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Facce da Google Glass

Mi piacerebbe provare Google Glass. Molto. Ma… posso dire? A patto di non essere fotografata né ripresa mentre lo faccio. Perché la faccia che ti viene quando ci guardi dentro – occhi spalancati, pupille all’insù, sorriso vago – è per forza di cose imbambolata. A tratti ebete. «Dopo un paio d’ore, mi stufo di scrutare quell’angolo in alto a destraconfessava Continua a leggere

Andare oltre la barba tinta di Bin Laden

Il Pentagono ha reso pubblici – privandoli dell’audio per non diffondere messaggi utili a Al Qaeda – cinque video inediti, in cui Osama Bin Laden è ripreso mentre registra e prova alcuni discorsi.

Come molti hanno notato, dai video emerge quanto Bin Laden curasse la sua immagine: non solo tingeva la barba, ma provava i discorsi e rivedeva le riprese.

Alcune considerazioni:

  • quando si parla dell’ossessione di apparire giovani, cerchiamo di ricordarci – anche a partire da queste immagini – che non accade solo in Italia e non riguarda solo il mondo dello spettacolo, né solo le donne. A conferma, ricordo quanto tinti e truccati sono sempre apparsi Gheddafi (nato nel 1942) e Mubarak (1928), molto più anziani di Bin Laden (che era nato nel 1957).

Gheddafi Mubarak

  • La questione non va ridotta alla banalità dei capelli tinti e del trucco, né alla  vanità del leader: i video fanno capire che Bin Laden sapeva che per realizzare un buon videomessaggio, come per fare un buon discorso in pubblico, occorre provare e riprovare, poi riguardarsi in video – meglio se con altri – e correggere ciò che non va. Quanti politici italiani, a parte Berlusconi, hanno la stessa cura meticolosa per l’apparenza fisica e i discorsi in pubblico?
  • La maggior parte dei politici italiani – ma anche i media che li commentano – tendono invece a sorridere di queste pratiche, come se l’attenzione all’apparenza fisica fosse cosa da narcisi o da femminucce, e provare un discorso fosse cosa da principianti, o da tiranni del terzo mondo. Federico Rampini ad esempio si chiedeva ieri su Repubblica: «L’unica debolezza apparente di Bin Laden era la vanità?».
  • Anche Barack Obama cura i dettagli della sua apparenza fisica (e di quella della sua famiglia); inoltre, fa le prove prima di parlare in pubblico. Vogliamo considerarlo un vanesio, una femminuccia o un principiante? Non a caso, i commentatori americani (Barbara Starr della CNN per esempio) hanno dichiarato di essere rimasti colpiti dalla professionalità di Bin Laden, non dalla sua vanità.

In un montaggio di Repubblica TV, frammenti di video in cui Bin Laden registra e prova discorsi:

Vodpod videos no longer available.

Bin Laden guarda se stesso e altre immagini in tv:

Vodpod videos no longer available.

USA: analfabetismo maschile di ritorno

Su D di Repubblica del 5 giugno c’era un pezzo di Federico Rampini sulla crescente presenza femminile nei posti di potere della società americana – rispecchiata dalle recenti nomine di Obama – e sul nesso di questo fenomeno con le percentuali di donne e uomini che negli USA accedono ai gradi d’istruzione superiore.

Ecco come l’articolo si chiude:

«C’è un fenomeno preoccupante di “regressione socio-culturale” del maschio americano. Tra il 1993 e il 2007, la percentuale di ragazzi che si sono iscritti ai college o alle università è scesa dal 45% al 43%. Nel prossimo decennio si prevede che arretreranno di altri due punti percentuali.

Non solo i maschi si iscrivono meno ai corsi universitari, ma una volta ammessi hanno risultati accademici peggiori. In campo femminile il 56,4% delle studentesse iscritte a una facoltà portano gli studi al termine fino a conseguire una laurea. Solo il 50% degli studenti maschi ci riesce. L’altra metà sono dei drop-out che abbandonano l’università senza alcun diploma: un tasso di insuccesso altissimo se raffrontato su scala mondiale.

Rallegrarsi per l’ascesa del potere femminile negli Stati Uniti non deve fare ignorare questo fenomeno di massa, una sorta di analfabetismo di ritorno che colpisce i giovani uomini (con punte particolarmente elevate tra i maschi afroamericani).

Obama richiama spesso l’attenzione sul fatto che il benessere futuro dipende dalla qualità dell’istruzione. Avverte che la vera sfida con la Cina si gioca sulla performance delle giovani generazioni nella scuola.

I risultati degli studenti americani nell’apprendimento delle materie scientifiche, a livello internazionale, sono mediocri. Ma l’arretramento è dovuto soprattutto al risultato dei maschi. Se l’America vuole arrestare il declino di qualità della sua forza lavoro rispetto ai concorrenti asiatici, dovrà affrontare la “questione maschile” sui banchi di scuola.»

(Federico Rampini, «Analfabeti di ritorno», D di Repubblica, 5 giugno 2010.)

Puoi scaricare da QUI il pdf dell’articolo intero, tratto dalla rassegna stampa di www.zeroviolenzadonne.it, che ringrazio.