Archivi tag: escort

Terry De Nicolò, regina dei robot fra i robot. Ma le emozioni?

L’intervista di Terry De Nicolò a «L’ultima parola» su Rai 2, venerdì scorso, ha già ottenuto decine di migliaia di clic e molti commenti in rete e sui giornali cartacei. Segnalo l’analisi di Dino Amenduni su Valigia Blu di sabato, e il commento di Concita De Gregorio su Repubblica oggi (ripreso da questo blog).

Non approfondisco l’analisi di quello che è stato definito da De Gregorio, un «trattatello immorale» di «antropologia culturale». Ci ha già pensato Amenduni su Valigia Blu, dopo aver sottolineato – giustamente – che la morale di Terry De Nicolò non riguarda solo chi vota Berlusconi, ma è molto più trasversale, politicamente e socialmente.

Ma c’è qualcosa che finora nessuno ha notato e che invece per me è fondamentale: non solo nell’intervista a Terry De Nicolò, ma in tutte le intercettazioni pubblicate in questi giorni c’è una grande, gigantesca assenza: l’emozione.

Tutti i dialoghi sono gelidi, anaffettivi, quasi disumani. Un vuoto enorme a cui quasi non facciamo caso, perché lo diamo per scontato. Paradossalmente, l’unico a esprimere emotività, ogni tanto, è Berlusconi: si riferisce alle escort come «bambine», definisce «simpatica» e «dolce» qualcuno di loro, parla di stanchezza, esplicita la debolezza del non voler ragazze «alte» perché «noi non siamo alti». Tutti gli altri, ragazze incluse, sembrano robot.

E la regina dei robot è proprio Terry nell’intervista. Per forza, dirà qualcuno. Il sistema di valori che regge questo mondo è il «do ut des» calcolistico, dunque che emozioni vuoi che ci siano?

Attenzione però: anche le più raffinate analisi del sistema, anche i commenti che lo criticano più duramente sono privi di emozioni. Tutti egualmente gelidi.

Credo invece che l’unica strada per uscire dalla morale di Terry sia quella dell’affettività. L’unico modo per educare (o rieducare) i bambini e ragazzi che hanno visto in prima serata l’intervista e ora la cliccano su YouTube. L’unico modo per ricordare agli adulti che «un altro mondo è possibile».

Allora mi e ti domando: con quanta mancanza di amore devono essere cresciute quelle ragazze, per dare per scontata la morale di Terry? Quante relazioni fasulle e vuote stanno sopportando? Che prezzo emotivo stanno pagando i loro stessi intermediari maschi?

Insomma, chi vuole bene a chi, in quel mondo di cene e festini? Chi è davvero felice?

Ma attenzione: non sto dicendo che mi interessano i sentimenti di queste persone. Sto dicendo che non è affilando il bisturi che si persuadono donne e uomini, ragazzini e adulti, a non condividere le gesta di quei signori. È solo mostrando il vantaggio emotivo che può venire da un sistema di valori diverso che le persone possono esserne attratte.

E non sarebbe affatto difficile impostare interviste e inchieste che mettessero in evidenza l’anaffettività del mondo di Terry. Che giocassero a mettere in difficoltà emotiva i suoi protagonisti. Farebbero pure audience.

Corpo, potere e disuguaglianze economiche

Sui rapporti fra Berlusconi e le cosiddette «escort» e/o «ragazze immagine», mi ha folgorata Maria Laura Di Tommaso, che nell’articolo «Il corpo, il potere politico e il potere economico» pubblicato su «La voce» il 13 luglio 2009, allarga la prospettiva in questo modo (i grassetti sono miei):

«La visione che accentua l’uso del corpo delle donne come oggetti da mostrare, da “utilizzare”, di cui vantarsi in un certo mondo politico, corrisponde senz’altro a quanto abbiamo appreso da alcune interviste con Maria Teresa De Nicolò e Patrizia D’Addario (donne che hanno rilasciato interviste alla Repubblica e sono state chiamate a testimoniare dai magistrati di Bari come persone informate dei fatti) e dallo stesso avvocato del Primo Ministro.

Tuttavia è riduttiva.

È riduttiva perché non considera che quello che conta qui non è tanto la visione della donna ma la visione del potere. Se infatti le preferenze sessuali degli uomini di potere fossero diverse non si esiterebbe a “usare” anche uomini.

Inoltre non sappiamo, perché non è verificabile nel nostro contesto politico, se un potere politico femminile utilizzerebbe gli stessi strumenti. Non è verificabile ma molti studi nel settore del mercato del sesso mostrano che la richiesta di prestazioni sessuali maschili per clienti donne sia in aumento.

Quindi clienti americane o europee che richiedono servizi di escort e servizi sessuali a pagamento a uomini che provengono da paesi in via di sviluppo (Brasile, Cuba, Bahamas). Anche una visione superficiale dei quotidiani, di riviste e di programmi televisivi ci conferma che l’uso del corpo maschile non solo di quello femminile serve per vendere il prodotto.

[…]

Quindi l’argomento è molto più ampio.

Dal lato dell’offerta, una situazione di povertà e di disuguaglianza economica e, dal lato della domanda, una mentalità della maggioranza delle persone italiane che accetta che il potere si eserciti anche sull'”uso” del corpo delle donne. Ma potrebbe essere anche di quello degli uomini.

Infatti quello che conta qui è la disuguaglianza di potere e di risorse economiche.»

(Maria Laura Di Tommaso, «Il corpo, il potere politico e il potere economico», La voce, 13 luglio 2009)

———

È vero: sono innanzi tutto le disuguaglianze economiche a favorire la compravendita di corpi e prestazioni sessuali. Assieme a una cultura che tale compravendita legittimi e addirittura alimenti. Ora, in una società come quella italiana in cui le disuguaglianze sono nettamente a sfavore delle donne, è più frequente che siano le donne a vendere e gli uomini a comprare.

Ma concentrarsi troppo sulla donna-oggetto rischia di farci dimenticare che il problema è – più in generale – quello del corpo-oggetto. E di una cultura che favorisce la reificazione estetizzante dei corpi: femminili, maschili, omosessuali, infantili… tutti.

Ho già detto (QUI e QUI) che vorrei lavorare sulla rappresentazione mediatica del corpo maschile. Ma ci sono anche i bambini, i gay, gli extracomunitari, le trans: qualunque essere umano a rischio di debolezza economica è un potenziale venditore del proprio corpo.

Non è una novità. Ma il sexy-gate italiota e l’arretratezza della condizione femminile nel nostro paese possono farci perdere il quadro complessivo.