Archivi tag: gender studies

Galbusera: «Si può essere buoni senza essere zuccherosi»

Ripropongo oggi la riflessione che ho fatto l’anno scorso sullo spot “I love you, Lucia!” di Galbusera, che è tornato in onda in questi giorni e mette in scena una relazione fra donna e uomo diversa dal solito, valorizzando, in apparenza, la “bontà non-zuccherosa”, ma andando verso un finale di accettazione trasgressiva e sorridente di vita, mascolinità e alimentazione… anche zuccherose, perché no. 🙂

D I S . A M B . I G U A N D O

Lo spot Galbusera

Da un paio d’anni va in onda lo spot dei biscotti Galbusera “Buoni così”, interessante per l’ironia con cui mette in scena una relazione fra uomo e donna diversa dal solito. Mentre lei, giovane manager in tailleur impeccabile, sopporta una pesante riunione in cui si parla dei «risultati del primo semestre deludenti», dalla finestra appare lui che, travestito da coniglio rosa, canta stonando, accompagnandosi con una chitarrina e pure ammiccando «I love youuuu Lucia». Alla fine la giovane,

View original post 250 altre parole

Always #LikeAGirl: le ragazzine chiedono emoji senza stereotipi di genere

#LikeAGirl_Girl_Emojis

Dal 2 marzo è online l’ultima puntata della campagna #LikeAGirl (nata nell’estate del 2014) di Always – azienda di prodotti per l’igiene intima femminile della Procter & Gamble. Stavolta Always prende di mira gli stereotipi di genere che si annidano nelle faccine – o emoticone o emoji – che usiamo su Whatsapp, sui social media e in moltissimi testi online. Ancora una volta la campagna dà la parola ad alcune preadolescenti e adolescenti che, mettendo in scena una spontaneità non ancora accecata da convenzioni di genere (fosse vera! sul realismo di queste interviste mi sono già espressa), notano dettagli a cui per abitudine la maggior parte delle ragazze e donne non fanno più caso: Continua a leggere

Sessismo e musica: perché pochissimi dj al mondo sono donne?

Dj mixer with headphones

Oggi pubblico il lavoro di Andrea Valenza, studente della laurea magistrale in Semiotica che, per l’esame di Semiotica dei consumi dell’anno scorso, ha fatto una riflessione interessante, ben articolata e documentata sul ruolo della donna nella musica elettronica da ballo (o EDM, electronic dance music), interpretandolo come sintomo di un più ampia tendenza, nella storia della musica, a relegare la donna a ruoli minoritari. Scrive Andrea:

«Il 17 ottobre “la bibbia” della dance, djmag.com, divulga la Top 100 djs 2015 che vede i fratelli belgi Thivaios (in arte Dimitri Vegas & Like Mike) piazzarsi al primo posto. Il duo di musica house si lascia alle spalle Hardwell, dj e produttore discografico che lascia la corna dopo due anni di primato e Marti Garrix giovane olandese. Fuori dal podio (quarto quinto e sesto posto) tre monumenti della dance floor, regolarmente in cima alla top 100 da più di 10 anni: Armin Van Buuren, Tiesto e David Guetta (forse il più popolare al mondo). C’è una peculiarità che accomuna i primi dj della classifica: nessuno di loro è una donna. Le prime donne in classifica sono solo al Continua a leggere

Giocattoli: Natalia, Gamora, Rey, dove siete? Perché mancano le action figures femminili?

Black-Widow

Propongo oggi una riflessione pubblicata su Arte Rivista, e firmata da Flavia Irene Gatti, alla quale ho rilasciato una breve intervista. La domanda che Flavia si (e mi) pone è: il cinema propone spesso – e negli ultimi anni con frequenza maggiore – supereroine donne, dotate di forza fisica, grande intelligenza e superpoteri. Perché l’industria dei giocattoli non riproduce le action figures delle supereoine, ma insiste sempre e solo sui supereroi maschi? Continua a leggere

D’accordo con Michela Murgia: non chiamatela maternità surrogata

Gravidanza

Solo ieri ho letto su L’Espresso – non avevo seguito i post su Facebook – quanto Michela Murgia ha scritto sulla cosiddetta “maternità surrogata”: è la riflessione più intelligente, articolata, ponderata che io fin qui abbia letto su questo argomento. Concordo con ogni sua parola, incertezze incluse. Trovo inoltre profondamente umano e rispettoso, da parte sua, ribadire «questo è un tema su cui non ho certezze». D’ora in poi, con lei, parlerò solo di gravidanza surrogata, mai più di “maternità surrogata”. Assieme a lei, infatti, trovo profondamente sbagliato «l’uso dell’espressione “maternità surrogata”, collegata all’insistenza su una sorta di naturalità cogente insita nel legame di gestazione, definito con una certa enfasi “percorso di vita” e “avventura umana straordinaria”». Nelle parole di Murgia (i grassetti sono miei): Continua a leggere

Tre Italia: la biondona svampita e l’uomo che paga per lei

Tre spot televisivo

Con la scomparsa di Belén Rodríguez dalle campagne Tim, credevo che le aziende di telecomunicazioni in Italia avessero finalmente smesso di associare marchio, tariffe e promozioni all’ennesimo corpo femminile, che non sta lì per nient’altro che per la sua bellezza. E invece no: nell’ultimo spot, Tre mette assieme  l’attore napoletano Carlo Buccirosso e la showgirl greca Ria Antoniou, con lui fa che l’uomo sbavante e pagante, e lei che fa la bellona, biondona e desiderante. Ma invece di desiderare («Carletto, è da tanto che avevo un desiderio…») ciò che lui spererebbe (allusione evidente), lei desidera solo Continua a leggere

Leopolda, terra degli… uomini?

Leopolda. Terra degli uomini

Non sono una fanatica del politically correct. Credo che il rispetto delle donne e la difesa della parità di genere passino anche dall’uso consapevole e controllato delle parole, non solo da quello. Scrivo questo post, dunque, senza nessuna ossessione pregiudiziale, perché i problemi della mancata parità di genere, in Italia, vanno innanzi tutto risolti sul piano economico, sociale e culturale, non certo (e non solo) su quello linguistico. La lingua rispecchia e contribuisce ad alimentare i problemi, ma certo non può, da sola, risolverli. Detto questo, sono rimasta allibita dalla totale mancanza di sensibilità che traspare dal payoff della Leopolda 2015. Terra degli uomini, dice. Continua a leggere