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Trovare lavoro con un video curriculum, un blog, un’attività mirata sui social media

VideoCV di Damiano, fermo immagine

Qualche giorno fa Giampaolo Colletti su Nòva del Sole 24 Ore ha ripreso un argomento di cui avevo parlato tre anni fa in questi post: Trovare lavoro con la presenza in rete e un cv innovativo e Vantaggi e rischi di un cv (troppo) originale. Ero partita, all’epoca, dal video curriculum con cui Damiano – laureato in comunicazione all’Università di Padova – si era proposto a Blizzard, la casa di produzione di World of Warcraft, sperando di poter lavorare con loro alla localizzazione italiana. Damiano in effetti era riuscito nel suo intento, perché Continua a leggere

Videostorytelling. A Bologna focus sulle storie in rete

Teletopi logo

Comincia a Bologna il viaggio nei più bei progetti di videostorytelling italiani promosso dal contest Teletopi. Così l’edizione 2015 dello storico riconoscimento dedicato alle web tv italiane cambia pelle e rivolge la sua attenzione alle migliori esperienze di videonarrazione in rete. Domani, venerdì 23 gennaio, dalle ore 10 nell’aula A del Dipartimento di Filosofia e Comunicazione dell’Università di Bologna (via Azzo Gardino 23), Continua a leggere

Trovare lavoro con la presenza in rete e con un cv innovativo

Lo ha spiegato tempo fa anche Giampaolo Colletti in un articolo su Nòva 24:

Forse andrà in soffitta il vecchio curriculum, ormai obsoleto. Perché anche in Italia nell’era dei social network le aziende entrano in rete per ingaggiare i futuri collaboratori. Questa rivoluzione digitale nella selezione del personale, combattuta a suon di post, tweet e check-in, coinvolge non solo le multinazionali. Sono sempre più numerose le medie imprese disseminate sul territorio che si affidano al web per arruolare talenti. […]

Social media

Da [una] recente ricerca condotta dall’Università Bocconi emerge come il 76% delle imprese consideri strategica la presenza sui social network. La rete, tuttavia, mantiene un peso relativo: le informazioni raccolte online influiscono solo in parte sulla decisione di procedere alla convocazione di un colloquio (68%) o all’assunzione (64%). […]

Oltreoceano l’e-recruitment è molto più spinto e c’è già chi ha suonato il de profundis non solo per il vecchio cv, ma addirittura per il colloquio. Un’inchiesta pubblicata dal Wall Street Journal racconta come oggi sia la rete a fare la differenza. I dirigenti di Union Square Ventures – fondo americano con importanti partecipazioni nei colossi delle nuove imprese digitali, da Twitter a Foursquare – hanno dichiarato al WSJ: «Nessun curriculm, grazie. Ai candidati chiediamo di inviarci soltanto qualche link per valutare la presenza su internet». Nell’anno appena passato Google ha deciso di assumere 7mila nuove risorse non con un classico colloquio (delle cui modalità si parla a pagina 49), ma con una serie di questionari strutturati rigorosamente online. E per il colosso di Mountain View la selezione è partita da due milioni di curricula ricevuti. Pescare talenti nella rete resta comunque un’operazione complessa» (Giampaolo Colletti, I nuovi talenti si cercano on line).

In quest’ottica studiare una forma innovativa di autopresentazione, mirata all’azienda in cui ci si vuole inserire e al ruolo a cui si ambisce, può fare la differenza. Specie se si punta a un’azienda che lavora coi new media.

Guarda ad esempio il video curriculum con cui Damiano si propone a Blizzard, la casa di produzione di World of Warcraft, sperando di poter lavorare con loro alla localizzazione italiana. Realizzare una videopresentazione del genere non è facile, perché il rischio di cadere nell’autocompiacimento e nel bamboleggiamento è alto. Il prodotto di Damiano presenta qualche ingenuità, ma nel complesso è fresco e carino. Non male. Se fossi in Blizzard, lo prenderei in considerazione per un colloquio, facendo la tara all’inesperienza dovuta alla giovane età.

Riuscirà il nostro eroe? Io glielo auguro. Nel frattempo ho deciso di postare il suo tentativo, perché sia di ispirazione ad altri come lui. E intanto, in bocca al lupo! 🙂

Nella guerra fra generazioni siamo tutti dinosauri

Pd o non Pd, destra o sinistra, semplificare il conflitto fra Bersani e Renzi in «guerra fra generazioni» non fa bene a nessuno in Italia. Se contrapponi i «giovani che scalciano» agli «adulti», come fa Bersani, implicitamente li svaluti come «non ancora adulti», e cioè «immaturi», «inesperti», «incompetenti». Se chiami «dinosauri» i non più giovani, come fa Renzi, stai dicendo che sono mostruosi, brutti e talmente cattivi che andrebbero cancellati in un colpo.

 Dinosauro

Intendiamoci: non è per buonismo che dico che la guerra fra generazioni nuoce all’Italia. È perché non porta da nessuna parte. Il problema infatti è: chi sono i giovani in Italia?

Se sono solo quelli che l’Istat mette nella fascia di età 15-24, allora anche Renzi è un dinosauro da spazzare via. Se invece non sono loro (come si fa a catalogare fra i «dinosauri» un 25-26enne?), allora comincia il balletto: i venticinquenni contro i trentenni, contro i quarantenni, contro i cinquantenni, contro… Che senso ha? Lo osserva anche il trentenne (giovane? adulto? dinosauro?) Giampaolo Colletti oggi, nel suo blog sul Fatto quotidiano: La guerra generazionale fa male ai giovani.

Se invece i giovani sono solo quelli fra 15 e 24 anni, allora poveracci: sono solo il 10% della popolazione – dice l’Istat– e cioè circa 6 milioni. Quattro gatti, che per giunta sono destinati a diminuire se le nascite continuano a calare e non aumentano gli immigrati. Dove vanno quattro gatti da soli? Da nessuna parte, visto che hanno poco rilievo elettorale. Lo dimostrano, fra l’altro, gli ultimi dati Istat sulla disoccupazione giovanile (quella dei 15-24 appunto): il 29,3% dei ragazzi fra 15 e 24 anni è senza impiego. È la percentuale più alta da quando l’Istat cominciò queste rilevazioni, nel gennaio 2004.

E allora? Allora aveva visto lungo Pasolini, nel 1973, quando individuava nel post-sessantotto l’inizio di un baratro: se manca la «dialettica» fra generazioni, come la chiamava Pasolini, nessuno cresce, non i «giovani» ma nemmeno gli «adulti». Tutto resta immobile, tutti facciamo la fine dei dinosauri.

Le generazioni dovrebbero confrontarsi, scambiarsi saperi e pratiche, anche litigare in modo acceso, ma non auspicare l’una la cancellazione dell’altra.

Ecco cosa scriveva Pier Paolo Pasolini il 7 gennaio 1973 sul Corriere della sera. L’articolo s’intitolava “Contro i capelli lunghi”:

«Le maschere ripugnanti che i giovani si mettono sulla faccia, rendendosi laidi come le vecchie puttane di un’ingiusta iconografia, ricreano oggettivamente sulle loro fisionomie ciò che essi solo verbalmente hanno condannato per sempre. Sono saltate fuori le vecchie facce da preti, da giudici, da ufficiali, da anarchici fasulli, da impiegati buffoni, da Azzeccagarbugli, da Don Ferrante, da mercenari, da imbroglioni, da benpensanti teppisti.

Cioè la condanna radicale e indiscriminata che essi hanno pronunciato contro i loro padri – che sono la storia in evoluzione e la cultura precedente – alzando contro di essi una barriera insormontabile, ha finito con l’isolarli, impedendo loro, coi loro padri, un rapporto dialettico.

Ora, solo attraverso tale rapporto dialettico – sia pur drammatico ed estremizzato – essi avrebbero potuto avere reale coscienza storica di sé, e andare avanti, “superare” i padri.

Invece l’isolamento in cui si sono chiusi – come in un mondo a parte, in un ghetto riservato alla gioventù – li ha tenuti fermi alla loro insopprimibile realtà storica: e ciò ha implicato – fatalmente – un regresso.

Essi sono in realtà andati più indietro dei loro padri, risuscitando nella loro anima terrori e conformismi, e, nel loro aspetto fisico, convenzionalità e miserie che parevano superate per sempre.» (P.P. Pasolini, Scritti corsari, Garzanti, Milano, 1975, p. 10)

Confartigianato sulla disoccupazione giovanile: notizia? No, politica

Diversi ex studenti mi hanno segnalato ieri il rapporto di Confartigianato sulla disoccupazione dei giovani sotto i 35 anni. Questa è la sintesi per la stampa, da cui estraggo:

Confartigianato Logo

«L’Italia ha il record negativo in Europa per la disoccupazione giovanile: sono 1.138.000 gli under 35 senza lavoro. A stare peggio i ragazzi fino a 24 anni: il tasso di disoccupazione in questa fascia d’età è del 29,6% rispetto al 21% della media europea.

La situazione del mercato del lavoro nel nostro Paese è fotografata in un rapporto dell’Ufficio studi di Confartigianato in cui si rileva che tra il 2008 e il 2011, anni della grande crisi, gli occupati under 35 sono diminuiti di 926.000 unità.

Se a livello nazionale la disoccupazione delle persone fino a 35 anni si attesta al 15,9%, va molto peggio nel Mezzogiorno dove il tasso sale a 25,1%, pari a 538.000 giovani senza lavoro.»

Dov’è la notizia? I dati Istat sulla disoccupazione giovanile non erano stati già diffusi in luglio? Cerco e infatti trovo: «Lavoro, Istat: disoccupazione giovani al 29,6%», Il Fatto Quotidiano, 1 luglio 2011. Stessa notizia su tutti i quotidiani del 1 luglio. Guardo le tabelle annesse al documento Confartigianato, su cui leggo che sono elaborazioni dell’Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat. Ah, ecco: i dati diffusi il 1 luglio riguardavano i giovani 15-24 anni, quelli rielaborati da Confartigianato estendono l’età a 35, ma è chiaro che Istat aveva già tutto.

Si tratta solo di dosare il rilascio delle informazioni nel momento più opportuno.

Allora mi chiedo: a chi giova? La risposta sta dentro lo stesso documento Confartigianato, in questo passaggio:

«In un contesto così critico, il rapporto di Confartigianato rivela paradossi tutti italiani sul fronte dell’istruzione e della formazione che prepara al lavoro. Per il prossimo anno scolastico 2011-2012, infatti, è previsto un aumento del 3% degli iscritti ai licei e una diminuzione del 3,4% degli iscritti agli istituti professionali. Nel frattempo, le imprese italiane, nonostante la crisi, denunciano la difficoltà a reperire il 17,2% della manodopera necessaria.»

Mi aveva già fatto notare questo passaggio ieri via mail Giampaolo Colletti, commentandolo così:

«Paradossi? E perchè? Credo che se si perdesse la libertà di scelta degli studi per congiuntura economica ne subirebbe un danno il Paese intero. Non credi?»

Certo Giampaolo, e aggiungo: se i ragazzi e le loro famiglie puntano su prospettive di studio più lunghe, vuol dire che puntano più in alto, sperano in un futuro migliore. Non mi pare un paradosso, casomai una buona notizia. Non solo: questo passaggio mi ricorda la posizione del ministro Gelmini, che in gennaio diceva che l’Italia non ha bisogno di laureati in materie umanistiche (men che meno in comunicazione). E forse nemmeno di laureati, perché il governo mira a rinforzare il rapporto fra istituti tecnici superiori e lavoro.

La Gelmini? Proprio lei. Così infatti si chiude il documento Confartigianato:

«La riforma dell’apprendistato voluta dal ministro Sacconi – sottolinea il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli – potrà contribuire a ridurre la distanza tra i giovani e il mondo del lavoro. Da un lato, i ragazzi potranno trovare nuove strade per imparare una professione, dall’altro le imprese potranno formare la manodopera qualificata di cui hanno necessità».

Sacconi, non Gelmini. Sì, ma arriva anche lei, che ieri ha commentato il rapporto Confartigianato:

L’indagine presentata da Confartigianato sulla disoccupazione giovanile in Italia «sottolinea l’importanza di alcune misure già messe in atto da questo governo, come quelle sull’apprendistato. Il contratto di apprendistato permetterà infatti l’acquisizione di una qualifica professionale triennale per i giovani valorizzando l’apprendimento sui luoghi di lavoro. In questo modo abbiamo risposto all’emergenza disoccupazione realizzando un’integrazione sempre più stretta tra istruzione e mondo del lavoro». Lo ha detto il ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini, aggiungendo che «questa integrazione sarà realizzata, per la prima volta in Italia, dagli Istituti tecnici superiori che partiranno a settembre» (TMNews).

In conclusione, il rapporto Confartigianato non è informazione, ma comunicazione politica.

The Facebook effect: tutti i retroscena dell’azienda che ha cambiato la rete

Nell’ambito degli incontri formativi Academy, organizzati periodicamente da Altratv.tv per la rete delle micro web tv italiane, il 13 luglio è andata on line una riflessione-conversazione su Facebook fra David Kirkpatrick, Giampaolo Colletti e me.

David Kirkpatrick è un brillante giornalista statunitense, che è stato senior editor di Fortune, ha scritto di Apple, IBM, Intel, Microsoft e partecipa spesso a trasmissioni televisive, radiofoniche e sul web come esperto di nuove tecnologie e reti.

Nel 2010 ha pubblicato The Facebook Effect: the inside story of the company that is connecting the worldtradotto in italiano da Ilaria Katerinov e uscito in giugno da Hoepli, in cui racconta, con stile piacevole e fluido, i retroscena della storia di Facebook e di altri social network (QUI la recensione di Vincos).

La puntata dura mezz’ora e l’abbiamo registrata il 1 giugno scorso, in occasione del tour di Kirkpatrick per la presentazione della traduzione italiana del libro (per questo a un certo punto dico che gli utenti italiani di Fb sono 19 milioni, mentre ora sono già quasi 20 milioni). QUI anche un’intervista a Kirkpatrick su Repubblica.

Anche se molti lo confondono, il libro non è quello da cui è stato tratto il film The Social Network, ma è molto meglio perché racconta, come dice la fascetta della traduzione italiana, «Tutto quello che il film The Social Network non vi ha detto».

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Dalle radio libere alle micro web tv

Una micro web tv è una tv fatta in casa: bastano un computer, una telecamera e una connessione a banda larga. E difatti, in un paio d’anni il numero delle micro web tv italiane è passato da 42 nel 2008 a 88 nel 2009, fino a 240 all’inizio del 2010.

C’è un filo rosso che unisce le radio libere degli anni Settanta alle micro web tv, passando per le telestreet dei primi anni 2000? Possiamo considerarli esperimenti diversi, ma tutti legati più o meno dalla stessa idea di cittadinanza partecipativa?

A questa domanda cercheremo di rispondere oggi alle 18.30 presso la libreria Coop Ambasciatori (via Orefici 19, Bologna) per la presentazione del libro TV fai-da-web di Giampaolo Colletti, appena uscito per le edizioni Sole24Ore.

Cover TV fai-da-web

Oltre a me interverranno Roberto Grandi (Università di Bologna), Bruno Pellegrini (The Blog TV), Ciro D’Aniello (Orfeo TV), Giacomo Andreucci (Università di Bologna).

Modererà l’incontro Carlo Valentini (TG3).

Prenderanno parte ai lavori anche alcune micro web tv locali – che testimonano come l’Emilia-Romagna sia ricca da sempre di esperienze di partecipazione in rete – e i ragazzi di Studenti&Reporter.