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Un premio alla migliore idea per una campagna di guerrilla marketing

Guerrilla Marketing

Un gruppo di giovani imprenditori vuole avviare una campagna di guerrilla marketing per promuovere il lancio di una start-up a Bologna. Hanno bisogno del progetto dettagliato della campagna, vincolato al budget che hanno a disposizione, e pensato per il territorio bolognese. Perciò mi hanno proposto di aprire un bando destinato a studenti/studentesse in Scienze della comunicazione e affini (o neolaureati entro un anno). Oltre a un corrispettivo economico per l’idea, Continua a leggere

E mentre i nostri politici parlano di zombie…

… il video virale più cliccato nel mese di agosto (quasi 10 milioni di visite), secondo Mashable.com, è il promo della serie televisiva americana The Walking Dead su AMC, che in un minuto e mezzo ci mostra i risultati di un’azione di guerrilla marketing a New York.

The Walking Dead

C’è un nesso fra le due cose? Sì: gli zombie sono popolari, virali, attirano, fanno parlare. E attirano proprio perché orribili e ripugnanti, perché fanno appello alla più universale e insopprimibile delle paure: quella della morte. Vedi uno zombie per strada, ti fa schifo per un secondo, magari ti spaventi pure, ma capisci subito che è finto e allora ridi: sarà scappato da un film, come tanti ne hai visti (e infatti AMC ti invita a ricacciarli nella serie televisiva).

Perciò chi parla di zombie in politica (Grillo, Di Pietro, Renzi e compagnia replicante) cavalca un luogo comune della fiction occidentale, che come tale è di impatto mediatico sicuro. Un giochetto da ragazzi.

Il lusso è un diritto… vostro. I nostri diritti sono un lusso

La pubblicità della nuova Lancia Ypsilon 5 porte «Il lusso è un diritto» continua indisturbata da giugno.

Avevo già scritto allora che è quanto meno fuori luogo una campagna che grida «Il lusso è un diritto» mentre la crisi economica infuria nei paesi in cui si vende la Ypsilon («Luxury is a right» è la versione inglese). Vedi: «Il lusso è un diritto». Nuovo concetto di lusso o insulto sociale?

Mi pare una pubblicità insultante per chi non ha un lavoro o l’ha perso. Per chi non arriva a fine mese. E trovo pure che prenda in giro le poveracce (il target della Ypsilon è soprattutto femminile) che, non potendo accedere al lusso vero, s’illudono di trovarlo in un’utilitaria con l’aria chic.

Eppure – avevo notato a fine giugno – nessuno si ribella contro questi cartelloni, nessuna li strappa indignata né gli lancia pomodori contro, nessuno li prende a simbolo di una società da combattere. Al contrario, molti in rete e alcuni pure su questo blog hanno commentato cose del tipo: «Cosa c’è da scandalizzarsi? Vincent Cassel è un figo e la campagna mi fa riflettere (sic!) sul concetto di lusso. Ha ragione lui: il lusso sta nelle piccole cose».

Evidentemente, avevo concluso, in Italia non siamo ancora abbastanza poveri. Né abbastanza arrabbiati.

Qualche giorno fa, il laboratorio Palayana.org, che raccoglie studenti dell’Università Federico II di Napoli mi segnala che loro, da quelle parti, se la sono presi con i cartelloni «Il lusso è un diritto», spruzzandogli sopra in rosso la scritta: «…vostro. I nostri diritti sono un lusso».

Non basta, ragazzi. Bisognerebbe farne mille, di queste cose, identiche e coordinate in tutte le città. Ma bisognerebbe soprattutto che fossero più creative, che colpissero la fantasia di chi passa, in modo da non essere liquidate come azioni di vandalismo fine a se stesso.

Qualcosa di simile a ciò che il Be Yourself Movement aveva cominciato a metà 2010, per poi finire in pochi mesi a fare marketing a pagamento per un brand. E per quattro soldi. Vedi: Guerrilla marketing e contropubblicità: matrimonio impossibile?

Possibile che in Italia non si riesca a trovare una soluzione creativa che non sia o protesta isolata (e perciò inutile) o tentativo di farsi notare per finire al più presto sfruttati da qualche marchio di moda?

(Clic per ingrandire.)

I nostri diritti sono un lusso

Guerrilla marketing e contropubblicità: matrimonio impossibile?

Guerrilla marketing, guerrilla advertising, ambient advertising, flash mob, marketing virale: sono solo alcune delle etichette che oggi gravitano attorno al cosiddetto «marketing non convenzionale».

Gli studenti più giovani sono di solito affascinati da questo tipo di comunicazione, perché profuma di ribellione e creatività. Di nuove frontiere. Tendono però a confondere le varie etichette fra loro o, peggio, le sovrappongono alle azioni di contropubblicità e controcultura che contestano il consumismo, la pubblicità e i media tradizionali.

In realtà, come ho notato più volte su questo blog, negli ultimi anni il guerrilla marketing è sempre meno ribelle e sempre più scontato, convenzionale (vedi Urban spam e Di cosa parliamo quando parliamo di flash mob?).

Su questo tema ha fatto una bella tesi di laurea triennale Francesca Malaspina, che innanzi tutto ha messo ordine fra i vari concetti, quindi ha individuato alcuni aspetti critici, esaminando un recente caso italiano di movimento contropubblicitario, il Be Yourself Movement, che all’inizio era interessante, ma è finito in pochi mesi a fare guerrilla marketing per Emily the Strange, il che è incoerente rispetto al manifesto iniziale.

Be Yourself Movement

Per saperne di più, ecco la tesi di Francesca: «Guerrilla: al confine tra marketing e sociale».

 

Il ritorno di T-Mobile

Dopo la T-Mobile Dance del 15 gennaio 2009 alla Liverpool Street Station di Londra, dopo il gigantesco karaoke organizzato il 30 aprile 2009, sempre a Londra in Trafalgar Square (vedi Karaoke e balli per tutti), il 27 ottobre T-Mobile UK – localizzazione inglese di una delle più grandi multinazionali di telefonia mobile – ha organizzato un’altra azione di guerrilla marketing: il «T-Mobile Welcome Back».

Un gruppo di cantanti professionisti hanno dato il benvenuto ai passeggeri in arrivo al terminal 5 dell’aeroporto di Heathrow coinvolgendoli in una sorta di musical a cappella davvero ben confezionato.

L’azione è stata poi accompagnata dall’apertura di un profilo Facebook, dove si trovano curiosità, fotografie, informazioni sul backstage, ma soprattutto si possono seguire e conoscere meglio i cantanti – bravissimi – che hanno realizzato la performance.

Con quest’operazione T-Mobile UK conferma il suo primato – per professionalità, risorse, originalità – nel guerrilla marketing attuale. Ma conferma, soprattutto, come il guerrilla non abbia ormai più nulla a che vedere con i bassi costi e la spontaneità delle sue origini, che ancora molti libri e uomini di marketing millantano.

Spero solo che d’ora in poi gli imitatori non ci tormentino con i musical improvvisati, come ancora stanno facendo con i balletti che, sulla scia della T-Mobile Dance, spuntano in ogni dove (vedi Di cosa parliamo quando parliamo di flash mob?).

The T-Mobile Welcome Back:

Di cosa parliamo quando parliamo di flash mob?

E di marketing virale? E di guerrilla marketing o marketing non convenzionale? Pesco da alcune definizioni di Wikipedia i passaggi che considero più corretti e rilevanti:

Flash mob: «Con il termine flash mob (dall’inglese flash – breve esperienza e mob – moltitudine) si indica un gruppo di persone che si riunisce all’improvviso in uno spazio pubblico, mette in pratica un’azione insolita generalmente per un breve periodo di tempo per poi successivamente disperdersi. Il raduno viene generalmente organizzato attraverso comunicazioni via internet o tramite telefoni cellulari. In molti casi, le regole dell’azione vengono illustrate ai partecipanti pochi minuti prima che l’azione abbia luogo

Marketing virale: «Il principio del viral marketing si basa sull’originalità di un’idea: qualcosa che, a causa della sua natura o del suo contenuto, riesce a espandersi molto velocemente in una data popolazione.»

L’originalità è qualcosa su cui insiste qualunque libro, conferenza o lezione sul guerrilla marketing, che non a caso è detto anche non convenzionale.

Sta di fatto che, dalla T-Mobile Dance del gennaio 2009 a Londra in poi (carina! ma basta una), non facciamo che assistere a balletti degni della peggiore animazione da villaggio turistico (o del saggio di fine anno delle scuole di danza), che puntualmente vengono salutati come l’ultimo flash mob o l’ultima novità di marketing virale.

Ma dove stanno l’organizzazione estemporanea, basata sull’uso di internet?

Dove il coinvolgimento e la sorpresa del pubblico?

Ma soprattutto: dove sono l’originalità e la fantasia? Sarebbero queste le meravigliose frontiere del marketing non convenzionale? Quanto dobbiamo aspettare, ancora, prima che si passi ad altro? Io non ne posso più.

Roma, piazza di Spagna, 3 ottobre 2009

Roma, galleria Alberto Sordi, 21 dicembre 2009

Bologna, via Indipendenza, 29 gennaio 2010

Roma, stazione Termini, 6 febbraio 2010

Milano, piazza Duomo e strade limitrofe, 27 febbraio 2010

Roma, piazza di Spagna, 2 marzo 2010

 

 

 

Stranamore virale

Di primo acchito «Il bacio di Cleopatra» poteva sembrare la trovata di una ragazza di belle speranze che – più che ingelosire l’amato Cesare come dichiarava – voleva in realtà farsi notare per finire in qualche trasmissione di Maria De Filippi.

Ecco come l’iniziativa è stata presentata su Youtube:

Ed ecco il profilo Facebook creato per proseguire l’asta, una volta cancellata da Ebay.

A bacio avvenuto – in Galleria Vittorio Emanuele a Milano sabato 12 dicembre alle 17.00, sotto un ramo di vischio e di fronte a una piccola folla di curiosi e giornalisti – è stato finalmente chiaro a tutti ciò che fino a quel momento era chiaro solo ai professionisti: era un’azione di guerrilla marketing firmata dal neonato network di comunicazione non convenzionale Magilla Guerrilla per conto del CESVI, una ONG di Bergamo che donerà i 1000 euro che Cesare ha pagato per baciare Cleopatra ai bambini del Nord Uganda.

Il bacio in Galleria Vittorio Emanuele è servito a promuovere sia l’evento One Kiss One Euro (per ogni bacio che le coppie si daranno sotto il vischio, sarà dato un euro in beneficenza), sia il progetto Scommettichecisposiamo.it:

«Un progetto Cesvi creato per mettersi in gioco a sostegno di progetti umanitari in modo divertente e lontano dalla classica beneficenza seriosa. L’obiettivo è coinvolgere i visitatori stimolandoli a caricare video e foto di quello che sono disposti a fare per conquistare l’anima gemella come ha fatto Cleopatra per il suo Cesare».

Morale della favola: il marketing non convenzionale, facendo leva sullo stesso esibizionismo che porta le persone a cercare i loro 15 minuti di gloria in tv, cerca di convogliarlo sul web a fini umanitari.

Nella speranza, magari, che gli ancora piccoli numeri di internet fungano da traino per accedere ai grandi numeri della tv.

Infine, poiché il mondo è piccolo, uno dei fondatori di Magilla Guerrilla è Frankie, che conosco da anni perché ha studiato Scienze della Comunicazione, e che ora insegna al mio Master.

🙂

Grazie a Frankie e grazie a Sara, per avermi segnalato l’evento.

A conclusione di tutto, ecco il video del disvelamento: