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L’ironia abusata

Gli esempi di pessima comunicazione politica che abbiamo visto ieri confermano, per l’ennesima volta, l’abuso che sui media oggi si fa della parola «ironia».

L’ironia è una figura retorica complessa, raffinata. Ma tutti vi si aggrappano senza sapere davvero cosa sia, e lo fanno quasi a casaccio, spesso per scusarsi di una gaffe o fingere che ci fosse chissà quale proposito intelligente e irrisorio dietro a comportamenti in realtà grossolani e volgari.

Per sapere tutto sull’ironia, ti consiglio il libro di Marina Mizzau, L’ironia. La contraddizione consentita, Feltrinelli, Milano, 1984. Purtroppo non è più acquistabile, ma lo trovi nelle migliori biblioteche civiche e universitarie.

Nel frattempo puoi collegare il post di ieri a ciò che avevo detto sull’abuso della parola «ironia» nella puntata del 2 dicembre 2009 della trasmissione Fahrenheit condotta da Loredana Lipperini. Sono solo 3’25”.

Non ti fidare se dicono «largo ai giovani»

Uno degli slogan che meno sopporto è «largo ai giovani», oggi di gran moda in politica, sia a destra che a sinistra. Per marcare il mio fastidio e distinguerli dai giovani in carne e ossa, li chiamo «gggiovani» con tre g.

Di «gggiovani» ama da sempre circondarsi Berlusconi, che li sceglie carini e telegenici e li mette in prima fila nei congressi.

Ma «largo ai gggiovani» l’hanno detto anche Dario Franceschini e Ignazio Marino quando erano candidati alle primarie, per contrapporsi a Bersani che su questo era più sobrio.

Però anche Bersani, una volta fatta la segreteria di partito, ci ha tenuto a sottolineare che è composta da gggiovani «sperimentati», precisando che hanno una età media di 41 anni, ma non aggiungendo quasi nulla sulle loro reali competenze e professionalità (leggi come ne ha dato notizia Repubblica, e per contrasto il commento di Mario Adinolfi).

Perché ce l’ho con questo slogan? Perché in Italia, quando va bene, è vuota demagogia (lo dicono e non lo fanno), quando va male equivale a inserire nei partiti e nelle organizzazioni persone poco competenti e preparate, ma in compenso molto inquadrate, deboli e manipolabili dai dirigenti.

Una persona va scelta per un certo ruolo (lavoro, carica, funzione) perché ha studiato per quel ruolo, perché è intelligente, creativa, concreta, perché in quel ruolo saprebbe fare questo e quello e lo farebbe con passione e onestà. Non perché ha 20, 30 o 40 anni. E nemmeno perché ne ha 70 o 80, naturalmente.

Per una breve riflessione sull’abuso della parola «giovane», in politica e non, ascolta la  «parola del giorno» (dura 4’30”) che ho curato venerdì 4 dicembre su Fahrenheit, Radio 3.

Che cos’è uno stereotipo

Lunedì 30 novembre, nella sezione «Vocabolario» della trasmissione Fahrenheit di Radio 3 condotta da Loredana Lipperini – che ringrazio per l’ospitalità – ho fatto un breve intervento (7’08”) sulla nozione di stereotipo.

Lo puoi ascoltare in streaming qui:

http://www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/puntate.cfm?Q_TIP_ID=1309

PS: fino a venerdì 4 dicembre, alle 15.45, puoi sentire in diretta su Radio 3 altre «parole del giorno» curate da me.