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Se ce l’hai con Berlusconi, non c’entra niente dargli del «vecchio»

Dei mali del berlusconismo si parla molto. Meno di quelli dell’antiberlusconismo, che pure sono tanti. In questi giorni l’antiberlusconismo ha aggiunto un danno ai già molti che Berlusconi può lasciarci in eredità: l’invettiva contro i vecchi.

Lunedì sera Gad Lerner ha festeggiato i 70 anni di Bossi e i 75 di Berlusconi, con la domanda «Hanno fatto il loro tempo?». Dimenticando che lo stava chiedendo a signori come Umberto Galimberti, che di anni ne ha 70, e infatti era imbarazzato e ha fatto un intervento insolitamente farcito di stereotipi e banalità, contro il quale il «giovane» Massimo Corsaro, del Pdl, ha avuto gioco facile nel ricordare tutti i grandi vecchi e vecchissimi della letteratura e dell’arte che da sempre la sinistra ama, da Moravia a Monicelli.

E vogliamo dimenticare che Giorgio Napolitano ha 86 anni? Può piacere o meno, ma è sul suo equilibrio che si stanno giocando gli ultimi scampoli di credibilità internazionale dell’Italia. Ed è a lui che oggi la maggioranza degli italiani riserva la massima fiducia.

Poi ci si è messo pure Nichi Vendola, col discorso di martedì a Civitavecchia:

«Ci fa vergognare l’idea che quattro vecchi maschi un po’ rimbecilliti possano con la loro volgarità entrare nella politica e sporcarla tutti i giorni».

Non ci siamo: Berlusconi, Mora e Fede, che Vendola nomina uno a uno, non sono volgari perché vecchi, come l’invettiva suggerisce. Sono volgari perché, avendo molti soldi e potere, li usano per fare del corpo umano una tangente. Corpi soprattutto femminili, ma anche maschili, perché Lele Mora compra anche quelli. Tanto è vero che, nel novero, Vendola ci mette pure Tarantini, che vecchio non è.

Ma prendersela coi «vecchi» in generale cattura applausi facili e Vendola ci è cascato. Come puntare il titolo di una trasmissione sulla vecchiaia degli uomini di potere implica alludere alla loro mortalità, e questa può fare ascolti. È come dire «crepa!».

Ma è questo che vogliamo? Dire ai vecchi «crepa!» dimenticando che gli esseri umani non sono brutti o cattivi perché vecchi, né belli o buoni in quanto giovani? Dimenticare che il mondo è pieno di persone di 70-80-90 anni intelligenti, attive, generose, stracolme di esperienza da condividere, e che queste saranno sempre più numerose nei paesi ricchi del mondo, dove per fortuna la vita media si allunga?

Dimenticare che il mondo è pieno di «gggiovani» di 20-30-40 anni idioti e senza cultura, incapaci di alcunché?

Cioè: un essere umano non è buono o cattivo, bello o brutto, in base all’età. Non scordiamolo mai. E se oggi diciamo «crepa!» a qualcuno, stiamo gettando le basi affinché qualcuno, un domani, dica «crepa!» a noi.

La fiction Magic Italy

PRIMO EPISODIO

Nella notte fra il 7 e l’8 giugno 2009, durante uno speciale notturno del Tg 4 di Emilio Fede dedicato alle elezioni europee, il ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla presenta il nuovo logo del turismo italiano, al quale – assicura – ha lavorato Silvio Berlusconi in persona, Magic Italy (clic per ingrandire):

Magic Italy 2009

Piovono le critiche dai grafici di tutta Italia e Brambilla in parte ritratta, sostenendo di aver presentato una versione ancora provvisoria. Il logo viene liberato dagli effetti di luce su fondo scuro, rideclinato su bianco e l’iniziativa va avanti.

SECONDO EPISODIO

A metà luglio 2009 nasce il portale turistico Italia.it, per avviare – si dice – una serie di iniziative di promozione del turismo. Costo complessivo: dieci milioni di euro (vedi il Protocollo d’intesa Brunetta-Brambilla).

TERZO EPISODIO

Nulla più si sa di queste iniziative (a parte l’esistenza di Italia.it), fino alla presentazione, il 7 luglio 2010, dello spot in cui la voce di Berlusconi invita gli italiani a fare le vacanze in Italia:

QUARTO EPISODIO

In una settimana si moltiplicano le critiche e le polemiche. Su YouTube pullulano le parodie. Ne ho scelte un paio:

QUINTO EPISODIO

Il 15 luglio 2010 BBC News fa un servizio sullo spot Magic Italy, facendo ironia sul protagonismo di Berlusconi, mettendo in rilievo le contraddizioni fra le bellezze di facciata e i problemi del debito pubblico e della manovra finanziaria, menzionando le parodie su YouTube. Il Fatto Quotidiano riprende il servizio e gli mette i sottotitoli in italiano:

SESTO EPISODIO

Gli snob di sinistra, i giornalisti italiani e stranieri, gli intellettuali – come sempre – non capiscono: l’immagine dell’Italia all’estero non c’entra nulla.

Con lo spot Berlusconi si rivolge ai suoi elettori, per rassicurare gli eventuali dubbiosi sul fatto che lui controlla la situazione, che l’Italia è il paese più bello del mondo, che non c’è bisogno di andare lontano per essere felici, che non bisogna ascoltare i gufi che parlano di crisi e problemi, perché sono brutti, vecchi e invidiosi.

È uno spot perfetto per la maggioranza degli italiani.

TO BE CONTINUED…