ai primi di marzo.

Avanti il/la prossimo/a.

PS. Il libro Tecnologie di genere sarà presentato e discusso in pubblico domani 18 febbraio, alle ore 18.00, presso il Centro delle Donne, in via del Piombo 5 a Bologna. Se sei interessata/o, scarica l’invito QUI.