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Verona, immigrati e stereotipi

Da una ricerca condotta dalla Fondazione Rodolfo Debenedetti e dalla Bocconi fra settembre e novembre 2009 in otto città italiane (Alessandria, Bologna, Brescia, Lucca, Milano, Prato, Rimini e Verona), emerge che a Verona gli immigrati regolari, quasi 26 mila su 265 mila residenti, si sentono meno discriminati che nelle altre città esaminate, mentre si sentono più a disagio i clandestini, la cui percentuale massima (11%) è inferiore alla media nazionale (14%) e più bassa di altre città del nord Italia con forte presenza di immigrati.

I risultati dell’indagine, basata sulla distribuzione di 1037 questionari anonimi, sono stati presentati a Verona il 29 aprile dal sindaco Flavio Tosi e da Tito Boeri, docente della Bocconi e direttore della Fondazione Debenedetti. Dalla ricerca emerge inoltre che:

  1. a Verona gli immigrati regolari si sentono meno discriminati (16,9%) che nel resto d’Italia (20,3%);
  2. gli immigrati irregolari si sentono più discriminati a Verona (42,9%) che nel resto d’Italia (27,8%);
  3. la città è in grado di attrarre immigrati mediamente più istruiti;
  4. molti immigrati clandestini che hanno avuto problemi con la legge li avevano già prima di arrivare in Italia;
  5. i bambini immigrati sono ben accolti nelle scuole comunali dell’infanzia.

La sintesi della ricerca, che ho tratto da una notizia sul Gazzettino e da un’Ansa, mi è stata segnalata dal collega Fabrizio Bercelli, il quale ha aggiunto un commento che – essendo io siciliana di nascita ma avendo vissuto per anni a Verona – rispecchia anche la mia esperienza diretta. Lo riporto qui sotto, perché mi pare un interessante spunto di riflessione per tutti:

«Perché segnalo questa notizia? Sono veronese d’origine e, conoscendo abbastanza bene i veronesi, trovavo inverosimili le accuse di diffusa ostilità agli immigrati rivolte loro un po’ dappertutto: Verona simbolo del razzismo leghista, e il sindaco Tosi suo emblema vivente.

Poi mi capita di avere, dall’anno scorso, per ragioni d’affari, intensi rapporti con vari immigrati regolari in un paese della bassa veronese (Vigasio), e un’esperienza diretta dei loro rapporti quotidiani con la gente del posto.

Ne ho ricavato l’impressione di un’accoglienza estremamente rispettosa e perfino affettuosa da parte di vicini di casa, coinquilini, amministratori di condominio, negozianti, datori di lavoro, colleghi, nonché impiegati e funzionari del comune – gente che per lo più vota Lega, alcuni leghisti militanti.

Molta freddezza, invece, verso i clandestini, e nessuna indulgenza con i pochi immigrati anche regolari che violano regole fondamentali per (molti di) noi. Ad esempio (esempi reali), un marito arabo che maltratta la moglie in casa, un gruppo di maschi indiani conviventi che regolarmente buttano la spazzatura dal balcone, altri che sistematicamente non pagano l’affitto e vandalizzano il condominio in cui abitano. Comportamenti di questo genere non godono di nessuna tolleranza e suscitano dure proteste e sanzioni. Ma gli immigrati “che i fa pulito” (che si comportano bene) sono festeggiati e quasi coccolati – questa la mia personale impressione.

La mia ipotesi, prima di avere notizia dei risultati di questa ricerca, era che il modello veronese di accoglienza “a due facce” fosse eccellente, oltre che assai poco razzista. Un’ipotesi, certo, basata su esperienze limitate e su una certa conoscenza della cultura locale, niente di più.

Ora i risultati di questa ricerca suggeriscono che questa ipotesi (ovviamente non solo mia) sia meno assurda di come la qualificavano i miei amici emiliani “di sinistra” quando osavo dirla, venendo trattato da provocatore.

Se Verona e Nord-Est razzisti, oltre che leghisti, sono falsi stereotipi, alimentati da giornalisti inetti e politici interessati, di quanti altri stereotipi simili siamo vittime o complici?»