Archivi tag: Erri De Luca

Erri De Luca: «Mare nostro che non sei nei cieli»

Erri De Luca a Piazzapulita

Ieri sera, ospite a Piazzapulita su La7, Erri De Luca ha concluso la sua riflessione sull’ultima tragedia nel Canale di Sicilia recitando “Mare nostro”, splendida preghiera laica, accorato canto di dolore sulla vita, la morte, le speranze che il Mediterraneo accoglie e custodisce: Continua a leggere

Stasera mi butto, dopo una corsa lungo il Marecchia

Durante la presentazione di Stasera mi butto, lunedì sera a Bellaria Igea Marina (ringrazio una volta di più l’amico e collega Marco Bazzocchi per tutto ciò che ha fatto e detto), ho conosciuto una persona che prima mi ha fatto una domanda profonda, non facile, poi ha comprato una copia del libro, infine l’ha letto in una notte (così mi ha scritto) e come ciliegina finale mi ha mandato questa meraviglia. Scrive Paolo: Continua a leggere

Umberto Eco, Erri De Luca, Rita Levi Montalcini per gli auguri di capodanno

Imperdibile l’ultima Bustina di Minerva di Umberto Eco, che ci spiega i “bersanemi”, le celebri frasi di Bersani che Crozza ha messo in parodia: tutti li chiamano metafore ma sbagliano, perché invece sono esempi paradossali. Alla fine Eco ammonisce: «Ben vengano i paradossi espressi dai bersanemi, purché non si continuino a fare cose faticose e stupidamente inutili». Ma leggi l’articolo per intero: Il senso di Bersani per la metafora.

Inevitabile, dal 2008, che a fine dicembre arrivino a questo blog le visite (centinaia!) di chi cerca il “Prontuario per il brindisi di capodanno” di Erri De Luca e trova il mio post del 31 dicembre 2008. Tanto vale allora riprenderlo: Prontuario per il brindisi di capodanno.

Impossibile, oggi, non rivedere il filmato in cui Rita Levi Montalcini rispondeva a sei giovani ricercatrici provenienti da tutto il mondo. Era la fine del 2009, Rita aveva 100 anni, si trovava in Israele e parlava di ricerca internazionale, donne, futuro. Eccola, in una pittata che Attilio Del Giudice ha intitolato “Per il primato del neocorticale”.

Rita Levi Montalcini di Attilio Del Giudice

Ecco infine il video, grazie alla Fondazione EBRI.

Con molta calma…

… riprendo i contatti con la rete.

😀

Ho visto che la discussione è proseguita anche senza di me, specie a commento dei post «A chi giova l’influenza A (o suina, o H1N1)» e «La rivoluzione si fa in rete?».

Ringrazio tutti coloro che vi hanno contribuito (e ancora lo stanno facendo). Spero in autunno di trovare qualche laureando/a, che trasformi in un lavoro di ricerca le preziose indicazioni che avete dato.

Per oggi il caldo vuole una dieta leggera.

Solo una citazione dall’ultimo libro di Erri De Luca, Il giorno prima della felicità. A prescindere dal romanzo nel suo complesso (che ho trovato meno bello di altre cose di De Luca), questo passaggio riassume un po’ la sua poetica.

E per me è un monito.

«Lo scrittore dev’essere più piccolo della materia che racconta. Si deve vedere che la storia gli scappa da tutte le parti e che lui ne raccoglie solo un poco. Chi legge ha il gusto di quell’abbondanza che trabocca oltre lo scrittore.»

(Erri De Luca, Il giorno prima della felicità, Feltrinelli, Milano, 2009, p. 76.)

I registi fra le macerie

Nei giorni scorsi in Abruzzo si aggiravano un po’ di registi italiani. A quanto ne so, c’erano Mimmo Calopresti, Francesca Comencini, Ferzan Ozpetec, Michele Placido, Paolo Sorrentino. Di sicuro me ne sfugge qualcuno.

Già si trovano su YouTube i primi risultati del loro girare fra le macerie.

Calopresti accompagna le immagini del disastro con la canzone Perfect Day; Comencini fa parlare le donne di San Gregorio; Sorrentino si sofferma sulla non assegnazione delle tende, dopo che uno ha gridato «sono a sufficienza per tutti, sennò mi tagliate la testa!»; Ozpetec dedica il corto ad Alessandra Cora, una giovane di origini capresi che ha perso la vita nella tragedia; Placido, nel suo duplice ruolo di attore e regista, si fa riprendere mentre raccoglie le testimonianze di alcuni extracomunitari, che hanno scavato con le mani per salvare i compaesani.

Non so. Indipendentemente dalla qualità dei corti – a volte non distinguibili dalle centinaia di riprese giornalistiche di questi giorni – c’è qualcosa che non mi piace.

Documento? Arte? Autopromozione?

Capisco le buone intenzioni e la necessità di testimoniare, ma in questi casi il confine con lo sciacallaggio e l’intrusione nel dolore altrui è così sottile, che tenere qualche videocamera spenta non guasterebbe. O conservare il girato per tempi e storie successive. Perché il dolore ha bisogno di tempo. E di silenzio.

Cito a memoria Erri De Luca che, intervistato dalla Bignardi venerdì scorso, ha detto più o meno: «Durante una tragedia bisognerebbe vietare ai giornalisti di chiedere alla gente: “Cosa provi?”, “Come ti senti?”. Perché se la domanda è abolita, magari aguzzano l’ingegno e gli viene un’idea migliore.»

Anche ai registi bisognerebbe vietarla.

Mimmo Calopresti, «Perfect Day»

Francesca Comencini, «Le donne di San Gregorio»

Ferzan Ozpetec, «Nonostante tutto è Pasqua»

Michele Placido, «Le mani di Osmai»

Paolo Sorrentino, «L’assegnazione delle tende»

Proposta di modifica

Non ho mai amato il giorno di San Valentino: consumistica parata di cuori rossi e pupazzi rosa – ma inadeguate parole.

Però è da mesi che volevo postare questi versi di Erri De Luca. Siccome parlano d’amore, è arrivato il momento: con un giorno d’anticipo, per darti il tempo di ricopiarli. Vedi mai ti ispirassero qualcosa.

Pregasi citare la fonte con serietà. 🙂

Proposta di modifica

C’è il verbo snaturare, ci dev’essere pure innaturare,

con cui sostituisco il verbo innamorare

perché succede questo: che risente il corpo,

mi commuove una musica, passa corrente sotto i

polpastrelli,

un odore mi pizzica una lacrima, sudo, arrossisco,

in fondo all’osso sacro scodinzola una coda che s’è

persa.

Mi sono innaturato: è più leale.

M’innaturo di te quando t’abbraccio.

(Erri De Luca, L’ospite incallito, Einaudi, Torino, 2008, p. 24).

Dedicato all’amore mio, perché mi fa sentire come dice Erri. Ancora, dopo più di quattro anni.

Prontuario per il brindisi di capodanno

Auguri!

🙂

Bevo a chi è di turno, in treno, in ospedale,
cucina, albergo, radio, fonderia,
in mare, su un aereo, in autostrada,
a chi scavalca questa notte senza un saluto,
bevo alla luna prossima, alla ragazza incinta,
a chi fa una promessa, a chi l’ha mantenuta,
a chi ha pagato il conto, a chi lo sta pagando,
a chi non è invitato in nessun posto,
allo straniero che impara l’italiano,
a chi studia la musica, a chi sa ballare il tango,
a chi si è alzato per cedere il posto,
a chi non si può alzare, a chi arrossisce,
a chi legge Dickens, a chi piange al cinema,
a chi protegge i boschi, a chi spegne un incendio,
a chi ha perduto tutto e ricomincia,
all’astemio che fa uno sforzo di condivisione,
a chi è nessuno per la persona amata,
a chi subisce scherzi e per reazione un giorno sarà eroe,
a chi scorda l’offesa, a chi sorride in fotografia,
a chi va a piedi, a chi sa andare scalzo,
a chi restituisce da quello che ha avuto,
a chi non capisce le barzellette,
all’ultimo insulto che sia l’ultimo,
ai pareggi, alle ics della schedina,
a chi fa un passo avanti e così disfa la riga,
a chi vuol farlo e poi non ce la fa,
infine bevo a chi ha diritto a un brindisi stasera
e tra questi non ha trovato il suo.

(Erri De Luca, L’ospite incallito, Einaudi, Torino, 2008, pp. 13-14).

Un augurio mio speciale a chi mi ha regalato questo libro, perché entrambi viviamo «senza spazio e senza tempo».

E per finire, ho scelto questa pittata di Attilio del Giudice.

Oltre la contingenza

oltre-la-contingenza