Archivi tag: flash mob

Guerrilla marketing e contropubblicità: matrimonio impossibile?

Guerrilla marketing, guerrilla advertising, ambient advertising, flash mob, marketing virale: sono solo alcune delle etichette che oggi gravitano attorno al cosiddetto «marketing non convenzionale».

Gli studenti più giovani sono di solito affascinati da questo tipo di comunicazione, perché profuma di ribellione e creatività. Di nuove frontiere. Tendono però a confondere le varie etichette fra loro o, peggio, le sovrappongono alle azioni di contropubblicità e controcultura che contestano il consumismo, la pubblicità e i media tradizionali.

In realtà, come ho notato più volte su questo blog, negli ultimi anni il guerrilla marketing è sempre meno ribelle e sempre più scontato, convenzionale (vedi Urban spam e Di cosa parliamo quando parliamo di flash mob?).

Su questo tema ha fatto una bella tesi di laurea triennale Francesca Malaspina, che innanzi tutto ha messo ordine fra i vari concetti, quindi ha individuato alcuni aspetti critici, esaminando un recente caso italiano di movimento contropubblicitario, il Be Yourself Movement, che all’inizio era interessante, ma è finito in pochi mesi a fare guerrilla marketing per Emily the Strange, il che è incoerente rispetto al manifesto iniziale.

Be Yourself Movement

Per saperne di più, ecco la tesi di Francesca: «Guerrilla: al confine tra marketing e sociale».

 

Il ritorno di T-Mobile

Dopo la T-Mobile Dance del 15 gennaio 2009 alla Liverpool Street Station di Londra, dopo il gigantesco karaoke organizzato il 30 aprile 2009, sempre a Londra in Trafalgar Square (vedi Karaoke e balli per tutti), il 27 ottobre T-Mobile UK – localizzazione inglese di una delle più grandi multinazionali di telefonia mobile – ha organizzato un’altra azione di guerrilla marketing: il «T-Mobile Welcome Back».

Un gruppo di cantanti professionisti hanno dato il benvenuto ai passeggeri in arrivo al terminal 5 dell’aeroporto di Heathrow coinvolgendoli in una sorta di musical a cappella davvero ben confezionato.

L’azione è stata poi accompagnata dall’apertura di un profilo Facebook, dove si trovano curiosità, fotografie, informazioni sul backstage, ma soprattutto si possono seguire e conoscere meglio i cantanti – bravissimi – che hanno realizzato la performance.

Con quest’operazione T-Mobile UK conferma il suo primato – per professionalità, risorse, originalità – nel guerrilla marketing attuale. Ma conferma, soprattutto, come il guerrilla non abbia ormai più nulla a che vedere con i bassi costi e la spontaneità delle sue origini, che ancora molti libri e uomini di marketing millantano.

Spero solo che d’ora in poi gli imitatori non ci tormentino con i musical improvvisati, come ancora stanno facendo con i balletti che, sulla scia della T-Mobile Dance, spuntano in ogni dove (vedi Di cosa parliamo quando parliamo di flash mob?).

The T-Mobile Welcome Back:

Di cosa parliamo quando parliamo di flash mob?

E di marketing virale? E di guerrilla marketing o marketing non convenzionale? Pesco da alcune definizioni di Wikipedia i passaggi che considero più corretti e rilevanti:

Flash mob: «Con il termine flash mob (dall’inglese flash – breve esperienza e mob – moltitudine) si indica un gruppo di persone che si riunisce all’improvviso in uno spazio pubblico, mette in pratica un’azione insolita generalmente per un breve periodo di tempo per poi successivamente disperdersi. Il raduno viene generalmente organizzato attraverso comunicazioni via internet o tramite telefoni cellulari. In molti casi, le regole dell’azione vengono illustrate ai partecipanti pochi minuti prima che l’azione abbia luogo

Marketing virale: «Il principio del viral marketing si basa sull’originalità di un’idea: qualcosa che, a causa della sua natura o del suo contenuto, riesce a espandersi molto velocemente in una data popolazione.»

L’originalità è qualcosa su cui insiste qualunque libro, conferenza o lezione sul guerrilla marketing, che non a caso è detto anche non convenzionale.

Sta di fatto che, dalla T-Mobile Dance del gennaio 2009 a Londra in poi (carina! ma basta una), non facciamo che assistere a balletti degni della peggiore animazione da villaggio turistico (o del saggio di fine anno delle scuole di danza), che puntualmente vengono salutati come l’ultimo flash mob o l’ultima novità di marketing virale.

Ma dove stanno l’organizzazione estemporanea, basata sull’uso di internet?

Dove il coinvolgimento e la sorpresa del pubblico?

Ma soprattutto: dove sono l’originalità e la fantasia? Sarebbero queste le meravigliose frontiere del marketing non convenzionale? Quanto dobbiamo aspettare, ancora, prima che si passi ad altro? Io non ne posso più.

Roma, piazza di Spagna, 3 ottobre 2009

Roma, galleria Alberto Sordi, 21 dicembre 2009

Bologna, via Indipendenza, 29 gennaio 2010

Roma, stazione Termini, 6 febbraio 2010

Milano, piazza Duomo e strade limitrofe, 27 febbraio 2010

Roma, piazza di Spagna, 2 marzo 2010

 

 

 

Ai confini del guerrilla

Martedì 8 settembre i Black Eyed Peas hanno inaugurato a Chicago la nuova stagione del celebre show televisivo di Oprah Winfrey, due giorni prima che andasse in onda.

La performance, organizzata con lo sponsor T-Mobile USA, è stata salutata come il più grosso flash mob mai tenuto in un’unica città, perché ha indotto – si dice – ben 21.000 fan a ballare in Michigan Avenue a Chicago.

La multinazionale T-Mobile non è nuova a queste iniziative. A gennaio e aprile di quest’anno, la sede inglese aveva organizzato a Londra – prima alla Liverpool Street Station, poi a Trafalgar Square – due memorabili azioni di guerrilla marketing. Ne abbiamo già parlato QUI, dove puoi rivederle e metterle a confronto.

A Chicago, però, di flash mob ce n’è poco. A dispetto di come lo presentano.

L’adesione dei fan alla coreografia non è affatto improvvisata e non coglie nessuno di sorpresa (come potrebbe?), ma è organizzata nei più infimi dettagli per le riprese televisive: l’ostentazione del telefonino da parte di Oprah, le distanze regolari fra i ballerini (calcolate per farli muovere con agio), i primi piani sui ragazzi al centro, le panoramiche dall’alto. Tutto.

Non più guerrilla, direi, ma sua messa in scena (citazione?) televisiva.

Ringrazio Giulia per avermi segnalato l’evento.