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La faccia scura di Berlusconi

Ho ricordato qualche giorno fa quanto sia utile, nella comunicazione politica, la capacità di stamparsi in faccia un sorriso quando serve: se non esce spontaneo, anche finto è meglio di niente.

È una regola elementare che conoscono anche i venditori di spazzole. Ricordi i sorrisi a trentadue denti di Berlusconi, buoni per tutte le occasioni? A volte esagerava, certo, ma con i sorrisi è meglio sbagliare per eccesso che per difetto.

Ebbene, più o meno da un anno quei sorrisi non ci sono più. Lo notavo anche il 6 ottobre scorso (vedi La faccia di Fini e Berlusconi).

Ma la faccia peggiore gliel’ho vista nella conferenza stampa che domenica ha tenuto all’ospedale Niguarda di Milano, dove si trovava per fare visita a Luca Barisonzi, l’alpino ferito in Afghanistan, quando ha commentato le parole di Bossi a Pontida.

Occhi sbarrati, sguardo fisso verso il basso: pareva un animale braccato.

Ora, poiché Berlusconi ha sempre dato prova di saper simulare, anche nelle situazioni più difficili, tutti i tipi di sorriso, l’assenza di questa espressione dal suo volto può essere presa come un indicatore attendibile della crisi profonda in cui versa: come politico, come comunicatore e anche, credo ormai, come uomo.

La faccia di Fini e Berlusconi

C’è qualcosa che nell’ultimo periodo accomuna Fini a Berlusconi, malgrado le sempre più spiccate divergenze: l’espressione facciale.

Pur essendo entrambi molto abili a mascherare le emozioni, ultimamente il loro volto esprime solo preoccupazione, tristezza, tensione, a tratti disgusto: sopracciglia, zampe di gallina e angoli della bocca all’ingiù, labbra strette o tirate in orizzontale, naso e bocca arricciati come in presenza di un cattivo odore.

In alternativa, nel tentativo di controllare la mimica facciale, i due finiscono per bloccare il viso, e in particolare i muscoli perioculari, costringendo gli occhi a un’immobilità che li avvicina allo «sbarramento» tipico dell’espressione di paura. Il che non può che peggiorare le cose.

Ecco ad esempio la faccia che ha fatto Fini più o meno in tutto il video in cui ha parlato del caso Montecarlo, il 25 settembre (clic per ingrandire):

Fini nel video sul caso Montecarlo

Ed ecco la faccia che Berlusconi ha rivolto ai suoi nel discorso alla Festa del PdL a Milano, il 3 ottobre:

Berlusconi alla Festa PdL Castello Sforzesco Milano

Bologna. La gioia (?) di Delbono

A Bologna Flavio Delbono, candidato sindaco del Pd, ha vinto al ballottaggio con il 60.7% dei consensi. Il suo rivale Alfredo Cazzola, sostenuto dal Pdl, si è fermato al 39.2%.

A Bologna il Pd è andato meglio che a Firenze (dove Renzi ha vinto con il 59,9%), meglio che a Ferrara (dove Tagliani ha vinto con il 56,82%) e Bari (dove Emiliano ha vinto con il 59,8%).

Buona anche l’affluenza alle urne: il 62,2% a Bologna, di poco superata da Ferrara, con il 62,45%, ma sopra Firenze, ferma al 58,92%, e Bari, al 60,02%.

C’è da stare allegri insomma, specie se si considera la disfatta del Pd sul fronte europeo. Non a caso Repubblica ha intitolato «La gioia di Delbono» le prime parole che il sindaco neoeletto ha rivolto ai cittadini.

Ma a guardare il video gela la schiena: parole lette su un foglio, sguardo basso, faccia scura e mai sorridente. Roba che fa rimpiangere la ben nota freddezza di Cofferati.

Vale la pena ricordare che gli studi sulla comunicazione non verbale mostrano che, nel caso di contraddizioni fra ciò che una persona dice e ciò che manifesta con la faccia e il corpo, gli interlocutori credono molto più alla faccia e al corpo che alle parole. Pare addirittura che i segnali non verbali abbiano in questo senso una efficacia 5 volte superiore a quella del linguaggio verbale.

Spero sia stata l’emozione. O l’amarezza degli ultimi giorni di campagna elettorale – come lo stesso Delbono dice – con il gossip e le allusioni pesanti sulla sua vita personale.

Ma così non si parla ai cittadini che ti hanno appena eletto. Così non si festeggia.