Archivi tag: Giovanni Floris

Negazione dell’evidenza: M5S e Pd cominciano a somigliarsi?

L’altro giorno notavo che, in tema di negazione dell’evidenza, anche il Movimento 5 Stelle, dopo le amministrative, pare identico ai vecchi partiti che tanto combatte. Speravo per loro che Beppe Grillo, fin qui dimostratosi abilissimo in comunicazione, intervenisse a correggere il tiro con una bella e trasparente riflessione sugli errori commessi e una bella e trasparente indicazione pratica su come cominciare a rimediarvi. Invece niente, prima Grillo ha dato la colpa agli italiani che non l’hanno votato: quelli che non vogliono il cambiamento, quelli «interessati giustamente allo status quo», quelli che votano prima «per sé stessi e poi per il Paese». Poi se ne è uscito con Continua a leggere

Perché il duetto Boldrini-Grasso a Ballarò non ha funzionato

Boldrini e Grasso a Ballarò

Premetto che quanto sto per dire non implica nessuna valutazione, né politica né personale, su Laura Boldrini e Piero Grasso. E non è nemmeno in questione il come e perché sono stati eletti, ora, presidenti della Camera e del Senato. Mi limito a elencare solo alcuni motivi di base per cui la comparsata di ieri a Ballarò è stata a tal punto poco convincente che potrei definirla addirittura un danno d’immagine per loro e per le cariche che ricoprono: Continua a leggere

I doppi sensi sulle donne, da Berlusconi a Marcorè

Siamo alle solite, con le bassezze rivolte alle donne: da un lato Berlusconi che, a Mirano, insiste con compiacimento nel mettere in imbarazzo una dipendente dell’azienda XY («Lei viene? Ma quante volte viene?»); dall’altro Marcorè che, a Ballarò in sostituzione di Crozza, imita Gasparri che si rivolge a Mara Carfagna con: «Fortuna che c’è aaa nostra Carfagna elettorale che… qualcosa tira sempre su».

Mara Carfagna a Ballarò

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La telefonata mancata di Berlusconi a Ballarò

Mi chiedono in molti cosa penso della telefonata che ieri Berlusconi avrebbe fatto a Ballarò, ma poi… «è caduta la linea».

Floris annuncia con mezzo sorriso che dietro le quinte gli dicono che sta arrivando una telefonata del presidente. Tutti ridono, ovviamente, sia per come è andata la discussione fino a quel momento – si è parlato fra l’altro di scandali sessuali – sia perché la telefonata di Berlusconi a Ballarò è ormai un rituale consolidato. Vedi: Berlusconi a Ballarò: un rituale di conferma del capo.

Facendo battutine e promettendo «alcune domande», Floris fa crescere la tensione dell’attesa, finché… silenzio. La telefonata non c’è.

Cosa penso? Penso che se fossi stata nella redazione di Ballarò, l’avrei simulata io la telefonata di Berlusconi. Esattamente per ottenere l’effetto che ha ottenuto: ilarità, suspense, ilarità. Audience. E poi, il giorno dopo, la solita attenzione dei media.

Non sono così astuti? Allora è un colpo di fortuna: linee telefoniche connesse per caso o per volontà di qualcuno.

Insomma, escludo che Berlusconi abbia davvero chiamato e si sia pentito. Magari perché «spaventato» dalle domande di Floris. Figuriamoci.

A meno che… non si sia bevuto il cervello.

Come? Dici che? 😀

 

 

Gli insoddisfatti di destra e sinistra

Martedì scorso a Ballarò Nando Pagnoncelli di Ipsos Italia ha mostrato i risultati di un’indagine su cui – volutamente o casualmente, non so – Giovanni Floris ha sorvolato, nonostante lo stesso Pagnoncelli avesse insistito per commentare i dati.

Alla domanda «Ripensando oggi alla scelta di voto fatta nel 2008, lei si direbbe soddisfatto o deluso?», il 60% degli elettori di Pdl e Lega ha risposto «soddisfatto» e solo il 35% si è detto «deluso»; invece, solo il 42% degli elettori di Pd, Idv e sinistre varie ha dichiarato di sentirsi «soddisfatto», mentre ben il 48% si è detto «deluso».

(Pagnoncelli ha pure ricordato che nel 2008 il 23,2% di elettori non espressero un voto, astenendosi o votando scheda bianca o nulla.) Clic per ingrandire:

Gli insoddisfatti di destra e sinistra

Ebbene, nonostante gli scandali sessuali e le promesse di Berlusconi non mantenute – dal «meno tasse per tutti» alla mancata ricostruzione in Abruzzo – gli elettori di centrodestra riescono a sentirsi più appagati e in pace con le loro scelte di quelli di centrosinistra.

Ora, poiché i fatti negativi negli ultimi due anni ci sono stati sia a destra – crisi economica da gestire, promesse non mantenute – sia a sinistra – incapacità di fare opposizione – mi pare chiaro che la «delusione» degli elettori di sinistra sia soprattutto dovuta al disastro comunicativo del Pd. O, se preferisci, alla maggiore capacità del Pdl e della Lega – nonostante i fatti avversi – di rimanere in contatto con il loro elettorato, coltivarlo, dargli giorno per giorno quello di cui ha bisogno.

Certo, alla sinistra piace pensare che i suoi elettori siano cronicamente più difficili da appagare, perché più critici, più colti e magari… “migliori” degli altri. Ma questa spiegazione consolatoria lascia ormai il tempo che trova.

PS: il sondaggio – come tutti quelli che Ipsos Italia fa per Ballarò – è stato condotto con metodologia CATI su un campione nazionale casuale secondo genere, età, livello di scolarità, area geografica di residenza e dimensione del comune di residenza, per un numero complessivo di 1000 interviste telefoniche su popolazione italiana maggiorenne.

La telefonata di Berlusconi a Lerner in 10 punti

Il 24 novembre scorso, dopo l’ultima telefonata di Berlusconi a Ballarò, avevo evidenziato gli elementi che ormai hanno codificato, in quella trasmissione, la telefonata di Berlusconi come un rituale di conferma del capo: il volto di Floris che all’inizio si illumina, le riprese in campo lungo dall’alto (come dire: Berlusconi sopra, gli altri sotto), i primi piani sui gesti impacciati e nervosi degli ospiti che Berlusconi accusa di mentire (il tema è sempre quello) e sulle facce gongolanti di quelli consenzienti.

Puntualmente, poi, Floris cerca di interromperlo e non ci riesce, di fargli domande e non ci riesce, gli dice di stringere e l’altro continua; infine Berlusconi riattacca e l’impaccio di Floris, anche dopo, resta evidente per molti secondi.

Ben diversa è la telefonata di Berlusconi a L’infedele il 24 gennaio:

  1. Il conduttore è sempre ripreso dal basso, il che lo mette in posizione dominante, e sta ben dritto con le braccia dietro la schiena (un po’ troppo impettito per non apparire teso: era meglio più rilassato, magari con le braccia conserte).
  2. Non c’è alcuna gigantografia di Berlusconi in studio, ma una sua piccola foto, sorridente, accompagna la scritta «in collegamento telefonico l’on. Silvio Berlusconi» (onorevole, non presidente).
  3. Quando Berlusconi accusa la conduzione di essere «spregevole», «turpe», «ripugnante», il mezzo piano su Gad Lerner silenzioso ne mostra il volto accigliato e contratto, come di uno che sta dignitosamente accusando i colpi; e tuttavia guarda dritto in camera, come se stesse fronteggiando alla pari l’avversario: bene, è ciò che ieri a Ballarò quel genio semiologico di Maurizio Crozza ha definito un «incrocio fra Clint Eastwood e un mastino napoletano». 🙂
  4. Purtroppo, quando Lerner risponde «Lei ha già insultato abbastanza», distoglie lo sguardo e lo rivolge ai suoi in studio: sarebbe stato meglio avesse risposto continuando a guardare in camera.
  5. Il regista e l’operatore colgono la difficoltà di Lerner e passano al campo lungo, sempre dal basso, mentre Lerner dice «Perché non va dai giudici, invece di insultare»: bene, gli dà il tempo di riprendersi.
  6. Infatti Lerner si riprende, rilassa le braccia, le porta davanti, si prepara a reagire. E reagisce, guardando sempre in camera: «Essendo lei anche il mio presidente del consiglio, la prego di moderare i termini». Ottima frase, ma sarebbe stato meglio che lo sguardo in camera e la posizione della testa non fossero lievemente dal basso verso l’alto, ma allo stesso livello della camera, per parità con l’avversario.
  7. Mentre Berlusconi tesse le lodi di Nicole Minetti, Lerner è di nuovo impacciato (tenta una frase ma la interrompe) e la camera torna in campo lungo (bravo, il regista!); poi riprova col mezzo piano ma l’impaccio di Lerner continua, e allora torna in studio (ri-bravo!), dove Lerner si muove un po’ nervosamente urlando sopra Berlusconi, riferito alla Minetti «E questo le consente di saltare la gavetta della politica?»; nel frattempo un cenno di fischio e un applauso accompagnano le parole di Berlusconi: è gazzarra, nessuno segue più le parole di nessuno.
  8. Quando Berlusconi dice «le cosiddette signore presenti», Lerner risponde alzando un braccio e protendendosi in avanti «Le signore non sono cosiddette…», la camera allora torna al mezzo piano (bravo!) e infatti Lerner è in pieno attacco, col braccio teso e il dito puntato: «… e lei è un cafone se le chiama così!».
  9. Per alcuni secondi Lerner guarda dritto in camera, sempre con l’espressione a metà fra Clint Eastwood e il mastino napoletano: bene; infine dà le spalle alla camera, ma solo per rivolgersi a Iva Zanicchi mentre Berlusconi la invita ad andarsene, cosa che lei non farà.
  10. Il tutto si chiude fra urla e fischi, che però Lerner quieta subito.

In conclusione, mentre le telefonate a Ballarò finiscono puntualmente con 2 a 0 per Berlusconi, la telefonata a Gad Lerner è un dignitoso 1 a 1.