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La sottile differenza di Enel «Milioni di attimi»

Serena mi segnala l’ultima campagna Enel «Milioni di attimi» (agenzia Saatchi & Saatchi), on air in questi giorni, motivando così la scelta:

«Penso possa far parte della schiera di pubblicità virtuose e creative perché i tre protagonisti degli spot sono persone vere e “normali”, che si battono ogni giorno per raggiungere i propri traguardi personali.

Uno spot racconta infatti la storia di un giovane e tenace atleta che riesce a superare infortuni e difficoltà pur di gareggiare con la propria bici, un altro racconta la storia di un padre anziano, dei suoi sacrifici e delle sue rinunce per far studiare il figlio e vederlo laurearsi. L’ultimo spot infine (il mio preferito) ripercorre i momenti più importanti della gravidanza di una giovane donna, concludendosi con l’indimenticabile giorno in cui finalmente partorisce il suo bambino.

Insomma siamo di fronte a gente comune e a storie quotidiane che mi hanno colpita tanto proprio perché sono storie semplici ma incredibilmente vere.»

Ha ragione Serena: la campagna è capace di emozionarci e coinvolgerci, per immedesimazione, negli sforzi quotidiani che quel padre, quel giovane e quella ragazza fanno per portare a termine, con fatica e costanza minuto dopo minuto, il loro obiettivo. Serena però non si rende conto che proprio «il suo spot preferito» le tende un tranello.

Enel Milioni di attimi parto

Infatti gli uomini possono, in questa campagna, indentificarsi in due generazioni (un giovane e un anziano) e due obiettivi ben diversi: uno contemporaneo, legato al corpo e alla disciplina sportiva del Biclycle Motocross (BMX), l’altro, più datato, dell’operaio che punta alla laurea del figlio come riscatto sociale. Per la figura femminile, invece, Enel prevede solo la possibilità di portare a termine una gravidanza.

Intendiamoci: mettere al mondo un bimbo è tanto splendido quanto impegnativo. Ma sarebbe bastato metterci una ragazza, a fare l’atleta o a prendersi la laurea oltre che a partorire, per regalare un po’ di modernità (e varietà) anche alle donne.

Siamo nel 2012, cara Serena, e le donne vivono ben altre storie, oltre al pancione. Che certo in uno spot sta benissimo, non solo perché coinvolge, commuove eccetera, ma perché rappresenta una bellissima realtà. Ma per le donne non è certo l’unica, come sappiamo. E allora perché una pubblicità deve valorizzare solo quella?

La bicicletta BMX:

La laurea:

Il parto: