Archivi tag: gender studies

I bambini e le bambine precocemente adulte dei marchi di moda

leggendaria

Sull’ultimo numero di Leggendaria è uscita una mia riflessione sul modo in cui sono spesso rappresentati i bambini e le bambine nella comunicazione commerciale e nei servizi fotografici dei marchi di moda da vent’anni a questa parte. E sul modo in cui queste immagini condizionano la comunicazione – e la nostra vita – ben al di là dei fashion brands. Ecco l’articolo: Continua a leggere

Hillary Clinton, la malattia, il femminismo, il potere

clinton-11-settembre

Ricevo da Michela Pusterla, laureanda alla magistrale di Italianistica all’Università di Bologna, che ha trascorso un anno negli Stati Uniti per motivi di studio, una interessante e articolata riflessione sulla questione dello stato di salute della candidata alle elezioni presidenziali americane Hillary Clinton, vista in relazione al suo essere donna, vale a dire ai pregiudizi di genere che la sua candidatura porta con sé. Scrive Michela:

«La storia personale dei Presidenti americani è anche una storia di malattie, più o meno nascoste: Wilson ebbe un ictus che lo semi-paralizzò, Roosevelt non aveva l’uso delle gambe dopo aver contratto la poliomielite; Eisenhower soffriva del morbo di Crohn ed ebbe un infarto e un ictus; Kennedy nascose a lungo il morbo di Addison e soffriva di mal di schiena fortissimi; Reagan venne operato alla prostata e per un cancro alla pelle e, verso la fine del suo mandato, già soffriva di Alzheimer; Bush senior aveva la malattia di Basedon-Graves.

Per Hillary Clinton sembra sussistere un regime diverso, secondo quello che negli Stati Uniti si direbbe un «double standard». Sembrerebbe che a Clinton, una candidata del tutto politicamente convenzionale, non possa essere concessa nemmeno una polmonite: Continua a leggere

Perché non mi piace l’ultimo spot di Tampax Italia “Facile, a prova di uomo”

Facile, a prova d'uomo

Da un paio di mesi è in circolazione la campagna di Tampax Italia “Facile, a prova di uomo”, su cui ho ricevuto diversi commenti, ora perplessi (“Non so perché, ma non mi convince”), ora entusasti (“È proprio vero: noi donne abbiamo una marcia in più!”), e molte sollecitazioni (“Ma tu, che ne pensi?”). Non mi piace e spiego subito perché: Continua a leggere

Galbusera: «Si può essere buoni senza essere zuccherosi»

Ripropongo oggi la riflessione che ho fatto l’anno scorso sullo spot “I love you, Lucia!” di Galbusera, che è tornato in onda in questi giorni e mette in scena una relazione fra donna e uomo diversa dal solito, valorizzando, in apparenza, la “bontà non-zuccherosa”, ma andando verso un finale di accettazione trasgressiva e sorridente di vita, mascolinità e alimentazione… anche zuccherose, perché no. 🙂

D I S . A M B . I G U A N D O

Lo spot Galbusera

Da un paio d’anni va in onda lo spot dei biscotti Galbusera “Buoni così”, interessante per l’ironia con cui mette in scena una relazione fra uomo e donna diversa dal solito. Mentre lei, giovane manager in tailleur impeccabile, sopporta una pesante riunione in cui si parla dei «risultati del primo semestre deludenti», dalla finestra appare lui che, travestito da coniglio rosa, canta stonando, accompagnandosi con una chitarrina e pure ammiccando «I love youuuu Lucia». Alla fine la giovane,

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Always #LikeAGirl: le ragazzine chiedono emoji senza stereotipi di genere

#LikeAGirl_Girl_Emojis

Dal 2 marzo è online l’ultima puntata della campagna #LikeAGirl (nata nell’estate del 2014) di Always – azienda di prodotti per l’igiene intima femminile della Procter & Gamble. Stavolta Always prende di mira gli stereotipi di genere che si annidano nelle faccine – o emoticone o emoji – che usiamo su Whatsapp, sui social media e in moltissimi testi online. Ancora una volta la campagna dà la parola ad alcune preadolescenti e adolescenti che, mettendo in scena una spontaneità non ancora accecata da convenzioni di genere (fosse vera! sul realismo di queste interviste mi sono già espressa), notano dettagli a cui per abitudine la maggior parte delle ragazze e donne non fanno più caso: Continua a leggere

Sessismo e musica: perché pochissimi dj al mondo sono donne?

Dj mixer with headphones

Oggi pubblico il lavoro di Andrea Valenza, studente della laurea magistrale in Semiotica che, per l’esame di Semiotica dei consumi dell’anno scorso, ha fatto una riflessione interessante, ben articolata e documentata sul ruolo della donna nella musica elettronica da ballo (o EDM, electronic dance music), interpretandolo come sintomo di un più ampia tendenza, nella storia della musica, a relegare la donna a ruoli minoritari. Scrive Andrea:

«Il 17 ottobre “la bibbia” della dance, djmag.com, divulga la Top 100 djs 2015 che vede i fratelli belgi Thivaios (in arte Dimitri Vegas & Like Mike) piazzarsi al primo posto. Il duo di musica house si lascia alle spalle Hardwell, dj e produttore discografico che lascia la corna dopo due anni di primato e Marti Garrix giovane olandese. Fuori dal podio (quarto quinto e sesto posto) tre monumenti della dance floor, regolarmente in cima alla top 100 da più di 10 anni: Armin Van Buuren, Tiesto e David Guetta (forse il più popolare al mondo). C’è una peculiarità che accomuna i primi dj della classifica: nessuno di loro è una donna. Le prime donne in classifica sono solo al Continua a leggere

Giocattoli: Natalia, Gamora, Rey, dove siete? Perché mancano le action figures femminili?

Black-Widow

Propongo oggi una riflessione pubblicata su Arte Rivista, e firmata da Flavia Irene Gatti, alla quale ho rilasciato una breve intervista. La domanda che Flavia si (e mi) pone è: il cinema propone spesso – e negli ultimi anni con frequenza maggiore – supereroine donne, dotate di forza fisica, grande intelligenza e superpoteri. Perché l’industria dei giocattoli non riproduce le action figures delle supereoine, ma insiste sempre e solo sui supereroi maschi? Continua a leggere