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Google News è di parte?

Ho ricevuto ieri da Andrea un commento che instilla un dubbio inquietante. Ho provato a fare qualche ricerca su Google News, ma non mi è sembrato di notare la tendenziosità cui Andrea alludeva. Ammetto di avere pochissimo tempo. Ho già ammesso un paio di giorni fa i miei trascorsi di ingenuità su Google e non voglio ricaderci. Dunque ti chiedo di darmi una mano.

Ecco cosa dice Andrea:

“Consiglio di vedere la versione italiana della sezione News di Google: potrebbe dare spunti interessanti per un articolo. Faccio un esempio: se un ex Presidente del Consiglio (facilmente capirete di chi parlo) è assolto in un processo per falso in bilancio perché il governo da lui presieduto ha depenalizzato il reato, la news che ha maggior risalto è quella de Il Giornale, che titola (banalizzo, ma credo che la notizia si possa facilmente ritrovare) “Giustizia è fatta”. Oppure, c’è una crisi tra Colombia da una parte e Venezuela ed Ecuador dall’altra (è cosa di questi giorni), provocata da un’incursione militare dell’esercito colombiano in territorio ecuadoriano: la news che ha più rilevanza su Google (ho appena controllato su Google News Italia) è quella de Il Sole 24 Ore che, chissà perché, titola “Il presidente colombiano: Chavez complice di genocidio”. Uno studio attento forse potrebbe rintracciare sotto questi fenomeni una costante.”

Vuoi fare tu lo studio che Andrea suggerisce?

O solo qualche prova per dirmi che ne pensi?

Un vaccino contro Google

Un libro che dovresti non dico leggere, ma studiare nei minimi dettagli è Luci e ombre di Google del gruppo di ricerca Ippolita (in inglese era più bello, The Dark Side of Google, ma tant’è). È stato pubblicato nel 2007 da Feltrinelli, ma è scaricabile gratuitamente anche dal sito di Ippolita, in una versione quasi identica a quella feltrinelliana.

Ti consiglio di leggerlo immediatamente. Da quando l’ho fatto, la mia vita sul Web è cambiata. Non mi fido più ciecamente di Google come facevo prima. (Tu ti fidi?) Ad esempio, se non trovo qualcosa con Google, non concludo subito che non esiste, ma cerco meglio, cerco altrove. (Tu come fai?) E ho preso l’abitudine di usare anche un paio di meta-motori, come Ixquick e Widowsearch, che sommano e ottimizzano le ricerche di diversi motori. (Li conoscevi?)

Un assaggio del libro di Ippolita ti dà un’idea dell’importanza del loro lavoro:

“Vi sono alcuni segreti attorno al colosso di Mountain View, molti dei quali, come vedrete, sono segreti di Pulcinella. L’alone di leggenda che circonda la tecnologia googoliana è dettato in gran parte dall’assenza di un’istruzione di base, di rudimenti pratici per affrontare culturalmente l’onda lunga della rivoluzione tecnologica. Per esempio, la straordinaria rapidità dei risultati di ricerca è frutto di un’accurata selezione niente affatto trasparente. Infatti, come potrebbero milioni di utenti sfogliare contemporaneamente in ogni istante l’intera base dati di Google se non ci fossero opportuni filtri per restringere l’ambito della ricerca, ad esempio limitandolo ai dati nella loro lingua d’origine? E se esistono filtri creati per garantire una migliore navigazione linguistica, non è lecito supporre che ne esistano molti altri, studiati per indirizzare anche le scelte dei navigatori? Il prodigio di Google è in realtà una tecnologia opaca e secretata dal copyright e accordi di non divulgazione dei suoi ritrovati. La ricerca non è trasparente né democratica come viene spacciato: non potrebbe esserlo sia per motivi tecnici, sia per motivi economici.

Il campo bianco di Google in cui si inseriscono le parole chiave per le ricerche è una porta stretta, un filtro niente affatto trasparente, che controlla e indirizza l’accesso alle informazioni. In quanto mediatore informazionale, un semplice motore di ricerca si fa strumento per la gestione del sapere e si trova quindi in grado di esercitare un potere enorme, diventando un’autorità assoluta in un mondo chiuso. Il modello culturale di Google è dunque espressione diretta di un dominio tecnocratico.

Con questo volume Ippolita intende sottolineare il problema, o meglio l’urgenza sociale di alfabetizzazione e orientamento critico del grande pubblico attorno al tema della gestione delle conoscenze (knowledge management). Internet offre agli utenti straordinarie opportunità di autoformazione, tanto da surclassare persino la formazione universitaria, in particolare in ambiti come la comunicazione e l’ingegneria informatica. Il movimento del Software Libero, come Ippolita ha mostrato nei suoi precedenti lavori, è l’esempio più lampante della necessità di autoformazione continua e della possibilità di autogestione degli strumenti digitali.

Ma esiste un rovescio di questa medaglia, doppiamente negativo: da una parte, lo svilimento della formazione umanistica, che ha nella Rete pochi e male organizzati ambiti di riferimento; dall’altra, il sostanziale collasso cognitivo dell’utente medio. Disorientati dalla ridondanza dei dati disponibili sulla Rete, ci si affida ai punti di riferimento di maggiore visibilità – di cui Google è solo l’esempio più eclatante – senza domandarsi cosa avvenga dietro le quinte; si inseriscono i propri dati con leggerezza, conquistati dal mero utilizzo di servizi decisamente efficaci e, com’è ancora uso in buona parte della Rete, assolutamente gratuiti” (Ippolita, Luci e ombre di Google, p. 5 del documento on line, grassetti miei).