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A cosa serve lo sciopero di oggi?

Non è una provocazione. E nemmeno una domanda retorica. È un dubbio che mi assale da anni, sugli scioperi, e a maggior ragione su questo di oggi, indetto dalla Cgil e dalla Fiom, ma contestato dalla Cisl e Uil, sostenuto dall’Idv, da Sel, dalla Federazione della sinistra e dal Pd di Bersani (mentre altri nel Pd non sono d’accordo), ma contrastato da Fli e dall’Udc.

Camusso con cappellino rosso

Osserva giustamente Polisblog:

«Per ragioni che andrebbero analizzate a fondo, lo sciopero sembra svuotato del suo significato più profondo, e sembra essere sempre meno un’effettiva possibilità di ottenere qualcosa quando le concertazioni falliscono.

Anche perché i precari, i contratti a progetto, il popolo delle partite IVA, i lavoratori atipici, tutti coloro che, per prassi e per fatti compiuti, di fatto, non sono più tutelati dallo Statuto dei lavoratori – e che, prima del diritto a non essere licenziati senza giusta causa, dovrebbero conquistare il diritto al lavoro stabile – hanno un’oggettiva difficoltà a scioperare.»

In tema di diritti vanno poi considerati – come sempre si fa in questi casi – anche quelli di coloro che subiscono disagi più o meno gravi per lo sciopero. È in nome di diritti negati, per esempio, che oggi Ferruccio de Bortoli contesta la Cgil, che gli ha impedito di uscire col giornale cartaceo: Effetto sgradevole dello sciopero generale.

Ma il sacrificio di alcuni diritti sarebbe accettabile e pure sacrosanto, se lo sciopero servisse a qualcosa. Intendo: se avesse obiettivi precisi e portasse a risultati concreti.

In realtà, diciamocelo francamente: sono in dubbio proprio i risultati. I sindacati – uniti, e non a spizzichi e bocconi – non potevano trovare modi più efficaci di contrattare la manovra?

Sto assumendo una posizione conservatrice? Sto affondando nel ventre molle del centrismo più moderato? Al contrario, sto cercando di guardare oltre, sto cercando una posizione più innovativa e radicale.

Lo sciopero di oggi è un atto di protesta ritualizzato e irregimentato, che segue ancora codici del primo Novecento. Una forma di comunicazione per dire al governo: «Guardaci, ci siamo» e «Non ci piace quel che fai, vattene a casa». Con l’aggiunta di qualche parolaccia.

È a questo che serve. Anche in un’ottica internazionale: in tutte le capitali europee la gente protesta, e noi? Che figura ci farebbero un sindacato e un’opposizione che non portassero la gente in piazza? Perciò tutti in piazza. Ne parleranno i media oggi e domani. Inizierà il balletto dei numeri: 2 milioni diranno gli organizzatori, 200 mila la questura.

Più grosse saranno le cifre, più potente il simbolo.

E speriamo non ci siano violenze. Tranquilli, non ci saranno: non siamo a Londra e neppure nel Maghreb. Perché non siamo ancora abbastanza poveri, come ho detto più volte. Non oggi. Domani chissà.

Bersani va sul tetto

Ebbene sì, ieri mattina abbiamo visto anche questa: Bersani è salito sul tetto della facoltà di Architettura dell’università La Sapienza di Roma, per manifestare solidarietà alle proteste degli studenti, ricercatori e docenti universitari, arrabbiati per i tagli all’università e alla scuola imposti dal governo.

Mi è parso stonato, poco credibile, un po’ come le dame di carità che portano caramelle ai bambini poveri e gli basta questo per lavarsi la coscienza.

Perché?

Due risposte per cominciare:

  1. Perché nessuno sa cos’ha fatto il Pd in questi mesi per combattere le iniziative del governo su università, scuola, ricerca. Né quali siano le sue proposte concrete. Qualcosa trovi sul sito del Pd, nella sezione Pd 110 (uh, che nome!). Facci un salto: ne sapevi qualcosa? Io no, che pure in università ci vivo. Sapevo solo che il Pd ha fatto una scriteriata e demagogica proposta per il pensionamento dei docenti a 65 anni (invece degli attuali 70): in apparenza sembra «largo ai giovani», in realtà danneggia proprio le fasce dei docenti universitari con minore anzianità di lavoro (ricercatori e associati), perché impedisce loro di arrivare a un numero di anni contributivi sufficiente per una pensione decente. Lo hanno chiarito in modo sintetico Agar Brugiavini e Guglielmo Weber su «La voce»: «Pensioni dei docenti, piove sul bagnato».
  2. Perché nel cosiddetto contatto con «la base» il comportamento di Bersani è incoerente: alla manifestazione della Fiom non è andato (vedi: L’opposizione con la Fiom a Roma: c’era e non c’era) e sul tetto ci va. Forse in piazza perdeva troppo tempo e qui sono bastati pochi minuti? Forse dei metalmeccanici si spaventava e degli universitari no?

Perché… continua tu.

L’opposizione con la Fiom a Roma: c’era e non c’era

Sabato scorso, alla manifestazione della Fiom in piazza San Giovanni a Roma il Pd c’era. Ma anche no. Non c’era. Ma anche sì.

Pier Luigi Bersani non c’era, però in serata ha detto: «L’unità del mondo del lavoro è un’energia indispensabile per costruire un’alternativa di governo che davvero metta al centro delle politiche economiche l’occupazione. (Tira il fiato e rileggi, altrimenti non sai più cos’ha detto.) La piazza pacifica di San Giovanni va ascoltata».

(È noto che le piazze si ascoltano.)

Rosy Bindi non c’era, ma ha rincalzato: «Costruire un’alternativa a Berlusconi senza questa piazza è illusorio».

(Dunque non c’era, ma avrebbe voluto?)

L’ex leader della CGIL Sergio Cofferati, invece, c’era. E si è offeso moltissimo quando Francesco Boccia, democratico vicino a Enrico Letta (nessuno dei due c’era), ha detto: «Sono nauseato dalle finzioni, il corteo è pieno di intellettuali milionari, ex deputati con vitalizio e politici che, dopo la passerella davanti alla tv, tornano a casa in auto blu. Una manifestazione va ascoltata, non utilizzata».

(Eccolo di nuovo, l’ascolto.)

Al che Cofferati ha risposto: «Non è accettabile, Boccia non insulti chi manifesta».

(Tiè.)

Ignazio Marino c’era. E ha dichiarato: «Mi chiedo perché il Pd non è in piazza».

(Se lo chiede.)

Usciamo allora dal Pd e vediamo chi altro c’era. Antonio Di Pietro in piazza ci va sempre, infatti c’era. E ha detto: «Con i lavoratori “senza se e senza ma”. Delinquente è chi non ascolta la piazza».

(Fortuna che Bersani ha detto che ascolta.) 🙂

E poi c’era Nichi Vendola, osannato e abbracciato dai manifestanti: «Qui, oggi, si è aperto il cantiere dell’antiberlusconismo. Il lavoro sia il tema centrale della politica. Il centrosinistra, per costruire una svolta, non può che confrontarsi con questa piazza».

Cioè Vendola in piazza c’era, ma ha detto un po’ le cose di Bersani e un po’ quelle di Rosy Bindi. Che però non c’erano. Forse perché Vendola vuole candidarsi a leader dell’opposizione. Chissà.