Archivi tag: elezioni amministrative

Due interviste sulle primarie del centrosinistra a Bologna

Nei giorni scorsi ho commentato un paio di volte sulla stampa quotidiana locale la comunicazione dei due attuali candidati alle primarie del centrosinistra per le prossime elezioni amministrative a Bologna.

La prima intervista è di Paolo Rosato ed è apparsa su Il Resto del Carlino, edizione di Bologna, il 14 aprile 2021. La seconda è di Alessandra Testa ed è uscita su Il Corriere della sera, edizione di Bologna, il 22 aprile 2021. Ringrazio entrambi per la professionalità e la cura nel riportare la mia posizione. Qui di seguito le due interviste in ordine cronologico.

Continua a leggere

Amministrative: candidati/e, non mandate più mail e messaggini anche durante il silenzio elettorale. Danno fastidio e (forse) aumentano l’astensionismo

Elezioni-amministrative-2016

Come sappiamo, dopo ogni campagna elettorale (anche la più infuocata), il giorno prima e il giorno stesso delle elezioni, i/le candidati/e, i partiti e le coalizioni devono tacere: è il silenzio elettorale, disciplinato da una legge del 1956, che vieta i comizi e le riunioni di propaganda elettorale, diretta o indiretta, in luoghi pubblici o aperti al pubblico, l’affissione di manifesti e, nei giorni destinati al voto, ogni forma di propaganda entro i 200 metri dall’ingresso delle sezioni elettorali. La stessa legge permette, invece, la distribuzione di volantini a mano o nelle buche della posta, le telefonate e la messaggistica personale. È per questo che, nei giorni scorsi, siamo stati sommersi (chi più, chi meno) da mail, sms, messaggini su Whatsapp e Facebook che invitavano al voto, con testi più o meno improbabili e a volte persino scorretti, foto del/la candidato/a, simulazioni Continua a leggere

Madechestamoapparlà: l’autenticità simulata di Roberto Giachetti

Giachetti_Madechestamoapparlà

«Fatemi fare tutto, ma gli spot elettorali no, per favore!». Con questa dichiarazione Roberto Giachetti, candidato sindaco a Roma per il Pd, ha pubblicato su YouTube e su Facebook “Madechestamoapparlà. Giachetti, un sindaco vero”, uno spot non spot, uno spot che nega di esserlo, in cui Giachetti si costruisce come candidato “autentico”, “vero”, a contatto con ‘a gggente. L’opposizione semantica e valoriale di fondo è: comunicazione politica come fiction (“ma che è? ‘na telenovela?”), come messa in scena fasulla (valorizzazione negativa) vs. candidato vero che “sta immmezzo ‘a gggente a parla’ dde programmi e dde bbuche” (valorizzazione positiva). Peccato che la messa in scena della non messa in scena sia Continua a leggere

Negazione dell’evidenza: M5S e Pd cominciano a somigliarsi?

L’altro giorno notavo che, in tema di negazione dell’evidenza, anche il Movimento 5 Stelle, dopo le amministrative, pare identico ai vecchi partiti che tanto combatte. Speravo per loro che Beppe Grillo, fin qui dimostratosi abilissimo in comunicazione, intervenisse a correggere il tiro con una bella e trasparente riflessione sugli errori commessi e una bella e trasparente indicazione pratica su come cominciare a rimediarvi. Invece niente, prima Grillo ha dato la colpa agli italiani che non l’hanno votato: quelli che non vogliono il cambiamento, quelli «interessati giustamente allo status quo», quelli che votano prima «per sé stessi e poi per il Paese». Poi se ne è uscito con Continua a leggere

Dopo il voto, M5S nega l’evidenza. Come tutti i partiti

Marcello De Vita M5S

Per il Movimento 5 Stelle il peggio di queste amministrative non sta tanto (paradossalmente) nella perdita di voti rispetto alle politiche (pur notevole), quanto nelle immediate reazioni degli esponenti M5S. Prendi il candidato sindaco M5S a Roma, Marcello De Vito: «C’è stato un calo, ma non drammatico [nooo?]. Non è un risultato così negativo come viene detto» [no? alla faccia!]. E aggiunge: «Il nostro 13-14% va paragonato al 16,64% delle regionali di febbraio [e perché mai?]. In Consiglio faremo una bella opposizione [premio di consolazione]. Continua a leggere

10 considerazioni dopo il voto

IN ORDINE SPARSO:

1. Queste amministrative hanno mostrato per l’ennesima volta che si votano le persone, non i partiti né gli schieramenti. Per gli analisti non c’era certo bisogno di un’ulteriore conferma del fatto che la personalizzazione della politica è ormai cosa assodata, ma vale la pena ribadirlo a fronte di un Pd che continua a fingere che non lo sia, dichiarando – per bocca di Bersani o Rosy Bindi – l’irrilevanza dei leader e l’importanza dei programmi e dei partiti. Falso: il partito è fondamentale per organizzare – anche economicamente – la campagna e il sostegno al/la leader, ma se il/la leader non funziona, non c’è programma né partito che tenga.

2. L’analisi della comunicazione politica è uno strumento predittivo forte: la sconfitta dei candidati del Pdl e della Lega era chiaramente scritta – a saperla leggere – nel modo in cui hanno condotto la campagna elettorale, soprattutto nelle ultime fasi (vedi Vince Pisapia). Detto in altre parole: per fare previsioni non ci sono solo i sondaggi.

3. L’analisi va sempre condotta in modo sistemico: non basta guardare la comunicazione di un singolo candidato, ma occorre esaminarli tutti in relazione gli uni agli altri. È solo così che si può misurare il polso di una campagna, tentando di capire chi vince o perde.

4. Che la comunicazione sia sistemica vuol dire fra l’altro che, se Pisapia e De Magistris hanno vinto, non è perché le loro campagne sono state fantastiche, perfette. Erano semplicemente migliori di quelle del centrodestra. E ci voleva poco, visto che queste sono state un disastro.

5. Le amministrative di Milano e Napoli hanno imposto l’arancione come il colore di quella che potremmo chiamare una «nuova sinistra», una sinistra «appoggiata ma non espressa» dal Pd, una sinistra che finalmente vince. Questo vuol dire che d’ora in poi l’arancione sarà il colore della sinistra che vuole vincere? E che fine farà il verde-bianco-rosso del Pd?

Pisapia sindaco Concerto per De Magistris a Napoli

6. Oltre che sistemica, la comunicazione è contestuale. Ci aveva provato Bologna, nel 2009, a colorare di arancio la campagna del candidato del Pd Flavio Delbono (vedi Candidato arancio), che vinse al secondo turno, ma poi fu costretto a dimettersi, la città fu commissariata e il resto lo sappiamo. In questa tornata elettorale il candidato del Pd Virginio Merola si è guardato bene dal colorarsi di arancio (per evitare ogni scelta, l’hanno fatto variopinto). In compenso si è colorato di arancio, per sbaglio, il civico Stefano Aldrovandi, che ha fallito campagna e previsioni, prendendo solo il 5% e un seggio in consiglio comunale. Perciò a Bologna l’arancione è ancora connotato negativamente: la vittoria a Milano e Napoli cambierà anche Bologna?

7. Che la comunicazione sia sistemica e contestuale è dimostrato, fra l’altro, dal discorso che ieri Nichi Vendola ha fatto a Milano. Troppo enfatico, sopra le righe: «Abbiamo espugnato il fortino», ha detto. Vendola parla così, lo sappiamo. Ma nel contesto di una città che ha scelto la pacatezza e moderazione di Giuliano Pisapia, pareva ancora più enfatico del solito, inadeguato. Fossi in lui, mi darei una regolata.

Vendola ieri in Piazza Duomo (NB: la giornalista stenta a stargli accanto):

8. Molti salutano queste amministrative come l’inizio della agognata normalizzazione della comunicazione politica italiana: basta con i toni urlati e sguaiati, si dice. Ma attenzione: la pacatezza vale per Pisapia a Milano, non certo per De Magistris a Napoli, che si porta appresso una buona dose di populismo antiberlusconiano tipica di Antonio Di Pietro e dell’Idv.

9. Se fossi nei dirigenti del Pd, trarrei dai risultati delle amministrative di Milano e Bologna questa considerazione: è solo alleandosi con Sel (e non con Fini o Casini, per esempio) che il Pd può vincere. Ovvero: senza Sel il Pd non va da nessuna parte. Il che non implica, dal mio punto di vista, che Vendola sia già maturo per essere un leader vincente del centrosinistra nazionale. Per le ragioni che ho detto in Il linguaggio di Vendola (1), Il linguaggio di Vendola (2), Il linguaggio di Vendola (3), Vendola e la retorica dell’accumulo.

10. Un’ultima riflessione «a caldo»: proprio per contribuire alla normalizzazione della politica, in questi giorni la sinistra farebbe meglio a mantenere la calma, evitando commenti troppo «calorosi».

🙂

 

Vince Pisapia

Non è un sondaggio, che ora sarebbe vietato (ma li fanno lo stesso, vedi Termometro Politico). E non è nemmeno un’opinione basata su una conoscenza approfondita di Milano, perché non sono milanese e ci vado poco.

È solo la mia opinione personale, basata sulla comunicazione che in questi giorni gli uomini e le donne di centrodestra stanno facendo a livello nazionale.

Esageratamente e inutilmente aggressivi, visibilmente impauriti pur facendo di tutto per agitare la paura degli elettori con i fantasmi dei terroristi, dell’islam, dei migranti nordafricani: ecco come sono apparsi gli uomini e le donne di centrodestra negli ultimi giorni. Caricature di sé stessi.

Con la faccia tirata e stanca, gli occhi sgranati nel vuoto: ecco com’è apparso ieri Berlusconi nel breve colloquio in cui ha assalito persino Obama con la sua ossessione per la magistratura. Certo, per lui era importante farsi fotografare con Obama. Ma non in quel modo, non con quella faccia: sembrava un po’ via di testa, uno che ripete sempre le stesse cose, uno che gli parli e non ti vede.

Non so dire se la sconfitta a Milano basterà a mandarlo a casa. Ma sconfitta sarà: è questo che la comunicazione sua e di tutto il centrodestra ci stanno dicendo – no anzi, urlando – da una settimana.

Perciò mi sbilancio: vince Pisapia.

Sempre che la comunicazione conti come credo. E che nel frattempo le compravendite nel retrobottega non facciano miracoli.