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Il cliché della «femme fatale» sulle prime pagine dei quotidiani

Oggi ho fatto un test ai quotidiani nazionali: vediamo quanti hanno messo in evidenza in prima pagina, con tanto di foto, il cliché narrativo della «femme fatale», e cioè la faccenda della «donna misteriosa» – detta anche «bionda», «moldava» o «ballerina» – che a quanto pare stava in plancia accanto a Francesco Schettino. Ecco i risultati.

Corriere della sera: nella foto principale c’è un sommozzatore vicino alla campana di bordo, ma subito accanto c’è la fotina del volto di Domnica Cemortan, circondata dai titoli «Allarme in ritardo, potevamo salvare tutti» e «La ragazza senza cabina».

Corriere della sera, 20 gennaio 2012

Repubblica: non c’è la foto della Cemortan, ma quella del comandante Schettino che alza la mano per un brindisi. Però il titolo è «Il capitano e la ballerina. Vino e bravata in plancia nella notte del naufragio».

Repubblica 20 gennaio 2012

La Stampa: foto grande con sommozzatore e campana di bordo, ma niente Cemortan, neanche nel titolo che è «Allarme meteo, la Concordia può inabissarsi».

La Stampa, 20 gennaio 2012

Il Giornale: foto grande e centrale del comandante con titolo «Basta capri espiatori, basta eroi. La misteriosa ballerina moldava: “Schettino ci ha salvati, ma non è il mio amante”».

Il Giornale, 20 gennaio 2012

Libero: foto grande e centrale della Cemortan in spiaggia, con titolo «La ballerina moldava che ha fatto girar la testa a Capitan Codardo».

LIbero, 20 gennaio 2012

Il Fatto quotidiano: la foto di Domnica Cemortan assieme ad altri dipendenti Costa Crociere sta in prima pagina, ma ottiene solo il taglio basso e il titolo non la riguarda direttamente: «Il governo si accorge della Concordia».

Il Fatto quotidiano, 20 gennaio 2012

Il Messaggero: foto grande centrale e titolo «Ecco la ragazza del mistero: “il comandante ci ha salvato”».

Il Messaggero, 20 gennaio 2012

Scelte analoghe hanno fatto Il Tempo, Il Secolo XIX, Il Mattino, La Gazzetta del Sud.

Morale della favola: il cliché della «femme fatale» è del tutto trasversale per i quotidiani di oggi, nel senso che non dipende dal loro orientamento politico-ideologico, né dalla cordata economica e editoriale a cui appartengono.

Mettere in prima pagina una bionda e alludere a una storia pepata serve ad aumentare le vendite? Certo le aiuta (per come sono abituati i lettori e le lettrici italiane), ma non è necessario. Infatti ne hanno fatto a meno La Stampa (pur parlando del Concordia), Il Sole 24 Ore, L’Unità, Il Riformista, La Padania, Il Manifesto, Il Secolo d’Italia, L’Opinione, L’Osservatore Romano, Il Tirreno, Il Piccolo, Il Giornale di Brescia.

Sarebbe opportuno che tutte le testate più «serie» (quelle cioè che non fanno solo gossip) evitassero, una buona volta, di dare rilievo a certe notizie solo perché ruotano attorno a facili spunti di gossip. La vera notizia di oggi, sulla tragedia della nave Costa Concordia, è il gravissimo rischio ambientale che sta correndo l’isola del Giglio. Oltre al fatto, ovviamente, che 11 persone sono morte e 24 sono ancora disperse. Altro che bionda.

PS: questo articolo è uscito oggi, con qualche modifica, anche sul Fatto quotidiano.

Due pensieri sulla telefonata De Falco-Schettino

Incredulità, rabbia, pena, sgomento: sono le emozioni che ieri ho provato mentre ascoltavo la telefonata fra Francesco Schettino e Giorgio De Falco. Un misto intenso e confuso, che in pochi minuti si è tramutato in commozione, tanto che alla fine avevo gli occhi lucidi.

Fra i commenti che ho letto in rete, due meglio di altri esprimono ciò che ho pensato quando mi sono ripresa. Il primo è dello Scorfano, dal blog Sempre un po’ a disagio:

Sia innanzitutto messo agli inutili atti di questo inutile blog che io ritengo indegno e vergognoso il comportamento del comandante Schettino, che abbandona la nave che lui stesso ha portato ad affondare, mentre, viceversa, ritengo perfetto ed esemplare il comportamento del comandante della Capitaneria di porto, Giorgio De Falco, che cerca, dalla sua posizione, di salvare tutti i passeggeri della nave in avaria.

Detto questo, però, le grida di esultanza e di approvazione ammirata che ho sentito ieri (sul web ma anche nel bar vicino a casa) per quegli ordini di De Falco urlati al telefono, per quell’autorità «di cui avremmo bisogno», per il «padre» che si assume le responsabilità di tutti, per la «voce del dovere» (così oggi repubblica.it), per l’uomo «forte», con le palle, che non si tira indietro e mette il suo senso del dovere prima di ogni cosa (però lui era a terra, non dimentichiamolo), per il leader, la guida, il comandante, il dux, Caesar, l’uomo della provvidenza, l’incarnazione dell’autorità (militare, tra l’altro) che sa prendere in mano una situazione senza esitare e, soprattutto, al posto di tutti noi, per il capo che toglie a noi la necessità di valutare («è un ordine!») perché ha tutto deciso e valutato lui…; insomma, tutti questi osanna, reali e virtuali, mi hanno spaventato non poco, ve lo confesso. È meglio De Falco che Schettino, senz’altro; ma essere un popolo che ha bisogno di De Falco, magari no grazie, ecco. (lo Scorfano, Sempre un po’ a disagio, «Agli ordini»)

Il secondo è lo status che ieri Angelo ha scritto su Facebook:

«La telefonata tra De Falco e Schettino è drammaturgia pura: timbri, pause, ritmo ossessivo, eroe e antieroe. Immagino che tra poco non la ascolteremo più per ritrovare il fantasma della tragedia, il peso dei cadaveri, l’annaspare dei vivi, ma solo perché è così eccitante john-wayne-che- frusta-il-codardo. Entrerà nella nostra compilation, col reggae, i link sull’amore infranto e la nutella, Homer Simpson e la fame nel mondo.»

È così, caro Angelo, lo schermo televisivo farà questo. Anzi, l’ha già fatto.