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Image Talks. Serate fotografiche aperte e gratuite

IMAGE TALKS

Oggi segnalo una iniziativa che mi pare utile e interessante per chiunque si occupi di comunicazione: giovane o meno giovane, studente/ssa o professionista che sia. Chiunque si occupi di comunicazione, infatti, deve avere oggi almeno un po’ di cultura fotografica (meglio se molta). Foto Image organizza “Image Talks”, un ciclo di incontri con importanti esponenti della fotografia italiana e internazionale. Le serate sono pensate per diffondere la cultura della fotografia e l’educazione allo storytelling visuale. Ogni ospite metterà a disposizione Continua a leggere

A New Kind of Beauty

È questo il titolo che il fotografo Philip Toledano – londinese di nascita con studio a Manhattan – ha dato alla sua ultima esposizione. Queste le parole con cui la presenta sul sito:

I’m interested in what we define as beauty, when we choose to create it ourselves. Beauty has always been a currency, and now that we finally have the technological means to mint our own, what choices do we make?

Is beauty informed by contemporary culture? By history? Or is it defined by the surgeon’s hand? Can we identify physical trends that vary from decade to decade, or is beauty timeless? When we re-make ourselves, are we revealing our true character, or are we stripping away our very identity?

Perhaps we are creating a new kind of beauty. An amalgam of surgery, art, and popular culture? And if so, are the results the vanguard of human induced evolution?

Ma la ricerca estetica di cui parla Toledano sconfina con l’esposizione di fenomeni da baraccone. Perfettamente coerente con lo stile di questo fotografo, abituato a simulare chissà quali riflessioni estetiche intorno a quelle che mi paiono solo provocazioni furbe (vedi anche Hope and Fear), patinate e non originali.

Sulla non originalità: è dall’inizio degli anni 90 che Orlan espone il suo corpo chirurgicamente modificato come un’opera d’arte.

Il problema è che la comunicazione di massa abbocca e rilancia. Non a caso il servizio era sull’ultimo numero di D di Repubblica (n. 684, p. 140). In questo senso è utile aggiungere la riflessione su queste immagini alla quella di Lorella Zanardo su Il corpo delle donne (e degli uomini, e del transgender), perché mi pare l’ennesimo “sdoganamento” della chirurgia plastica, presentata – stavolta – come arte e ricerca estetica.

Ecco alcune foto (clic per ingrandire). Trovi le altre QUI.

Gina

Justin

Justin

Yvette

Yvette

Steve

Steve

Quando le facce sono arte e denuncia

Dopo il post di ieri, mi è arrivata una mail di Sarah che, qualche ora dopo aver discusso la tesi triennale (ottenendo il massimo… brava!), mi segnalava un altro uso di facce nel mondo.

È quello del progetto Women are Heroes, in cui il giovanissimo fotografo JR ritrae i volti induriti dalla sofferenza di donne che vivono nei paesi poveri e disastrati del quarto mondo. Le sue fotografie vengono poi riprodotte in formato gigante su case, mezzi di trasporto, interi quartieri, negli stessi paesi delle donne ritratte. E arriveranno anche nei paesi ricchi, a quanto pare.

Questa è la descrizione del progetto Women are Heroes che si legge sul sito:

«The Women project wants to underline their pivotal role and to highlight their dignity by shooting them in their daily lives and posting them on the walls of their country.

On the other hand, by posting the same images of these women in Western countries, the project allows everyone to feel concerned by their condition and connects, through art, the two different worlds.

Kenya, South-Sudan, Sierra-Leone, Liberia: The violence suffered by women there is the extreme expression of discriminations. The ethnic wars in Africa are a source of the worst crimes on women. When meeting them, JR wants to testify of their force, their courage and their noble struggle: first to live, then to exist.

Right now JR is in Rio de Janeiro, Brasil where the context of favelas has encouraged to meet women for whom crime, violent lost of loved ones and arbitrary repression are part of everyday life.

In 2008/2009, JR plans to visit India, Cambodia, Laos, Marcs, then return to Kenya.

To the limits of contemporary art: the goal is once again to reach the limits of Art in a closed social and cultural environment and watch the reaction of the local population. What is at stake here is the assessment of the possibilities of intervention in the different environments. The success of such a process allows drawing a status of women in their countries. Proof by action is chosen.

In the Western countries, the exhibitions of the project will recall this artistic adventure, committed and committing.»

Ma queste facce sono molto diverse da quelle di ieri. (A proposito: urge una tesi di laurea. Anche specialistica, data la varietà dei casi.) I volti fotografati da JR sono splendidi e inquietanti al tempo stesso.

Sono arte, denuncia, monito.

Guarda come trasformano una favela di Rio de Janeiro (clicca per vedere meglio):

jr-photos-in-rio-de-janeiro

World Press Photo

Se abiti a Milano o Roma (o ci vai in maggio), non perderti l’esposizione delle foto che hanno vinto l’edizione 2008 del più importante premio mondiale per il fotogiornalismo, il World Press Photo. Ogni anno passo diverse ore a osservare le splendide e spesso durissime immagini che rappresentano momenti, paesi e situazioni dell’anno appena trascorso.

A Milano: Galleria Carla Sozzani, 4-25 maggio, www.galleriacarlasozzani.org.

A Roma: Museo di Roma in Trastevere, 10 maggio-2 giugno, www.fotografiafestival.it

Quest’anno il primo premio è stato assegnato al fotografo inglese Tim Hetherington, che il 16 settembre 2007 ha ritratto per Vanity Fair un soldato americano in Afghanistan, mentre si riposa nel bunker “Restrepo”, dal nome di un suo commilitone ucciso durante il conflitto (puoi fare clic per ingrandire).

Se non puoi andare a Milano o Roma, trovi qui tutte le foto del premio.

Perché non immaginiamo una tesi o tesina sul World Press Photo in generale, su qualche sua categoria, o sul premio di quest’anno in particolare?